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Cartella bollo auto, prescrizione

26 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



Dopo quanti anni si prescrive la cartella per bollo auto e come annullarla?

La tassa automobilistica (più comunemente nota come bollo auto) può vantare due primati: è la tassa più evasa in Italia ma anche quella con il termine più breve di prescrizione e di decadenza. In tanti non pagano il bollo auto perché semplicemente se ne dimenticano (dato che la Regione e l’Agenzia delle Entrate non inviano alcun modello di pagamento e la tassa deve essere pagata, per così dire, “spontaneamente”). Altri decidono, per principio, di non pagare una tassa applicata sul semplice possesso del veicolo, indipendentemente dal fatto che esso venga o meno utilizzato (si pensi, per esempio, a tutte le automobili non utilizzate perchè con fermo amministrativo). A prescindere dai motivi del mancato pagamento, che nulla interessano all’ente creditore, ciascun titolare di un’auto (come risultante dai pubblici registri automobilistici) è tenuto a pagare annualmente la tassa. In ipotesi di mancato pagamento, l’importo originariamente dovuto è aumentato di interessi e sanzioni e può essere riscosso mediante cartella esattoriale. Vediamo quando si prescrive la cartella per bollo auto non pagato e come fare per difendersi.

Bollo auto: quando scade

Il termine di prescrizione del bollo auto è cosa diversa dalla sua scadenza. La tassa deve essere pagata annualmente, di regola nel corso del mese successivo alla scadenza dell’ultima tassa dovuta.

Per i veicoli la cui tassa è scaduta a dicembre dell’anno precedente, la prima scadenza disponibile è quella del 31 gennaio. Quando l’ultimo giorno del mese cade di sabato o in giorno festivo, il termine è prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

Se il contribuente non paga il bollo auto spontanemante entro la scadenza, la Regione o l’Agenzia delle Entrate (nel caso del Friuli Venezia Giulia e della Sardegna) possono richiedere il pagamento della tassa scaduta e non pagata entro tre anni.

Come sapere scadenza bollo auto

Il contribuente che dimentica la scadenza della tassa automobilistica o non ricorda se ha già pagato, può consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate, inserendo la Regione competente, la categoria di veicolo (autoveicolo, motoveicolo, ciclomotore o rimorchio), la targa e l’anno della tassa.

Anche le Regioni predispongono sui siti ufficiali dei sistemi di ricerca mediante targa del veicolo.

In alternativa, è possibile consultare il sito dell’Aci che offre il servizio di consultazione delle scadenze e di verifica dei pagamenti effettuati.

Bollo auto: che succede se non si paga

In caso di mancato pagamento del bollo auto entro il termine di scadenza, vengono applicate delle sanzioni (ridotte se il contribuente paga entro un determinato numero di giorni):

  • pagamento entro 14 giorni: sanzione pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo, oltre interessi legali;
  • pagamento dal 15° al 30° giorno: sanzione pari all’1,5% dell’importo originario della tassa automobilistica oltre interessi legali;
  • pagamento dal 31° al 90° giorno: sanzione pari all’1,67% dell’importo originario della tassa automobilistica oltre interessi legali;
  • pagamento dal 91° giorno a 1 anno: sanzione pari al 3,75% dell’importo originario della tassa automobilistica oltre interessi legali;
  • pagamento oltre 1 anno: sanzione pari al 30% della tassa dovuta oltre gli interessi moratori da calcolare per ogni semestre di ritardo.

Bollo auto: avviso di accertamento

La richiesta di pagamento del bollo auto oltre la scadenza deve avvenire con un avviso di accertamento notificato dall’ente competente (Regione o ufficio dell’Agenzia delle Entrate del luogo di residenza del contribuente) notificato al contribuente a mezzo raccomandata a/r o a mezzo posta elettronica certificata, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui il bollo auto doveva essere pagato.

Per esempio, entro il 31 dicembre 2018 i contribuenti potranno ricevere gli avvisi di accertamento per la tassa automobilistica non pagata del 2015.

L’avviso di accertamento notificato oltre il descritto termine triennale è illegittimo, così come sono illegittimi gli eventuali atti successivi, primo fra tutti la cartella esattoriale.

Se, invece, l’avviso di accertamento viene regolarmente notificato al contribuente nell’arco dei tre anni successivi alla scadenza del bollo auto, la notifica fa sì che venga interrotto il termine di prescrizione e ricominci a decorrere un nuovo termine triennale per la riscossione della tassa. Per esempio, se l’avviso di accertamento per bollo auto del 2016 viene notificato a dicembre del 2017, il nuovo termine triennale di prescrizione scade a dicembre 2020.

Può anche accadere che la Regione o l’Agenzia delle Entrate invii al contribuente un avviso bonario con raccomandata semplice: in questo caso, la comunicazione non avente data certa non può avere efficacia interruttiva della prescrizione.

L’avviso di accertamento costituisce l’atto presupposto indispensabile per poter esigere il pagamento coattivo della tassa automobilistica mediante riscossione esattoriale. Ciò vuol dire che la Regione, le Province autonome di Trento e di Bolzano e l’Agenzia delle Entrate (per Friuli Venezia Giulia e Sardegna) possono affidare la riscossione delle imposte all’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) se e solo se hanno prima informato il contribuente dell’esistenza del debito e lo hanno messo in mora con l’accertamento.

