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Guida in stato di ebbrezza: si al test del sangue anche contro il consenso del conducente

12 Febbraio 2013
Guida in stato di ebbrezza: si al test del sangue anche contro il consenso del conducente

Per rilevare l’eventuale stato di ebbrezza del conducente, la polizia può disporre gli accertamenti sul sangue del conducente prelevato in ospedale durante il ricovero, anche se il soggetto non abbia prestato il proprio consenso.

È successo a un giovane, trovato, dalla volante della polizia, in stato di incoscienza subito dopo l’incidente stradale. Così trasportato al pronto soccorso, gli sono state prestate le cure del caso. I sanitari dell’ospedale hanno peraltro proceduto, tra i vari accertamenti, a effettuare gli esami ematici. Dal prelievo è risultata la presenza di alcol nel sangue.

I risultati delle indagini mediche sono stati poi utilizzati dagli agenti per contestare al conducente l’infrazione di guida in stato di ebbrezza.

All’opposizione del giovane, secondo il quale il prelievo non poteva essere utilizzato, in quanto effettuato contro il suo consenso, ha risposto la Cassazione [1]. In particolare, la Corte ha ricordato che, per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l’accertamento del tasso alcoolemico può essere fatto, su richiesta degli organi della polizia stradale, da parte delle strutture sanitarie. Queste ultime rilasciano ai predetti organi della polizia la relativa certificazione.

Il codice della strada prevede [2] che, qualora dall’accertamento del sangue risulti un tasso alcoolemico superiore a 0,5 grammi per litro di sangue, il conducente è considerato in stato di ebbrezza.


Gli accertamenti del sangue, effettuati dai sanitari presso cui è ricoverato il soggetto incidentato, possono essere utilizzati – anche senza il consenso di quest’ultimo – dalla polizia, per verificare se il conducente si trovava o meno in stato di ebbrezza mentre era alla guida.

note

[1] Cass. sent. n. 6755 dell’11.02.13.

[2] Art. 186 codice della strada.


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