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Avvocato: a chi fatturare se c’è condanna alle spese di lite?

15 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Ottobre 2018



Cos’è la condanna al rimborso delle spese di giudizio? Cosa sono le spese di lite? Cos’è l’antistatarietà? A chi fattura l’avvocato antistatario?

La giustizia italiana, si sa, è lenta e costosa: se vuoi far valere i tuoi diritti in tribunale, sappi che dovrai anticipare le spese di giustizia (versate sotto forma di contributo unificato), oltre a sostenere tutti i costi delle notifiche e, ovviamente, l’onorario del tuo difensore. Probabilmente starai pensando che tutto ciò rappresenti un’ingiustizia: perché dovresti pagare se hai ragione da vendere? Se, ad esempio, hai prestato del denaro a un tuo amico e questo non te l’ha restituito, dovrai necessariamente adire le vie legali per ottenere ciò che ti spetta. Il punto è che, per fare ciò, dovrai sostenere le spese di cui sopra. Ma come? Non solo il tuo sedicente amico ha approfittato di te, ma poi devi pure pagare per riavere quello che è tuo? Purtroppo è così. Però non disperare: la legge ti consente di recuperare ciò che hai dovuto anticipare per bussare alle porte della giustizia. Se la causa che hai intentato va a buon fine, è molto probabile che il giudice, decidendo a tuo favore, disponga anche che tutte le spese da te sostenute fino a quel momento vengano addossate dalla controparte, compreso l’onorario del tuo difensore: è il cosiddetto principio della soccombenza, secondo cui chi perde, paga. Il punto è che il tuo avvocato potrebbe comunque chiedere a te il pagamento della sua parcella, visto che sei stato tu a dargli l’incarico e a nominarlo come difensore di fiducia. Ciò che tu potrai fare è, una volta pagato, rivalerti sulla tua controparte processuale. Ti starai chiedendo: se pago il mio avvocato, ho diritto alla fattura? E se lo paga la parte soccombente? Con questo articolo cercheremo di fare chiarezza su questo aspetto e di rispondere a questa domanda: l’avvocato a chi fattura se c’è condanna alle spese di lite?

Spese di lite: cosa sono?

È sempre opportuno fare chiarezza terminologica quando si parla di diritto: per comprendere a chi fattura l’avvocato se c’è condanna alle spese di lite mi sembra logico spiegarti dapprima cosa siano le spese di lite. In realtà, te l’ho già spiegato nell’introduzione: per spese di lite (o spese di giudizio) si intendono i costi che devi sostenere per intraprendere un’azione giudiziaria. Essi consistono sostanzialmente nel pagamento del contributo unificato (il cui importo varia a seconda del valore della controversia), della marca da bollo e di ogni altra spesa collaterale, tipo quelle delle notifiche.

Condanna spese di lite: cos’è la soccombenza?

Come anticipato nell’introduzione, le spese di lite sono anticipate da chi per primo fa ricorso al tribunale; poiché, però, colui che intraprende le vie legali, normalmente, vuole far valere un suo diritto leso, sarebbe ingiusto che tali costi non gli venissero rimborsati se il giudice decidesse a suo favore. Proprio questo dice la legge: il giudice, con la sentenza con cui decide, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa [1].

Si tratta del principio della soccombenza, in ragione del quale colui che ha dato motivo di adire la giustizia deve pagare ogni spesa, anche quelle sostenute dalla controparte che, in pratica, si è vista costretta a ricorrere in tribunale per via della condotta del soccombente. Quindi, se hai un credito e vuoi recuperare quanto ti spetta, sappi che il sacrificio economico iniziale che ti è stato richiesto verrà recuperato nel caso in cui risulterai vittorioso.

Ogni regola, però, ha le sue eccezioni: non ogni vittoria processuale ti consentirà di recuperare le spese di giudizio e quelle del tuo avvocato (gli onorari, per intenderci). Se quello che ho detto ti interessa, vai avanti nella lettura.

Rimborso spese di lite: quando è escluso?

