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Licenziamento durante la prova: come contestarlo

24 settembre 2018


Licenziamento durante la prova: come contestarlo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2018



Quando impugnare il licenziamento per prova troppo breve o inadeguata, priva di formazione o che non ha consentito al dipendente di dimostrare le proprie capacità.

Assunto come dipendente a tempo indeterminato, il tuo contratto prevedeva tuttavia un primo periodo di prova di sei mesi. Ben prima della scadenza del termine, però, sei stato raggiunto da una lettera di licenziamento. “Prova non superata”: è questa la sostanza della comunicazione che l’azienda ti ha inviato senza alcun’altra motivazione. A tuo avviso però ci sono diversi elementi che fanno ritenere illegittima la decisione assunta dal datore di lavoro: ad esempio il fatto di aver svolto mansioni diverse da quelle che ti erano state richieste, il non aver ricevuto un’adeguata formazione, l’eccessiva brevità del tempo nel quale hai potuto dimostrare le tue abilità. Prima di preparare l’incartamento da dare al tuo avvocato perché avvii la causa, ti chiedi come contestare il licenziamento dopo la prova. La questione è stata analizzata da una recente sentenza della Cassazione [1]; la pronuncia ci offre lo spunto per tornare su un argomento sempre caro a chi, prima di brindare alla nuova assunzione, è costretto a vivere qualche mese con il fiato sospeso.

In questo articolo, dopo aver spiegato cos’è la prova e come funziona, indicheremo tutti i casi in cui il licenziamento durante la prova è illegittimo e può essere contestato. Sono ipotesi evidenziate dalla giurisprudenza con svariate pronunce pubblicate nel tempo, ma che noi qui di seguito elencheremo al fine di dare una visione quanto più ampia dell’argomento e della problematica di ordine legale. Difatti, se anche è vero che all’esito della prova l’azienda può mandare a casa il lavoratore senza obbligo di motivazione è anche vero però che dietro il periodo di prova non può nascondersi un intento fraudolento volto a ottenere mano d’opera, senza rischi, per esigenze occasionali. 

Ma procediamo con ordine e vediamo dunque come contestare il licenziamento durante la prova e quali sono le eccezioni da sollevare al datore di lavoro.

Patto di prova: cos’è?

Quando si parla di “patto di prova” si intende una clausola inserita nel contratto di lavoro con cui la stabilizzazione definitiva del dipendente viene subordinata al superamento di una prima fase di test. In questo periodo il datore di lavoro sperimenta le capacità del lavoratore e verifica se le stesse sono confacenti alle mansioni affidategli. In caso contrario, si può procedere al licenziamento senza motivazione. Il presupposto della prova è pertanto una verifica attitudinale.

In verità, la prova è anche prevista a beneficio del dipendente, chiamato a valutare se  il nuovo posto corrisponde alle sue aspettative. Se il lavoratore valuta caratteristiche e qualità dell’attività lavorativa, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, il datore di lavoro, invece, valuta le caratteristiche personali e attitudinali del lavoratore nonché il suo proficuo inserimento nella struttura aziendale.

La legge stabilisce che il patto di prova deve essere necessariamente scritto. Il che significa che, se dovesse essere stato concordato in forma orale, esso è nullo e il contratto si converte automaticamente in uno a tempo indeterminato.

Inoltre, il patto di prova deve indicare la durata massima della prova stessa, che non può essere superiore a quanto indicato nei contratti collettivi (di norma 6 mesi per tutti i lavoratori e 3 mesi per gli impiegati privi di funzioni direttive).

Ultimo aspetto caratterizzante la prova è il fatto che ciascuna delle due parti – tanto il datore di lavoro quanto il dipendente – possono recedere in qualsiasi momento dal contratto senza obbligo di motivazione. Quindi, il licenziamento non è subordinato al rispetto delle condizioni previste per tutti gli altri dipendenti (illeciti disciplinari o esigenze aziendali). La lettera di licenziamento può limitarsi a sostenere che la prova non ha avuto esito positivo e che pertanto il rapporto di lavoro è automaticamente interrotto. Per la cessazione della prova non è dovuto neanche il preavviso.

Se tuttavia le parti hanno stabilito una durata minima garantita del periodo di prova per consentire l’effettività dell’esperimento, il recesso può avvenire solo dopo la scadenza del termine.

