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Abbandono del posto di lavoro per malore

9 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Ott 2018



I diritti del dipendente privato e pubblico quando si sente male durante l’orario di lavoro. Quando è legittimo il licenziamento e quando no.

Sei andato, come ogni giorno, al lavoro e ti sei messo subito a fare le tue cose. La giornata trascorre normalmente: sbrighi i vari impegni, una battuta con il collega, una riunione, qualche telefonata. Ad un certo punto avverti che non ti senti tanto bene. Ti gira la testa improvvisamente, ti mancano le forze. Noti un forte dolore nel torace. Ti siedi ma non ti passa, anzi: vorresti che qualcuno ti portasse al pronto soccorso più vicino perché stai per svenire. Il problema è che non fai in tempo ad avvisare il capo: hai solo qualche collega intorno che ha già chiamato un’ambulanza. Devi lasciare l’ufficio avvisando solo i colleghi. Si tratta, dunque, di abbandono del posto di lavoro per malore. Rischi per questo il licenziamento? E, in caso contrario, che cosa devi fare affinché nessuno ti possa contestare nulla?

Ci sono dei motivi per i quali sei legittimato a lasciare il posto di lavoro senza avvertire un superiore. Sono pochi, ma esistono. Il malore improvviso è uno di questi. Naturalmente, non vale sparire nel nulla di punto in bianco oppure limitarsi a dire: «Vado che non mi sento tanto bene». Qualcuno deve sapere che fine hai fatto e, inoltre, dovrai dimostrare al tuo rientro in ufficio che l’abbandono del posto di lavoro era veramente motivato da un malore e non si trattava di una scusa per andare dall’estetista o a farti una gita fuori porta. Se mancano questi elementi, le probabilità di essere licenziato aumenterebbero notevolmente.

Ecco, allora, che cosa bisogna fare in caso di abbandono del posto di lavoro per malore.

Abbandono del posto di lavoro con motivo

Un valido motivo per l’abbandono del posto di lavoro, dunque, è quello del malore. Il lavoratore che si sente male all’improvviso è autorizzato a lasciare la propria attività senza avvertire il capo, purché abbia comunicato l’allontanamento ad un collega in totale buona fede. Questo perché la tutela della salute del dipendente prevale sugli interessi dell’azienda. Se, per questo, il lavoratore viene licenziato, questo provvedimento è illegittimo.

Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza [1] che non lascia spazio ai dubbi. Secondo i giudici, infatti, non è lecito il licenziamento di chi, sentendosi male, lascia il proprio posto di lavoro e si trattiene a casa nei giorni successivi dopo avere avvisato i colleghi quando questi ultimi, nonostante non siano autorizzati a rilasciare dei permessi, lo hanno invitato ad andare a riposarsi oppure hanno chiamato un’ambulanza per farlo portare via.

Così aveva fatto un dipendente che aveva accusato un malore al lavoro ed era stato licenziato per abbandono del suo posto e per essere rimasto a casa per i tre giorni successivi senza dare avviso all’azienda. Per il datore, infatti, l’assenza era ingiustificata, nonostante non l’avesse comunicato al lavoratore in questi termini.

Per i magistrati, invece, quel licenziamento non stava in piedi. Sia in primo grado, sia in appello sia in Cassazione, è stato confermato il diritto del dipendente ad assentarsi a causa di un malore dopo avere avvertito in buona fede i colleghi e dopo che questi lo avevano consigliato di andare a casa e di restarci finché non si fosse ristabilito.

Risultato: non solo l’azienda è stata costretta a riassumerlo ma ha dovuto pure riconoscergli un risarcimento dei danni morali. Questo perché – spiega la Corte Suprema – per valutare la possibile giusta causa di un licenziamento serve calibrare sia la gravità del fatto imputato al dipendente sia la proporzionalità tra il fatto stesso e la sanzione.

L’abbandono del posto di lavoro senza avvertire il capo è altresì possibile quando esista un pericolo grave ed immediato per la sicurezza del dipendente. Anche in questo caso è illegittimo il licenziamento del lavoratore perché, come detto, prevale l’interesse alla salute ed all’integrità fisica della persona sull’interesse economico dell’azienda [2].

Abbandono del posto di lavoro dei dipendenti pubblici

Cambia qualcosa nel settore pubblico sull’abbandono del posto di lavoro per malore? Per scoprirlo basta sfogliare il contratto nazionale di categoria integrativo del 2001, che fissa delle disposizioni in caso di malattia durante l’orario di lavoro e della necessità del dipendente statale, a quel punto di lasciare l’ufficio. Il Ccnl dice che:

  • la giornata non si considera assenza per malattia se il certificato medico decorre dal giorno successivo a quello in cui si è presentato il malore e, quindi, c’è stata una parziale prestazione (cioè il lavoratore ha prestato servizio solo per qualche ora e poi è dovuto andare a casa o recarsi in un centro sanitario). Il dipendente, in tal caso, dovrà recuperare le ore non lavorate in tempi e modalità accordate con il diretto superiore;
  • se il certificato medico coincide, invece, con la giornata in cui il lavoratore si è sentito male, la stessa verrà considerata assenza per malattia ed il dipendente potrà usare le ore lavorate come riposo compensativo di pari entità. Significa che se quel giorno la persona che ha accusato il malore ha lavorato, ad esempio, tre ore e poi si è assentato, quelle tre ore possono essere recuperate successivamente in quanto il certificato medico gli copre l’intera giornata. Questo beneficio, però, non sarebbe applicato ai dipendenti della scuola, secondo il parere espresso dall’Aran (l’Agenzia per la rappresentanza sindacale degli impiegati statali).

Abbandono del posto di lavoro senza motivo

Qui, ovviamente, la cosa cambia. L’abbandono del posto di lavoro senza motivo può comportare il licenziamento per giusta causa quando comporta un problema nell’organizzazione e nella catena produttiva dell’azienda. Questo perché viene a mancare la fiducia del datore di lavoro nel suo dipendente.

Può capitare, ad esempio, quando un dipendente si assenta senza dire nulla nemmeno ad un collega per poi mandare un certificato medico falso per un presunto malore accusato durante l’orario di lavoro ma, in realtà, è andato a giocare a golf [4]. È evidente che qui viene meno la buona fede che deve essere alla base di qualsiasi rapporto di lavoro. E che il datore di lavoro può ritenere che il dipendente possa ripetere questo comportamento in futuro, motivo per cui il licenziamento viene ritenuto legittimo [5].

note

[1] Cass. sent. 21215/2010.

[2] Art. 44 Dlgs. n. 81/2008.

[3] Art. 6 co. 7 quinquies Ccnl settore pubblico.

[4] Cass. sent. 3129/2015 del 17.02.2015.

[5] Cass. sent. n. 14586/2009 del 22.06.2009.


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