La legge prevede dei casi in cui il rimborso delle spese di lite è escluso, in tutto o in parte, nonostante il giudice ti abbia dato ragione. Una prima ipotesi si ha nel caso in cui tu abbia rifiutato l’offerta economica che la controparte ti ha fatto per chiudere il giudizio. Mettiamo che tu sia stato tamponato mentre eri incolonnato nel traffico; poiché non raggiungete un accordo, ti vedi costretto ad andare in tribunale. Nelle more del processo, la controparte capisce che, andando avanti, perderà il giudizio e ti propone, anche a mezzo del suo avvocato, un accordo economico. Tu lo rifiuti perché lo ritieni insoddisfacente. Ebbene, se la causa dovesse concludersi con un risarcimento a tuo favore non superiore a quello che ti era stato proposto, allora il giudice può condannarti al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, se ritiene che il tuo rifiuto sia stato ingiustificato.

Detto in due parole: se rifiuti l’offerta di mille euro che Tizio ti ha fatto e poi il giudice ti liquida proprio quella somma (o addirittura una minore), allora il magistrato potrà tenere conto del fatto che tu non abbia voluto chiudere prima il contenzioso e, nonostante la vittoria, ti addebiterà una parte delle spese processuali, calcolate in proporzione alla durata del processo successivamente al tuo rifiuto. Si applica una sorta di soccombenza parziale, insomma.

Spese di giudizio superflue e violazione dovere lealtà

Ancora, la legge dice che il giudice può escludere il rimborso delle spese di lite sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di lealtà nel processo, essa ha causato all’altra parte [2]. In pratica, il rimborso delle spese di lite è escluso, nonostante l’esito positivo del giudizio, ogni volta che:

  • esse siano palesemente eccessive: si pensi a chi abbia pagato un contributo unificato maggiore di quello dovuto, oppure a chi abbia notificato gli atti giudiziari a persone estranee alla vicenda processuale, ovvero abbia nominato consulenti tecnici di parte inutili alla causa;
  • la parte sia stata scorretta nei confronti dell’altra: si pensi a chi verbalizzi in maniera appositamente incomprensibile, in modo da giocare sull’ambivalenza dei termini, oppure a chi mostri una condotta ostativa al compimento delle operazioni peritali o alla normale celebrazione dell’udienza.

Soccombenza reciproca: cos’è?

Il rimborso delle spese di lite è escluso anche in un’altra ipotesi: se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero. In buona sostanza, spesso accade che la soccombenza non sia solo di una parte, ma di entrambe: pensa al caso in cui Tizio agisca per ottenere diecimila euro, ma in realtà il giudice gliene riconosce solamente tremila. In ipotesi come queste, cioè quando l’accoglimento della domanda è solamente parziale, si parla di soccombenza reciproca e il giudice può compensare le spese, cioè può stabilire che ognuno si paghi le sue. Lo stesso accade nel caso in cui il giudice, pur dando ragione solamente ad una parte, ritiene che le motivazioni della parte soccombente non fossero del tutto infondate ma, anzi, che poggiassero su un orientamento giurisprudenziale a cui, però, non si è deciso di dare retta.

L’avvocato a chi fattura le spese di lite?

Abbiamo detto che per spese di lite si intendono tutte quelle che sono legate all’attività processuale e per onorari, invece, le parcelle degli avvocati. In realtà, quando il giudice applica il principio della soccombenza e condanna una parte alle spese di lite, automaticamente addossa a quest’ultima anche il pagamento degli onorari di controparte. In senso ampio, quindi, il rimborso delle spese di lite include anche la parcella dell’avvocato di controparte.

Orbene, spostandoci dal punto di vista del professionista, cioè del legale a cui è stato riconosciuto il compenso dal giudice, frequentemente ci si pone una domanda: l’avvocato a chi fattura se c’è condanna alle spese di lite? Te lo dico subito: l’avvocato fattura sempre al suo cliente, anche quando riceve il pagamento dalla controparte. Per essere più precisi, però, bisogna distinguere a seconda che il difensore, negli atti di causa, si sia dichiarato antistatario o meno. Di cosa si tratta? Scopriamolo subito.

