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Come sapere quando spetta la pensione

11 ottobre 2018 | Autore:


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Requisiti per andare in pensione: vecchiaia, anticipata, anzianità, Ape, Rita, esuberi, quota 100.

Quando posso andare in pensione? Si tratta di una domanda che ci si pone spesso, alla quale trovare una risposta non è semplice. I requisiti per la pensione, difatti, variano in base alle gestioni e ai fondi previdenziali ai quali si aderisce, ai contributi versati nell’arco della vita lavorativa ed alla possibilità di sommare i versamenti accreditati in gestioni diverse, all’appartenenza a particolari categorie (come i beneficiari dell’Ape sociale e della pensione anticipata precoci), alla possibilità di ottenere agevolazioni, in alcuni casi anche in base all’importo della pensione maturata. Considerando dunque quanto sono varie e numerose le ipotesi di uscita dal lavoro, le agevolazioni e le eccezioni, come sapere quando spetta la pensione? Per conoscere con certezza quali pensioni possono fare al tuo caso, facciamo il punto della situazione e vediamo, all’indomani della legge Fornero [1], considerando le eccezioni e le agevolazioni vecchie e nuove e le novità previste dalla riforma pensioni, quali sono le diverse possibilità di uscire dal lavoro e a chi spetta la pensione nel 2018 e nel 2019.

Requisiti pensione di vecchiaia 

Nel 2018 puoi ottenere la pensione di vecchiaia se:

  • compi 66 anni e 7 mesi di età entro il 31 dicembre;
  • entro la stessa data possiedi almeno 20 anni di contributi (15 anni se rientri in una delle tre deroghe Amato o se benefici dell’opzione contributiva), anche versati in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, utilizzando il cumulo dei contributi.

Se hai diritto al calcolo integralmente contributivo della prestazione (non possiedi contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995) è necessario che l’assegno di pensione sia almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a 679,50 euro.

Dal 2019, l’età pensionabile aumenta di 5 mesi, quindi puoi pensionarti se hai compiuto 67 anni. L’aumento dell’età pensionabile se sei addetto ai lavori gravosi o usuranti e possiedi almeno 30 anni di contributi. Se vuoi saperne di più: Per chi vale il blocco dell’età pensionabile?

Requisiti pensione di vecchiaia contributiva 

A prescindere dall’ammontare dell’assegno, se hai diritto al calcolo contributivo del trattamento puoi pensionarti nel 2018 con soli 5 anni di contributi (effettivi), se entro il 31 dicembre compi 70 anni e 7 mesi di età.

Dal 2019, puoi ottenere la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni.

Requisiti pensione di vecchiaia anticipata 

Puoi chiedere la pensione di vecchiaia anche se compi entro il 31 dicembre 2018 60 anni e 7 mesi, se uomo, o 55 anni e 7 mesi, se donna (e possiedi almeno 20 anni di contributi, o 15 se rientri nelle deroghe), nel caso in cui tu possieda un’invalidità pensionabile riconosciuta pari almeno all’80%.

Dal 2019, i requisiti salgono, rispettivamente, a 61 ed a 57 anni.

A partire dal momento del perfezionamento dell’ultimo requisito, deve trascorrere una finestra pari a 12 mesi perché tu ottenga la liquidazione della pensione. Il requisito è abbreviato di 5 anni se sei non vedente.

Non puoi accedere a questa pensione agevolata se sei lavoratore autonomo,  dipendente pubblico o delle poste e delle ferrovie: per approfondimenti, Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

Requisiti pensione anticipata 

Se, entro il 31 dicembre 2018, possiedi almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomo, o 41 anni e 10 mesi, se donna, puoi uscire dal lavoro con la pensione anticipata. I contributi possono risultare versati anche in casse previdenziali diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, se ti avvali del cumulo della contribuzione.

Dal 2019 il requisito diventa pari a 43 anni e 3 mesi per gli uomini ed a 42 anni e 3 mesi per le donne.

Requisiti pensione anticipata contributiva 

Se compi 63 anni e 7 mesi entro il 31 dicembre 2018 e hai diritto al calcolo integralmente contributivo, puoi ottenere la pensione anticipata con:

  • un minimo di 20 anni di contributi;
  • un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.268,40 euro.

È possibile che tu ottenga questa pensione anticipata agevolata, se non hai diritto al calcolo interamente contributivo, nel caso in cui tu opti per il computo nella gestione separata, cioè decida di versare nella gestione separata Inps tutti i contributi posseduti.

Dal 2019, il requisito di età per la pensione anticipata contributiva sale a 64 anni.

Requisiti Ape sociale 

Se appartieni a determinate categorie svantaggiate e ti mancano meno di 3 anni e 7 mesi per compiere l’età pensionabile (che come abbiamo visto è pari a 66 anni e 7 mesi nel 2018, mentre aumenterà a 67 anni dal 2019) puoi aver diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato, o Ape sociale: si tratta di un assegno pari alla futura pensione (sino a un massimo di 1.500 euro mensili) che ti accompagna sino al compimento dell’età pensionabile.

