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Posso riprendere il lavoratore?

27 settembre 2018


Posso riprendere il lavoratore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2018



In Italia la legge vieta l’utilizzo delle tecnologie, come ad esempio le telecamere, per controllare a distanza il lavoratore mentre lavora. Può, però, accadere che le telecamere vengano installate per altri fini e che, tuttavia, possano anche riprendere i dipendenti. In questi casi occorre attenersi alle regole fissate dalla legge.

Uno dei poteri tipici del datore di lavoro è il potere di controllo, ossia la possibilità di controllare se i lavoratori stiano svolgendo bene il lavoro per il quale sono pagati. Tuttavia, la legge non permette qualsiasi strumento per controllare il dipendente. Il datore di lavoro si chiede spesso: posso riprendere il lavoratore? Di certo, la ripresa diretta tramite la telecamera sarebbe un efficiente mezzo di controllo ma la legge è molto cauta su questo terreno in quanto occorre, comunque, preservare anche la sfera personale del lavoratore e la sua privacy.

Che cos’è il controllo a distanza del lavoratore?

Il controllo a distanza del lavoratore si ha ogni volta in cui il datore di lavoro utilizza uno strumento tecnologico per controllare a distanza la prestazione lavorativa del dipendente. In base alla legge gli strumenti tecnologici non posso avere come scopo specifico quello di controllare la prestazione di lavoro del dipendente [1]. Il datore di lavoro non potrà, dunque, installare una telecamera con l’obiettivo di inquadrare l’operaio mentre svolge il suo lavoro. Questo comportamento sarebbe illegittimo.

Quando è possibile installare le telecamere?

La legge, dunque, vieta l’installazione di telecamere che abbia come obiettivo diretto e specifico quello di controllare la prestazione di lavoro dei dipendenti. Tuttavia, l’azienda potrebbe avere interesse ad installare un sistema chiuso di videosorveglianza per altri obiettivi legittimi. Tornando al nostro esempio, l’azienda potrebbe voler installare le telecamere non per controllare a distanza l’operaio ma per controllare che nessuno rubi la merce aziendale. È pur vero che, anche se la telecamera è installata per controllare la merce, lì davanti potrebbe passare il personale e, quindi, potrebbe configurarsi un eventuale e potenziale controllo a distanza del lavoratore.

La legge consente l’installazione di impianti audiovisivi e di altri impianti tecnologici dai quali possa derivare anche un controllo a distanza dei lavoratori solo per le seguenti finalità:

  • esigenze organizzative e produttive: si pensi al macchinario aziendale che ha bisogno di essere costantemente monitorato tramite una telecamera;
  • per la sicurezza del lavoro: si pensi a lavorazioni molto pericolose in cui è bene controllare a distanza con delle telecamere le lavorazioni per tutelare la salute e sicurezza della forza lavoro;
  • tutela del patrimonio aziendale: si pensi alla telecamera installata nel magazzino dell’azienda per controllare che nessuno rubi la merce oppure alle telecamere installate nelle zone perimetrali del fabbricato aziendale per evitare intrusioni.

Cosa fare per installare questi strumenti?

L’installazione di impianti audiovisivi e di altri impianti tecnologici dai quali possa derivare anche un controllo a distanza dei lavoratori oltre ad essere possibile solo per le tre finalità illustrate sopra, deve essere preceduta da una specifica procedura. In particolare, l’azienda può installare questi strumenti solo tramite un apposito accordo collettivo stipulato con la rappresentanza sindacale unitaria o con le rappresentanze sindacali aziendali [2].

L’azienda deve, in sostanza, convocare le rappresentanze sindacali presenti in azienda, illustrare loro le ragioni per cui intende installare l’impianto e firmare un accordo con loro che autorizza l’installazione degli impianti e specifica per quali fini l’impianto è installato.

All’accordo viene solitamente allegata anche una piantina dell’azienda nella quale si indica dove sorgeranno le telecamere. L’accordo contiene, spesso, anche delle prescrizioni tecniche su come le telecamere devono operare. Ad esempio l’accordo può prevedere che i volti dei dipendenti vengano oscurati oppure può autorizzare le telecamere a riprendere solo in un determinato cono visuale.

Se l’azienda non trova l’accordo con i sindacati, oppure se questi non hanno rappresentanze in azienda, gli impianti e gli strumenti tecnologici possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, se l’impresa ha unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

La procedura è necessaria per tutti gli strumenti tecnologici?

L’accordo sindacale o, in alternativa, l’autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro non è necessario per gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e per gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze [3]. Infatti, a stretto rigore, anche il badge con cui il lavoratore dà atto della sua presenza in servizio o il computer aziendale con cui lavora tutti i giorni possono essere considerati strumenti tecnologici dai quali possa derivare anche un controllo a distanza dei lavoratori. L’azienda potrebbe, infatti, controllare l’attività del dipendente con il computer o la navigazione in internet. Sarebbe a dire poco macchinoso pensare che un’azienda debba ottenere un accordo sindacale per poter dare ai dipendenti il PC con cui devono lavorare o la mail aziendale. Per questo tali strumenti si possono installare senza la procedura descritta.

note

[1]Articolo 4, comma 1, Legge n. 300/1970.

[2] Articolo 19, Legge n. 300/1970.

[3]Articolo 4, comma 2, Legge n. 300/1970.


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