Fattura delle spese di lite: cos’è l’antistatarietà?

L’antistatarietà è quella dichiarazione resa dall’avvocato all’interno dei suoi scritti difensivi per mezzo della quale egli si dichiara anticipatario di tutte le spese di giudizio [3]; così facendo, egli chiede al giudice che le spese di lite e il suo onorario gli vengano liquidati direttamente, senza passare per il suo assistito. In pratica, il difensore antistatario dice al giudice che è lui il creditore delle spese processuali in un’eventuale condanna di controparte. Di conseguenza, tu non dovrai dare nulla al tuo avvocato, in quanto sarà lui a dover recuperare tutte le somme (onorario e spese di giustizia) presso la parte soccombente.

L’avvocato, però, dovrà comunque emettere fattura a tuo favore (cioè, al suo assistito), specificando, però, che il pagamento reale è stato effettuato dalla parte soccombente, alla quale rilascerà una ricevuta a dimostrazione delle spese sostenute. L’Iva dovrà comunque essere versata dal cliente in quanto soggetto passivo di imposta che ha diritto alla detrazione. Chi non ha, invece, diritto alla detrazione è la parte soccombente: ecco perché l’importo che ha pagato e per il quale ha avuto una ricevuta non contiene l’Iva. Se si tratta di un sostituto d’imposta, dovrà applicare le ritenute d’acconto. C’è, però, un caso in cui il soccombente dovrebbe pagare anche l’Iva sulle spese legali: quando il vincitore non avesse alcun titolo per portare l’imposta in deduzione.

Fattura spese di lite: avvocato non antistatario

Nel caso in cui, al contrario, l’avvocato non dovesse dichiararsi antistatario, allora sarà il cliente a dovergli pagare l’onorario, anche nel caso in cui la controparte sia dichiarata soccombente e sia stata condannata alle spese di lite e al pagamento degli onorari. In pratica, avviene questo: la parte vincente nel processo pagherà il suo avvocato, il quale gli rilascerà regolare fattura; forte della sentenza esecutiva, potrà poi rivalersi sulla controparte per il recupero di tutte le spese, sia quelle processuali che quelle legate alla parcella del suo difensore, secondo le somme stabilite nella pronuncia stessa.

Fattura avvocato: a chi va fatta?

Tirando le fila di quanto detto, possiamo dire che l’avvocato deve fatturare al suo assistito, sia nel caso in cui è quest’ultimo a pagarlo (anche in caso di vittoria e di condanna della controparte alle spese di lite), sia quando a pagarlo è il soggetto soccombente, nel caso di antistatarietà.

Infine, va spiegata un’ultima ipotesi: quella in cui l’onorario pattuito con il proprio cliente sia maggiore di quello liquidato in sentenza. In realtà, poiché non è un’ipotesi di antistatarietà, non accade nulla di strano: l’avvocato dovrà sempre fatturare al suo cliente, il quale poi si rivarrà sulla controparte entro i limiti stabiliti in sentenza. Facciamo un esempio: tu e il tuo avvocato vi mettete d’accordo per una parcella di tremila euro; al termine del processo, la controparte soccombente viene condannata al pagamento delle spese di lite e degli onorari, nella misura di duemila euro. Ebbene, tu dovrai comunque pagare i tremila euro pattuiti al tuo avvocato, in quanto tra te e lui intercorre un vero e proprio contratto (mandato); poi, potrai rivalerti sulla controparte nei limiti, però, dei duemila euro stabiliti in sentenza.

Il problema non si pone in caso di antistatarietà, in quanto in questo caso il difensore dichiara di avere anticipato tutto lui e di non aver ricevuto nulla dal proprio cliente: egli incasserà solamente nel momento in cui il giudice gli liquiderà le competenze in sentenza, rivalendosi sulla controparte e fatturando comunque al cliente, nei modi sopra indicati.

note

[1] Art. 91 cod. proc. civ.

[2] Art. 92 cod. proc. civ.

[3] Art. 93 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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