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Scompenso cardiaco: come gestirlo

7 ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 7 ottobre 2018



L’aumento della vita media degli individui e il miglioramento delle tecniche diagnostiche e terapeutiche ha permesso che patologie un tempo inevitabilmente mortali avessero una prognosi migliore.

Può capitare di sentirci affaticati, fiacchi, di avere il respiro corto o le gambe gonfie e di trascurare questi segnali attribuendoli al caldo o alla fatica del lavoro. Certamente sono segnali generici che possono essere attribuiti a molte condizioni, ma se tendono a presentarsi tutti i giorni allora non possiamo ignorarli perché potrebbero essere la spia che il nostro cuore non sta lavorando a dovere. Quindi è necessario intervenire prontamente con un consulto medico perché la causa potrebbe essere uno scompenso cardiaco e lo specialista può fornire le linee guida su come gestirlo.

Come funziona il cuore?

Per capire cos’è lo scompenso cardiaco bisogna spiegare come funziona il cuore. Il cuore è organo cavo posto al centro del torace, ha dimensioni simili a quelle del pugno del soggetto e un peso pari a 250/300 grammi all’incirca nell’individuo adulto. La sua attività consiste nel pompare il sangue, contente ossigeno e sostanze nutritive, nelle arterie che si distribuiscono a tutti gli apparati del nostro corpo. È un organo muscolare che svolge la sua funzione in maniera ritmica contraendosi (sistole) e rilasciandosi (diastole) in un’alternanza che prende il nome di ciclo cardiaco. Il cuore si contrae autonomamente con una frequenza media di 72 battiti al minuto, ciascun ciclo cardiaco dura approssimativamente 0,8 secondi, ogni contrazione comporta l’espulsione di circa 70 cc di sangue per un totale di 5 litri al minuto.

Per sapere come funziona il cuore si può procedere con:

  • l’auscultazione cardiaca che permette di ascoltare la sequenza ritmica dei battiti cardiaci ed eventuali rumori aggiunti. Si esegue con un fonendoscopio (dispositivo medico): si poggia sul torace del paziente una parte dello strumento che è collegata attraverso dei tubi alle orecchie dell’esaminatore;
  • la palpazione dei polsi arteriosi periferici: è la percezione dell’espansione di un’arteria periferica conseguente al passaggio del sangue proveniente dal cuore. Si esegue poggiando le dita in alcuni punti del corpo dove le arterie sono superficiali ed è possibile comprimerle contro un osso sottostante. I polsi arteriosi maggiormente accessibili sono il polso radiale (parte esterna del polso) e il polso carotideo (lati del collo).

La palpazione dei polsi arteriosi permette di rilevare la frequenza cardiaca, cioè il numero di contrazioni del cuore al minuto, che può presentare variazioni fisiologiche in relazione a:

  • età: è elevata nei neonati (da 80-180 battiti al minuto) e tende a ridursi all’avanzare dell’età. Nell’adulto di considera normale una frequenza di 60/80 battiti al minuto;
  • sesso: le donne hanno una frequenza cardiaca più elevata;
  • allenamento: in un soggetto allenato il cuore batte più lentamente rispetto ad un individuo sedentario;
  • esercizio fisico: durante un esercizio fisico di qualsiasi entità si ha sempre un aumento della frequenza cardiaca;
  • sonno: la frequenza cardiaca si riduce considerevolmente durante il sonno;
  • temperatura corporea: la frequenza cardiaca aumenta in relazione all’aumentare della temperatura corporea;
  • altitudine: la frequenza cardiaca aumenta ad alta quota;
  • stress, paura ed emozione rappresentano stimoli che inducono aumento della frequenza;
  • abitudini voluttarie: tabacco, alcool, uso di droghe e caffè aumentano la frequenza cardiaca.

Un indice molto importante per valutare la funzione di pompa cardiaca è la misurazione della frazione d’eiezione (rapporto tra la quantità di sangue espulso durante la contrazione e la quantità che entra durante il rilasciamento) che è considerata normale quando è pari a circa il 60%.

L’attività del cuore garantisce un flusso di sangue adeguato alle necessità degli organi e per far ciò adatta la propria azione alle esigenze dell’organismo, aumentando per esempio i battiti cardiaci quando si svolge un’attività fisica ed è necessario un maggior apporto di ossigeno ai muscoli. Molteplici condizioni patologiche comportano un indebolimento del cuore fino all’instaurazione progressiva di un quadro clinico complesso: lo scompenso cardiaco.

Cos’è lo scompenso cardiaco?