Quando il licenziamento durante la prova è illegittimo

Il licenziamento durante la prova è illegittimo se il dipendente non è stato messo nelle condizioni di dimostrare le proprie capacità. Il che succede quando:

  • la prova è stata troppo breve rispetto alla complessità delle mansioni e quindi al periodo minimo necessario per testare la sua competenza. Il lavoratore deve, in tal caso, dimostrare che il periodo di prova è stato inadeguato a permettere un’idonea valutazione delle sue capacità;
  • il dipendente è stato assegnato a mansioni diverse o superiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto. Proprio a tal fine, il patto di prova, affinché sia valido, non può essere generico ma deve precisare, con sufficiente specificità, le mansioni affidate al dipendente. Se, invece, esso risulta generico e non è possibile circoscrivere la tipologia di lavoro assegnata al dipendente, sarà più difficile per l’azienda – in caso di contestazioni – dimostrare la legittimità del licenziamento [2]; 
  • il dipendente non ha ricevuto adeguate istruzioni sulle mansioni da svolgere. Spesso succede che il contratto collettivo preveda anche una formazione di qualche giorno per consentire al neo assunto di prendere confidenza con l’incarico e comprendere determinati “meccanismi” aziendali. Proprio su questo punto si è espressa la Cassazione richiamata in apertura. Secondo la Corte, infatti, il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova è illegittimo se durante la prova al lavoratore non è garantito un periodo minimo di formazione. Secondo la Corte, il recesso dell’azienda non è valido poiché il lavoratore non è stato posto nelle condizioni di esprimere compiutamente le proprie capacità professionali;
  • ragionando al contrario, la prova è illegittima quando il datore di lavoro già conosce le capacità del dipendente per aver questi svolto, in passato, per la stessa azienda, le medesime o similari mansioni per un congruo lasso di tempo. Se infatti scopo della prova è una verifica attitudinale del lavoratore, laddove di questa non ve ne sia bisogno, non v’è necessità neanche del periodo di prova stesso. Ecco perché, il patto di prova è illegittimo nei confronti di chi ha già svolto gli stessi incarichi per il datore di lavoro e, dopo il licenziamento, è stato riassunto. Pertanto la ripetizione del patto di prova è ammessa, nell’ipotesi di rapporti diversi e successivi tra loro, solo se vi è la necessità per il datore di lavoro di verificare elementi sopravvenuti o ulteriori rispetto alla valutazione già compiuta. È ad esempio il caso in cui si chiede di verificare, oltre alle qualità professionali del dipendente, anche il suo comportamento e la sua personalità in relazione al lavoro da svolgere, poiché questi sono elementi suscettibili di modificazioni nel corso del tempo.

Licenziamento illegittimo durante la prova: altri casi

Alla luce di quanto sinora detto possiamo concludere dicendo che la prova si considera legittima se al lavoratore è data la possibilità di dimostrare la propria idoneità e capacità a svolgere la mansione dedotta in contratto durante il periodo minimo di formazione garantita dal contratto collettivo di riferimento. Si deduce l’illegittimità dei licenziamenti in prova intimati dopo un lasso di tempo troppo breve e comunque in assenza di una reale valutazione delle capacità professionali del lavoratore.

La prova è altresì illegittima se non è stata prevista per iscritto o se il termine non è indicato esplicitamente nel contratto o se – come anticipato – le mansioni indicate nel contratto risultano incerte e generiche (il dipendente deve sapere su cosa verrà valutato e in base a quali criteri). Se le mansioni non sono indicate dettagliatamente, il patto di prova è nullo e, anche in questo caso, il dipendente ha diritto all’assunzione. Dovrà quindi essere specificata quantomeno la categoria ed il livello, in relazione al Contratto Collettivo di riferimento, di cui il lavoratore fa parte.

La prova può essere contestata, inoltre, se la valutazione viene eseguita per ragioni diverse dalle capacità del dipendente o per motivazioni discriminatorie. Ad esempio, durante la prova viene licenziata la segretaria che non acconsente alle avances del capo o che si scopre incinta. 

note

[1] Cass. sent. n. 21711/2018 del 6.09.2018.

[2] Cass. sent. n. 3852/2015.

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