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Reddito di cittadinanza: gli stranieri ne hanno diritto?

22 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2018



Corte Costituzionale e Ue (e lo stesso M5S) bocciano l’idea di Di Maio di escludere gli immigrati regolari dal sostegno alla povertà: sarebbe illegale.

Il reddito di cittadinanza è uno dei cavalli di battaglia (forse il più noto) del Movimento 5 Stelle. E non solo da quando ha iniziato la sua avventura al Governo insieme alla Lega: già nel 2013 Il 29 ottobre, per la precisione), i grillini presentarono al Senato un disegno di legge che prevedeva questo provvedimento come «l’insieme delle misure volte al sostegno del reddito per tutti i soggetti residenti nel territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di rischio di povertà» [1]. Detto così, il beneficiario può risultare un po’ generico, quindi tanto vale precisare. Due articoli dopo, si legge che hanno diritto al reddito di cittadinanza «i soggetti in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea» ma anche «i soggetti provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale», quindi non necessariamente comunitari [2]. Se ne deduce che anche gli stranieri hanno diritto al reddito di cittadinanza, secondo il disegno di legge presentato dal M5S.

Ora, si sa che un gruppo politico può cambiare idea e modificare le proprie proposte per determinati motivi (e, in questo caso, vista la compagine di governo, il motivo più importante sarebbe facilmente intuibile). Qualunque esso sia, e come ormai è noto, il vicepremier e leader grillino Luigi Di Maio ha annunciato che il reddito di cittadinanza al vaglio dell’attuale Governo non spetterà agli stranieri ma solo ai cittadini italiani. Legittimo cambiare idea, dunque, ma sempre se la legge lo consente. E, purtroppo per Di Maio, la legge non consente un provvedimento impostato con queste caratteristiche. Lo ha detto più di una volta la Corte Costituzionale italiana, lo ha ribadito anche in più di un’occasione l’Unione europea. Il fatto è che qui non si parla di negare un reddito ad un clandestino ma ad uno straniero che vive stabilmente in Italia con regolare permesso di soggiorno, che magari ha anche lavorato e pagato le tasse per anni e che, per una serie di circostanze che non dipendono da lui è rimasto senza lavoro o versa in difficoltà economiche. Ecco perché togliere il reddito di cittadinanza agli stranieri è illegale.

Reddito di cittadinanza: il parere della Consulta

La Corte Costituzionale, come detto, si è pronunciata più volte sul diritto dei cittadini stranieri ad avere la stessa assistenza sociale degli italiani. Ce n’è una in particolare [3] frutto del ricorso presentato da una rumena in regola con il permesso di soggiorno a cui era stato negato l’assegno di invalidità civile. Secondo la Consulta, per quanto in certe occasioni chi non è nato nel nostro Paese non può avere accesso a certi servizi, si deve sempre rispettare i diritti primari della persona. Su questo, sostiene la Corte, qualsiasi discriminazione è intollerabile. Non si può – continuano i giudici costituzionali – negare «un rimedio destinato a consentire il concreto soddisfacimento dei bisogni primari che riguardano la sfera della tutela della persona umana che – ricorda ancora la Corte – è compito della Repubblica promuovere e salvaguardare in quanto garanzia della sopravvivenza stessa del soggetto».

In altre parole, la Consulta richiama al principio costituzionale di eguaglianza sancito anche dal Testo unico sull’immigrazione, che mette sullo stesso piano cittadini italiani e stranieri quando si tratta di rispettare e di garantire il godimento dei diritti fondamentali civili o sociali. Ecco perché si ritiene che l’opinione della Corte espressa nella sentenza sull’assegno di invalidità negato alla cittadina rumena possa essere valido anche per quanto riguarda il reddito di cittadinanza che ora il Governo vuole negare agli stranieri, considerato che si tratta di un sostegno contro la povertà assoluta di chi vive regolarmente nel territorio italiano.

Reddito di cittadinanza: il parere dell’Unione europea

Anche l’Unione europea ha stabilito delle norme ben precise in merito al sostegno economico di chi rischia la povertà. Una direttiva Ue del 2003 [4] sancisce il diritto degli stranieri «lunghi soggiornanti» (il 65% degli stranieri che abitano in Italia con permesso di soggiorno) ad avere parità di trattamento per quanto riguarda l’assistenza sociale rispetto ai cittadini nati nello Stato membro in cui abitano. Diritto che viene allargato a chi gode di protezione internazionale (ad esempio, chi ha chiesto ed ottenuto l’asilo politico) in un’altra direttiva comunitaria [5].

Non è finita: una terza normativa europea [6] contempla il diritto degli stranieri con permesso di soggiorno a termine (il restante 35%) ad avere assistenza sociale diversa dalla lotta alla povertà. Se ne deduce che questo 35% degli immigrati che vivono regolarmente in Italia non avrebbe diritto al reddito di cittadinanza, secondo l’Ue. Lo avrebbe, invece, secondo la Corte Costituzionale.

A proposito di Corte Costituzionale, dobbiamo aggiungere che si attende un suo pronunciamento dopo i ricorsi presentati contro la decisione del Governo Gentiloni di riconoscere il reddito di inclusione (provvedimento simile al reddito di cittadinanza) ai cittadini stranieri con permesso di soggiorno a termine soltanto se residenti nel nostro Paese da almeno due anni.

Reddito di cittadinanza: cosa può succedere?

Se il Governo non cambia le impostazioni annunciate da Di Maio sul reddito di cittadinanza agli stranieri si corrono almeno due rischi. Il primo, che il presidente della Repubblica non firmi la legge perché la ritiene incostituzionale, in quanto andrebbe contro il rispetto dei loro diritti inviolabili e contro il principio di uguaglianza espressi dalla Carta [7].

Il secondo rischio è che la Corte Costituzionale di veda sommersa di ulteriori ricorsi (già annunciati, peraltro, da diverse realtà associative).

A sostegno di questi ricorsi, oltre alla giurisprudenza della Consulta e alle normative europee, ci sono anche le altre forme assistenziali già riconosciute agli stranieri, come i bonus bebè, il bonus Renzi di 80 euro, la carta acquisti, l’assegno per famiglie numerose, ecc. Prestazioni inizialmente negate e poi ammesse per chi è lungo soggiornante o rifugiato in Italia ed attraverso le quali il legislatore ha ammesso che italiani e stranieri hanno lo stesso diritto all’assistenza sociale. Compreso il reddito di cittadinanza.

note

[1] Art. 2 ddl presentato al Senato il 29.10.2013.

[2] Art. 4 ddl presentato al Senato il 29.10.2013.

[3] Corte Cost. sent. n. 187/2010.

[4] Direttiva Ue n. 109/2003.

[5] Direttiva Ue n. 95/2011.

[6] Direttiva Ue n. 98/2011.

[7] Artt. 2 e 3 Cost. italiana.

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