Per scompenso cardiaco si intende un quadro clinico eterogeneo che può manifestarsi a seguito di qualunque disturbo funzionale o anatomico che alteri la capacità del cuore di pompare sangue in relazione alle necessità dell’organismo. In presenza di alterazioni anatomiche o funzionali, il cuore modifica la propria attività aumentando la frequenza di contrazione oppure aumentando lo spessore delle pareti muscolari. Questi meccanismi, a lungo andare, indeboliscono il cuore e compare la sintomatologia clinica che è espressione sia dello sforzo del muscolo cardiaco sia della ridotta ossigenazione dei tessuti periferici.

Lo scompenso cardiaco ha un andamento progressivo, esordisce in modo asintomatico o con sintomi di lieve entità, ma col passare del tempo si ha un interessamento generalizzato. La riduzione della forza contrattile del cuore, qualunque ne sia la causa, comporta un ristagno di sangue nelle cavità cardiache e a livello dei polmoni creando difficoltà a respirare. L’accumulo di liquidi interessa tutto l’organismo e si rende manifesto soprattutto a livello degli arti inferiori che tendono a gonfiarsi. I reni, nel tentativo di smaltire l’eccesso di liquidi, aumentano la diuresi ma senza successo.

I sintomi tipici dello scompenso cardiaco sono:

  • dispnea (difficoltà respiratoria): nelle fasi inziali può presentarsi solo dopo sforzo ma tende a peggiorare progressivamente e a manifestarsi anche a riposo;
  • ortopnea: difficoltà respiratoria che si manifesta appena il paziente si distende a letto costringendolo, nelle fasi avanzate dello scompenso, a dormire in posizione semi-seduta utilizzando molti cuscini;
  • edemi declivi: gonfiore alle gambe e ai piedi;
  • astenia e senso di stanchezzacontinui.

Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica che tende a peggiorare per cui deve essere costantemente tenuto sotto controllo il quadro clinico che viene valutato, in base ai sintomi lamentati, facendo riferimento alla classificazione NYHA (New York Heart Association), che suddivide lo scompenso cardiaco in quattro classi in relazione alla limitazione dell’attività fisica:

  • I° classe NYHA: assenza di sintomi a riposo e nel corso di attività abituali, la dispnea è presente in caso di sforzo fisico eccezionale;
  • II° classe NYHA: assenza di sintomi a riposo, la dispnea si manifesta per sforzi di moderata entità;
  • III° classe NYHA: assenza di sintomi a riposo, dispnea presente nelle attività fisiche quotidiane;
  • IV° classe NYHA: i sintomi sono presenti anche a riposo.

La presenza di sintomi di affaticamento del cuore deve indurre a sottoporsi ad accertamenti per individuare le cause dello scompenso cardiaco.

Quali sono le cause di scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco, dovuto all’incapacità del cuore a svolgere la propria funzione di pompa, rappresenta la conseguenza di patologie cardiovascolari o di altra natura (diabete, insufficienza renale cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva BPCO, obesità), non riconosciute o non trattate che hanno sfiancato il cuore.

Le cause più frequenti di scompenso cardiaco sono:

  • cardiopatia ischemica, infarto: l’ostruzione delle coronarie (arterie preposte all’irrorazione del muscolo cardiaco) determina la necrosi del muscolo e la sua sostituzione con un tessuto incapace di contrarsi;
  • ipertensione arteriosa: l’aumento della pressione arteriosa induce il cuore ad utilizzare una forza maggiore per spingere il sangue nelle arterie;
  • cardiomiopatia: malattie a carico del muscolo cardiaco (cardiomiopatia dilatativa, cardiomiopatia ipertrofica);
  • patologie a carico delle valvole cardiache che mettono in comunicazione le quattro cavità in cui si suddivide il cuore: le valvulopatie (stenosi e insufficienza valvolare) costringono in cuore a compiere uno sforzo maggiore.

Alcune malattie che portano allo scompenso cardiaco si possono prevenire prestando attenzione ai fattori di rischio cardiovascolare.

Quali sono i fattori di rischio cardiovascolare?

I fattori di rischio sono condizioni necessarie perché un determinato evento si verifichi. I fattori di rischio cardiovascolare possono essere:

1) non modificabili:

  • età: aumenta il rischio con l’età;
  • sesso: il sesso maschile è più colpito a tutte le età, le donne dopo la menopausa;
  • familiarità: parenti con una patologia cardiaca.

2) modificabili:

  • fumo;
  • ipertensione arteriosa;
  • sovrappeso;
  • ipercolesterolemia;
  • diabete mellito.

Si è ormai accertato che la presenza dei fattori di rischio cardiovascolare aumenta la probabilità di malattie cardiache.

Come si fa diagnosi di scompenso cardiaco?