L’avviso consente al contribuente di conoscere il debito e di pagare le sanzioni in misura ridotta (ricorrendo al ravvedimento operoso).

Cartella bollo auto:prescrizione

Se il contribuente non ha pagato il bollo auto, può vedersi notificare una cartella di pagamento in cui, oltre all’importo originario della tassa, sono addebitati gli interessi, le sanzioni e il compenso di riscossione.

Dalla data di notifica della cartella di pagamento il contribuente ha 60 giorni per pagare, altrimenti l’Agenzia delle Entrate Riscossione può procedere con l’esecuzione forzata oppure con una misura cautelare (fermo amministrativo dell’auto).

La cartella di pagamento è legittima se preceduta dall’avviso di accertamento e se dalla data della notifica di quest’ultimo non sono decorsi più di tre anni. Se, invece, è già decorso il termine triennale, la cartella non è dovuta in quanto ha ad oggetto un credito già estinto.

Una volta notificata la cartella, il bollo auto non resta dovuto per sempre, anzi. Come anticipato in premessa, la tassa automobilistica è, nel nostro ordinamento, quella che si estingue nel minor tempo. Il termine triennale (31 dicembre del terzo anno successivo) si applica anche dopo la notifica della cartella di pagamento, dato che quest’ultima costituisce un semplice atto amministrativo e non può essere considerato come un atto giudiziale (per esempio sentenza) con prescrizione decennale del credito.

Cartella bollo auto: come si calcola la prescrizione

Dalla data di notifica della cartella di pagamento decorre un nuovo termine di prescrizione triennale della tassa automobilistica. Ciò vuol dire che, se il contribuente riceve la cartella di pagamento il 20 settembre 2018, questa si prescriverà il 20 settembre 2021.

Se successivamente alla cartella, l’Agenzia delle Entrate Riscossione notifica nuovi atti interruttivi della prescrizione, per esempio intimazioni di pagamento o preavvisi di fermo amministrativo, decorre un nuovo termine triennale.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe, quindi, legittimamente procedere all’iscrizione di un fermo amministrativo, previa comunicazione di preavviso, solo se non sono decorsi più tre anni dall’ultimo atto notificato al contribuente per esigere il pagamento della tassa.

Cartella bollo auto: come annullarla

La cartella che ha ad oggetto un debito prescritto è illegittima e deve essere annullata. Gli strumenti di difesa variano, tuttavia, a seconda che il vizio di prescrizione sia anteriore o successivo alla notifica.

Cartella bollo auto: prescrizione anteriore alla notifica

La cartella esattoriale può nascere già “viziata”, quando ha ad oggetto una tassa automobilistica già prescritta o quando non è stata preceduta da un avviso di accertamento. In tale ipotesi, il contribuente ha due strade per far annullare la cartella:

  1. impugnare la cartella con ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio, entro 60 giorni dalla notifica: per importi inferiori a 50mila euro, prima del deposito del ricorso, è obbligatoria la mediazione tributaria. In pratica, il ricorso svolge anche la funzione di reclamo e viene notificato sia all’ente impositore che all’agente della riscossione per chiedere, in alternativa al giudizio, l’annullamento della cartella e lo sgravio del tributo in quanto estinto per prescrizione. Una volta ricevuto il ricorso, l’ente/agente della riscossione ha 90 giorni per rispondere, accogliendo in tutto o in parte le richieste formulate. In caso di mancata risposta al reclamo o di risposta non soddisfacente, il contribuente può, nei successivi 30 giorni, iscrivere a ruolo la cuasa in Commissione Tributaria;
  2. presentare istanza di sospensione della riscossione motivando la richiesta con il vizio di prescrizione anteriore alla notifica. L’istanza di sospensione, tuttavia, non interrompe i termini di decadenza per il ricorso (60 giorni). Per tali ragioni, vista la possibilità di evitare la causa, con la mediazione tributaria, è consigliabile presentare il ricorso – reclamo di cui al punto 1.

Cartella bollo auto: prescrizione successiva alla notifica

Diverso è il caso in cui la cartella sia originariamente dovuta, perchè notificata entro i termini di legge, ma si prescriva successivamente alla notifica. In tale ipotesi, il contribuente ha un unico strumento di tutela: l’impugnazione dell’eventuale atto successivo notificato dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Il nostro ordinamento tributario prevede, infatti, la possibilità di impugnare esclusivamente determinati atti con i quali venga intimato il pagamento del tributo. Non è possibile, dunque, contestare direttamente la cartella prescritta successivamente alla notifica; è ammessa solo l’impugnazione dell’atto successivo, contestando indirettamente la cartella sulla quale si basa (per esempio intimazione di pagamento).

Supponiamo che l’automobilista riceva nel 2012 una cartella per bollo auto. Nei successivi tre anni non riceve alcuna richiesta di pagamento e il bollo si prescrive. Nel 2016, l’Agenzia delle Entrate Riscossione si “ricorda” di riscuotere il credito e notifica un’intimazione di pagamento o un preavviso di fermo amministrativo avente ad oggetto la cartella del 2012. In questa ipotesi, l’intimazione è illegittima è può essere impugnata entro 60 giorni dinanzi alla Commissione Tributaria competente per ottenere l’annullamento tanto dell’intimazione quanto della cartella.

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