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Lo sai che? Stop allo smaltimento illegale delle navi fuori dall’Europa

Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2013

Smaltimento delle navi vecchie e usate: il Parlamento Europeo sta varando un regolamento contro la rottamazione fuori dall’Europa, per non lasciare la patata bollente ai paesi più poveri.

Gran parte delle navi europee finisce la propria corsa tra i tanti bacini delle coste asiatiche. Gli armatori vendono i relitti a società che si occupano della demolizione e del recupero. Si ricicla di tutto: in particolare l’acciaio con cui è fatta la carena, ma anche arredi, suppellettili e apparecchiature di ogni genere.

La sostanziale assenza, nel continente asiatico, di normative sulla tutela ambientale e il basso costo della manodopera rendono economicamente più conveniente vendere i giganti del mare alle società di demolizione indiane, bengalesi e pakistane piuttosto che a quelle europee. Questa è la sorte che tocca all’80% delle navi mercantili.

Una volta comprata, la nave viene rimorchiata fino alle zone di smantellamento e lasciata spiaggiare lì, dove la sabbia è nera e il mare non è più mare, ma ruggine liquida, intriso di rottami di ogni genere, carburante e oli motore.

Le spiagge di smantellamento asiatiche sono macchine di morte. La povertà spinge indiani, bengalesi e pakistani ad accettare condizioni di lavoro disumane, a mani nude per poco più di 1 euro al giorno. Il gigante di ferro soccombe sotto i colpi delle piccole formiche operaie che, pezzo dopo pezzo, divorano la carcassa, in perenne contatto con amianto, depositi gommosi di petrolio (morchie), PCB e metalli pesanti.

Gli incidenti sono frequentissimi per l’assenza di misure di sicurezza. Nei cantieri sono in tanti a perdere la vita o ad ammalarsi per la prolungata esposizione a sostanze tossico-nocive o comunque pericolose. Lavorano anche i bambini.

Il Parlamento europeo sta quindi studiando nuove soluzioni, da racchiudere in apposito regolamento, per porre un freno allo smaltimento delle navi in Asia meridionale. Tra le misure di intervento c’è l’introduzione della eco-tassa, un’imposta che dovranno pagare tutte le navi, anche extra UE, quando attraccano in un porto europeo. La somma versata sarà poi restituita all’armatore qualora scelga di smantellare la nave in strutture indicate dall’UE sulla base di precisi standard qualitativi.

Altra possibilità sarà quella di costituire un conto di risparmio o particolari forme di assicurazione che incentivino gli armatori europei a smaltire legalmente.

Secondo il nuovo regolamento, inoltre, per ogni nave battente bandiera di un paese UE, gli armatori dovranno effettuare un inventario di tutto il materiale pericoloso presente a bordo, fissato poi in un relativo certificato d’inventario, che accompagnerà l’imbarcazione dal varo alla dismissione.

La votazione del Parlamento europeo sul nuovo eco-regolamento è attesa per la fine di marzo.


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