Quando si valuta lo stato di salute del cuore si possono rilevare alterazioni della funzionalità cardiaca di gravità variabile con quadri clinici variegati, tuttavia alla base vi è sempre un cuore indebolito che svolge in maniera insufficiente la propria funzione.

I sintomi clinici dello scompenso cardiaco, nelle prime fasi, possono essere sfumati, eterogenei e di difficile interpretazione. Devono destare sospetto il fatto che la stanchezza, l’affanno e il gonfiore delle gambe si presentino in maniera continuativa. In presenza di scompenso cardiaco, oltre ad indagare alla ricerca delle patologie che ne sono alla base, si deve necessariamente individuare eventuali malattie concomitanti che possono complicare il quadro clinico.

La diagnosi di scompenso cardiaco richiede dati clinici e strumentali pertanto il medico, dopo aver raccolto un’anamnesi suggestiva di disfunzione cardiaca, provvederà a prescrivere esami specifici:

  • l’elettrocardiogramma (ECG) attraverso il quale si valuta il ritmo cardiaco. L’ECG non è mai nella norma nel paziente con scompenso cardiaco, anche se le alterazioni evidenziate dall’ECG possono essere aspecifiche. Pertanto, un tracciato normale deve indurre a rivedere la diagnosi di scompenso cardiaco;
  • l’ecocolordoppler (esame non invasivo) che permette di valutare le strutture anatomiche e la funzione di pompa del cuore;
  • la radiografia (Rx) del torace che evidenzia le dimensioni del cuore e la struttura polmonare;
  • esami ematochimici per valutare le cause dello scompenso e le eventuali co-morbilità.

Quando viene accertato che un paziente è affetto da scompenso cardiaco, va impostato quanto prima un programma terapeutico multidisciplinare che può avvalersi di diverse figure professionali (medico di famiglia, cardiologo, dietologo/dietista, fisioterapista, psicologo).

Qual è la terapia dello scompenso cardiaco?

La gestione del paziente con scompenso cardiaco richiede un approccio multidisciplinare in quanto la terapia dello scompenso cardiaco si fonda sul trattamento della malattia cardiaca di base e delle patologie concomitanti allo scopo di prevenire la progressione dello scompenso. L’approccio attuale tende ad agire con:

  • la prevenzione sui fattori di rischio cardiovascolari o sulle cause che potrebbero determinare un danno cardiaco (trattamento dell’ipertensione arteriosa, sostituzione valvolare);
  • la eliminazione, dove possibile, delle cause dello scompenso cardiaco;
  • il controllo e la stabilizzazione del quadro clinico tramite figure professionali cardine come il medico di base e il cardiologo (evitare il peggioramento della cardiopatia di base, controllo dell’aderenza alla terapia, individuazione e trattamento dei fattori precipitanti).

Per gestire lo scompenso cardiaco nella maniera più appropriata bisogna considerare l’età del paziente, la gravità del quadro clinico, le cause che hanno portato allo scompenso, le patologie coesistenti e i possibili fattori precipitanti. Il paziente a cui viene diagnosticato uno scompenso cardiaco necessita di:

1) misure di carattere generale che consistono nello spiegare al paziente cos’è lo scompenso cardiaco e la necessità di apportare modifiche allo stile di vita quali l’astensione dal fumo, seguire un’alimentazione corretta, svolgere un’attività fisica moderata, sottoporsi alle vaccinazioni contro le infezioni;

2) terapia farmacologica dello scompenso cardiaco: i farmaci, prescritti dal medico, devono essere assunti per tutta la vita, non devono essere interrotti per nessun motivo né deve essere modificato il dosaggio senza aver consultato il medico, qualunque effetto indesiderato o aggravamento dei sintomi deve essere prontamente riferito al curante. I farmaci prescritti, che hanno lo scopo di sostenere l’attività del cuore e di alleviare i sintomi, hanno la funzione di:

  • ridurre i liquidi in eccesso;
  • diminuire la frequenza cardiaca;
  • ridurre la pressione arteriosa e facilitare la funzione del cuore.

3) terapia interventista che prevede interventi chirurgici (bypass aorto-coronarici, sostituzione valvolare, angioplastica coronarica, trapianto di cuore) o impianto di presidi (pacemaker, defibrillatore cardiaco).

Pertanto, uno stile di vita sano e un esame clinico periodico rappresentano degli elementi fondamentali nella prevenzione dello scompenso cardiaco. Tuttavia, una diagnosi precoce rappresenta il primo step della gestione dello scompenso cardiaco in quanto permette di individuare e di curare la causa che ne è alla base, e di limitarne la progressione migliorando in tal modo l’aspettativa di vita.


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1 Commento

  1. Utile per poter affrontare le sentenze della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite quando sono innovative strictu sensu.

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