Diritto e Fisco | Editoriale

Elezioni: su internet nessuna par condicio e nessuna censura

13 febbraio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2013



Internet resta senza censure anche con la politica: durante lo stop prima delle elezioni, i comunicati e gli spot elettorali potranno proseguire sul web.

Ammettiamolo: la legge del 2000 [1] non ci aveva pensato! O forse non ci aveva creduto più di tanto. Internet invece, nel giro di pochi anni, è diventato uno strumento indispensabile per i politici che intendano vincere le elezioni.

A iniziare sono stati gli USA, dove i candidati alle presidenziali hanno creato veri e propri staff specializzati nella gestione delle campagne sui social network. Lo ha confermato, da noi, Grillo che, da un blog, è riuscito a creare un movimento politico nazionale.

La legge del 2000 – dicevamo – tutto questo non lo aveva previsto. Così, le norme dettate sulla par condicio nelle elezioni, oggi mostrano una profonda lacuna; o meglio, una voragine, in grado di far affondare e rendere inutili tutte le regole in tema di parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali.

Come noto, la legge vieta, nei quindici giorni prima delle elezioni, di “rendere pubblici” i risultati dei sondaggi elettorali. Qui, in realtà, non sorgono margini di equivoci. Difatti, il concetto di “rendere pubblico” si intende esteso anche ad internet, in quanto non si fa riferimento al mezzo di comunicazione. Il problema potrebbe, al limite, porsi qualora il messaggio provenga da un server collocato all’estero. Ma non è questo il punto.

La questione principale si pone, invece, quando la legge disciplina le comunicazioni politiche (spot, messaggi politici elettorali, comunicazioni in genere). Per esse, infatti, si fa riferimento solo alle reti radiotelevisive, alla carta stampata e alla radio. Internet resta quindi fuori dai divieti! Né si può ricorrere a un’interpretazione estensiva o all’analogia. Stampa e internet – ripete sempre la Cassazione – sono cose tra loro diverse!

Il risultato è che, nonostante lo “stop” dell’Authority, i politici potranno continuare a diffondere i loro spot promozionali sul web. Tribune politiche, dibattiti, tavole rotonde, presentazione di candidati e di programmi politici, interviste e ogni altro tipo di confronto continuerà a vivere online. I candidati potranno continuare a scrivere tweet, a pubblicare post su Facebook, a mandare video su YouTube.

A quanto pare dovremo sorbirci le facce di gomma sul web sino al giorno delle elezioni. Così è, se vi pare. Del resto, la libertà – diceva Motesquieu – è il diritto di fare tutto quello che le leggi permettono.

note

[1] Legge 28/2000.

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