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Riders e consegna cibo a domicilio: è sicuro?

25 settembre 2018 | Autore:


> Food Pubblicato il 25 settembre 2018



Le norme sull’igiene degli alimenti si applicano ai riders che consegnano cibo a domicilio i quali sono anche obbligati a informare il cliente sugli allergeni

Il cibo che ci viene consegnato a domicilio è sicuro? Cosa sappiamo del cibo acquistato online o al telefono? La legge stabilisce che il trasporto di cibotramite bici o moto deve rispettare requisiti di igiene e sicurezza, i riders devono ricevere un’adeguata formazione e i cibi devono essere accompagnati dalle indicazioni sull’eventuale presenza di allergeni.

Quanto incide il trasporto sulla sicurezza del cibo?

I consumatori sono sempre più attenti all’origine, alla qualità e alla sicurezza di quello che mangiano e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di produttori e catene di rivenditori che tranquillizzano gli acquirenti sulla sicurezza dei propri prodotti attraverso l’etichetta, la pubblicità e anche nuovi strumenti tecnologici come app, social network e siti web.

Un passaggio della filiera alimentare che spesso il consumatore non considera con la dovuta attenzione è quello del trasporto del cibo. Un alimento prodotto e confezionato secondo i più elevati standard di sicurezza può diventare anche molto pericoloso per la salute di chi lo consuma se non viene correttamente trasportato.

Il rischio è molto più elevato per i prodotti freschi e per quelli crudi.

Possiamo fidarci della sicurezza del cibo consegnato a domicilio?

L’abitudine di acquistare il cibo online o al telefono e farselo consegnare a casa o sul posto di lavoro è sempre più diffusa. Le nostre città si sono popolate di centinaia di riders che percorrono a gran velocità le strade in sella a bici o moto per consegnare pizze, panini, insalate, cibi etnici e molto altro.

Il fenomeno dei riders è stato al centro delle cronache nazionali negli scorsi mesi per le polemiche sulle condizioni di lavoro. Pochi però si chiedono se questo lavoro spesso temporaneo, malpagato, con scadenze accelerate e affidato a giovani e giovanissimi possa avere conseguenze negative sulla qualità del servizio e quindi anche sul corretto trattamento del cibo, specialmente quelli più rischiosi come il sushi o altre crudità a base di carne, pesce, uova o latticini.

Quali sono gli obblighi di sicurezza e igiene dei trasportatori a domicilio?

Il principio fondamentale delle norme sulla sicurezza e l’igiene del cibo è quello secondo cui tutti gli operatori che intervengono nella filiera produttiva, dal campo o allevamento fino alla vendita al consumatore, devono garantire che i prodotti sottoposti al proprio controllo siano trattati in modo da evitare qualsiasi contaminazione o trasformazione che possa renderli pericolosi o inadatti al consumo umano [1].

Questo principio vale anche per chi trasporta gli alimenti, che deve dotarsi di un manuale di autocontrollo, chiamato comunemente manuale HACCP, nel quale si analizzano tutti i rischi per la sicurezza e l’igiene degli alimenti trasportati e si stabiliscono le misure utili ad evitare o diminuire questi rischi. Il trasportatore deve assicurarsi che i mezzi di trasporto siano puliti, che il cibo durante il trasporto non entri in contatti con fonti di pericolo come animali, batteri nocivi, sostanze pericolose e che la temperatura sia mantenuta costante nel caso di cibo surgelato o per il quale è necessario mantenere una temperatura bassa.

La temperatura fredda necessaria a mantenere sicuri cibi particolarmente delicati come ad esempio il sushi deve essere mantenuta anche durante il trasporto. È consentito non mantenere la stessa temperatura bassa solo per periodi limitati e, comunque solo nel caso in cui il venditore possa dimostrare di avere analizzato il rischio, in funzione del tempo necessario per il trasporto, e abbia concluso che non vi sono rischi di deterioramento del cibo trasportato.

Se si può considerare che il rischio è minimo nel caso di trasporti di pochi minuti, c’è da chiedersi però cosa accade nei trasporti più lunghi che nelle grandi città possono richiedere anche diverse decine di minuti e in presenza di temperature esterne molto elevate.

I riders devono ricevere una specifica formazione sull’igiene alimentare?

Per evitare che il trasporto del cibo diventi pericoloso per il consumatore, la legge stabilisce che tutti gli addetti debbano essere controllati e ricevere formazione e addestramento in materia di igiene alimentare [2]. Le modalità di addestramento obbligatorie variano da regione a regione, ma in genere si tratta di corsi di formazione di diverse ore, che possono essere evitati solo in caso di comprovata esperienza pregressa.

Poco o nulla si sa della formazione che i numerosi marchi di food delivery garantiscano all’esercito di riders che affollano le nostre città, per cui possiamo limitarci a sperare che ciò accada e che gli organi competenti svolgano adeguati controlli.

Che informazioni devono essere fornite a chi acquista?

Quando acquistiamo a distanza prodotti preconfezionati ritroviamo a casa le stesse etichette che troveremmo al supermercato, per cui possiamo controllare origine e composizione di quello che acquistiamo.

Questo non accade invece quando acquistiamo una pizza, del sushi o altro cibo preparato appositamente per noi e consegnato a domicilio. In questi casi non riceviamo mai un’etichetta che ci informi sulla lista degli ingredienti, la loro origine ecc.

Nel caso di vendita a distanza la legge [3] prevede che lo strumento di vendita, quasi sempre la app o il sito web, contengano per ciascun prodotto tutte le informazioni obbligatorie che troveremmo comunemente al ristorante nel menu e nel libro ingredienti.

Pochi sanno però che in caso di consegna a domicilio è obbligatorio che al momento della consegna il cibo sia accompagnato da un’indicazione scritta degli allergeni, cioè di tutti gli ingredienti utilizzati per preparare il cibo che possono provocare allergia o intolleranze.

Chi non lo fa è passibile di sanzioni e, soprattutto, è responsabile degli eventuali effetti dannosi sulla salute del consumatore nel caso in cui quest’ultimo non sia stato adeguatamente informato sulla presenza di allergeni nel cibo consegnatogli a domicilio.

note

[1] Reg. UE nn. 852 e 843 del 2004.

[2] Reg. UE n. 852/2004, allegato II.

[3] Reg. UE n. 1169/2011, art. 14.

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