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Incentivo all’esodo: cos’è e come viene tassato?

27 settembre 2018


Incentivo all’esodo: cos’è e come viene tassato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2018



L’incentivo all’esodo è una somma che viene pagata dall’azienda al dipendente quando cessa il rapporto di lavoro. La legge prevede una particolare disciplina contributiva ed una tassazione di favore per questa somma.

Sono tante le ragioni per le quali può cessare un rapporto di lavoro. Può essere una decisione del dipendente, che matura l’idea di dimettersi. Oppure può essere una scelta aziendale quella di licenziare il lavoratore. In ogni caso accade spesso che l’azienda decida di pagare al dipendente più di quanto strettamente dovuto in base alla legge, versandogli, oltre alle somme dovute, anche un importo ulteriore che viene detto incentivo all’esodo: cos’è e come viene tassato?

Quali somme spettano al dipendente a fine rapporto?

Quando un rapporto di lavoro cessa il dipendente matura il diritto a ricevere dal datore di lavoro tutta una serie di somme che vengono complessivamente definite spettanze di fine rapporto. Sono, in sostanza, le somme che spettano al lavoratore una volta cessato il rapporto. Queste somme sono:

  • la retribuzione del mese in cui cessa il rapporto e le eventuali retribuzioni arretrate: se ad esempio il rapporto di lavoro cessa il 10 ottobre 2018 il dipendente ha diritto a percepire lo stipendio relativo ai 10 giorni di ottobre lavorati. Ha anche diritto, se ce ne sono, ad ottenere eventuali stipendi o parte di stipendi relativi ai mesi precedenti non ancora pagati;
  • ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità: se al rapporto di lavoro si applica un contratto collettivo di lavoro, il dipendente avrà sicuramente diritto alla tredicesima e, a seconda di quale contratto collettivo viene applicato, anche alla quattordicesima. Tredicesima e quattordicesima maturano mensilmente in dodicesimi. Ciò significa che se la tredicesima è pari a 1.200 euro, ogni mese il dipendente matura un rateo di tredicesima pari a un dodicesimo, ovvero, pari a euro 1.200/12=100 euro. Se il rapporto, continuando nel nostro esempio, cessa il 10 ottobre 2018 il dipendente avrà dunque diritto a 9 ratei pieni di tredicesima (ossia, nell’esempio fatto, 900 euro) e 10 giorni di tredicesima nel rateo di ottobre (cioè, più o meno, un terzo, ossia 33 euro). Lo stesso discorso vale per la quattordicesima mensilità;
  • ferie e permessi non goduti: se il dipendente, alla data del 10 ottobre 2018, non ha ancora goduto di tutte le ferie ed i permessi retribuiti che gli spettano nel 2018, non potendo ormai goderne visto che cessa il rapporto, avrà diritto ad una somma di denaro con cui il diritto alle ferie ed ai permessi viene monetizzato. Questa somma è pari alla retribuzione spettante al dipendente nel periodo di ferie e di permessi retribuiti non goduti. Continuando nel nostro esempio, se il dipendente guadagna 1.200 euro al mese e la somma delle ferie e dei permessi retribuiti non ancora goduti è pari a un mese lavorativo, l’indennità sostitutiva delle ferie e dei permessi non godutisarà pari a 1.200 euro;
  • trattamento di fine rapporto [1]: si tratta di una somma che il datore di lavoro deve accantonare per ogni anno di servizio del dipendente. L’accantonamento è pari alla retribuzione complessiva di quell’anno diviso 13,5 e aumenta nel tempo perché viene rivalutata secondo i parametri di legge. Quando cessa il rapporto questa somma accantonata deve essere pagata al dipendente. Ovviamente, nell’anno in cui cessa il rapporto, con lo stesso meccanismo descritto nella tredicesima e quattordicesima mensilità, dovranno essere riconosciuti al dipendente tanti ratei di TFR quanti sono i mesi lavorati e dunque, nel caso prospettato, circa 10,3 ratei;
  • indennità sostitutiva del preavviso [2]: se il dipendente è stato licenziato con effetto immediato, senza attendere il decorso del periodo di preavviso previsto nel contratto collettivo di lavoro, egli ha diritto ad una indennità sostitutiva del preavviso che è pari alla retribuzione spettante al dipendente nel periodo di preavviso. Continuando nel nostro esempio, se il preavviso previsto nel CCNL era di un mese, il dipendente avrà diritto ad una indennità sostitutiva del preavviso pari ad euro 1.200.

Cos’è l’incentivo all’esodo?

L’incentivo all’esodo è una somma ulteriore che il datore di lavoro può pagare al dipendente in aggiunta delle spettanze di fine rapporto dovute per legge o per contratto. A volte, quando un’azienda vuole favorire il turn-over aziendale o vuole ridurre il personale senza ricorrere ai licenziamenti, lancia dei piani di incentivo all’esodo. Si tratta, in sostanza, di un piano con cui l’azienda si impegna a pagare al dipendente che decide di lasciare il posto di lavoro entro una determinata data una somma ulteriore in aggiunta delle spettanze di fine rapporto dovute per legge o per contratto. In questo modo l’azienda può anche gestire in modo non traumatico eventuali esuberi di personale.

Altre volte l’azienda decide di pagare al dipendente questa somma in aggiunta alle spettanze di fine rapporto se il lavoratore accetta di firmare una transazione [3] con cui rinuncia a qualsiasi pretesa relativa al rapporto di lavoro. In sostanza, in questo caso, l’azienda paga pur di non ritrovarsi possibili grane in futuro.

Come viene tassato l’incentivo all’esodo?

La legge equipara l’incentivo all’esodo al trattamento di fine rapporto sia sotto il profilo fiscale che sotto il profilo contributivo. Ciò significia che, sotto il profilo contributivo, su quella somma né il lavoratore né il datore di lavoro devono pagare i contributi all’Inps.

Sotto il profilo fiscale, l’incentivo all’esodo, anziché essere assoggettata all’IRPEF ordinariamente calcolata, viene sottoposto ad una tassazione separata [4]. In sostanza, mentre l’IRPEF viene calcolata sulla somma di tutti i redditi percepiti a qualsiasi titolo nell’anno, nel caso di redditi sottoposti a tassazione separata, questi redditi vengono lasciati fuori da questa somma. Se, infatti, non fosse così è evidente che nell’anno in cui viene erogato il TFR e/o l’incentivo all’esodo il dipendente risulterebbe avere un reddito altissimo e quindi l’aliquota Irpef, che è progressiva, aumenterebbe notevolmente. La tassazione separata comporta – quindi – una riduzione di tasse per il dipendente in quanto l’incentivo all’esodo, così come il TFR, viene tassato in base all’aliquota media di tassazione relativa ai cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto a percepire la somma e non in base all’aliquota dell’anno in cui viene percepito.

note

[1]Articolo 2120, c.c.

[2] Articolo 2121, c.c.

[3] La transazione per essere inoppugnabile deve essere sottoscritta in una delle sedi di cui all’art. 2113 c.c., ossia di fronte al Giudice del lavoro, di fronte ad un sindacato, di fronte all’Ispettorato nazionale del lavoro o di fronte ad una commissione di certificazione dei contratti di lavoro.

 [4] Articolo 17, comma 1, lett. a) TUIR.


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