Per ottenere l’Ape sociale devi possedere:

  • almeno 30 anni di contributi, se appartenente alla categoria dei disoccupati, invalidi o caregivers;
  • almeno 36 anni di contributi se addetto ai lavori gravosi.

Le donne con figli hanno diritto a uno sconto del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni: quest’agevolazione è chiamata Ape rosa.

L’Ape sociale può avere una durata massima di 3 anni e 7 mesi: questo comporta dei problemi per chi matura i requisiti per la pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2019, dato che l’età pensionabile aumenta, da questa data, a 67 anni. L’Inps deve dunque chiarire se l’Ape sociale potrà essere comunque richiesta a partire dai 63 anni, o da 63 anni e 5 mesi.

Hai tempo sino al 31 marzo 2018 per inviare la domanda di certificazione dei requisiti per l’Ape sociale; un secondo scaglione di domande è previsto entro il 15 luglio 2018. Le domande tardive, se inviate entro il 30 novembre dell’anno, possono essere prese in considerazione, ma solo se vi sono risorse residue.

Non si sa ancora se l’Ape sociale sarà prorogata al 2019.

Requisiti Ape volontario 

L’Ape volontario, come l’Ape sociale, è un anticipo pensionistico, quindi un assegno che accompagna il beneficiario dai 63 anni di età sino al compimento dell’età pensionabile.

A differenza dell’Ape social, però, l’Ape volontario è ottenuto attraverso un prestito bancario, quindi comporta dei tagli sulla pensione dovuti alla restituzione del finanziamento. L’Ape volontario può ammontare dal 75% al 90% della futura pensione e può essere richiesto:

  • con un minimo di 20 anni di contributi;
  • se la tua futura pensione, al netto della rata di ammortamento, supera di 1,4 volte il trattamento minimo, quindi se supera 710,39 euro mensili;
  • se la rata di ammortamento del prestito Ape, assieme a ulteriori altri ratei, non incide per più del 30% della tua futura pensione;
  • se non sei protestato, cattivo pagatore e non ti trovi in particolari situazioni debitorie: per approfondire, Niente Ape per chi ha debiti.

Anche in relazione all’Ape volontario va poi chiarito se l’assegno potrà essere richiesto a 63 anni di età o a 63 anni e 5 mesi, considerando che la durata massima dell’Ape è pari a 3 anni e 7 mesi. Su questo punto, comunque, si pronuncia, almeno in parte, il decreto attuativo sull’Ape volontario, che consente di ottenere l’Ape supplementare nel caso in cui cambino i requisiti per la pensione.

Requisiti rendita anticipata 

La Rita, sigla che sta per rendita integrativa anticipata, consiste nella possibilità di ottenere in anticipo la pensione complementare, rispetto alla maturazione dei requisiti previsti per la pensione principale.

In particolare, puoi aver diritto alla pensione integrativa anticipata, o Rita, se sei iscritto alla previdenza complementare e risulti disoccupato da almeno 24 mesi (non è più necessario risultare disoccupati da almeno 48 mesi), possiedi almeno 20 anni di contributi e maturi entro 5 anni i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Inoltre, puoi richiedere la rendita con un anticipo di 10 anni rispetto alla data di maturazione dei requisiti della pensione principale, nell’ipotesi in cui l’anticipo decennale sia previsto dallo statuto o dal regolamento del fondo di previdenza complementare a cui aderisci.

In questo modo, puoi ottenere la pensione integrativa se, entro il 31 dicembre 2018, compi 56 anni e 7 mesi (bisogna però considerare i futuri adeguamenti alla speranza di vita).

Requisiti prepensionamento 

L’isopensione e l’assegno straordinario, due trattamenti meglio conosciuti sotto il nome di prepensionamento o scivolo pensionistico, possono consentirti l’uscita dal lavoro con 7 anni di anticipo se sei un lavoratore in esubero.

Questi trattamenti non comportano penalizzazioni sulla tua futura pensione, ma hanno dei costi non indifferenti a carico dell’azienda: per questo motivo sono solitamente utilizzati dalle imprese più grandi.

Se vuoi approfondire e capire se hai diritto al prepensionamento, ti consiglio di leggere: Pensione con 7 anni di anticipo, come funziona.

Requisiti pensione lavori usuranti 

Se sei stato addetto ai lavori usuranti per almeno metà della vita lavorativa, o per almeno 7 anni nel decennio antecedente al pensionamento, puoi ottenere una particolare pensione di anzianità agevolata, basata sulle vecchie quote (ti ricordo che la quota è il risultato della somma dell’età pensionabile e dei contributi posseduti: ad esempio, se hai 60 anni e 40 anni di contributi, raggiungi la quota 100).

Sei addetto ai lavori usuranti se svolgi una delle mansioni, particolarmente logoranti, elencate in un noto decreto del 2011 [2], oppure se presti servizio in turni notturni per un minimo di giornate l’anno. Gli addetti ai lavori usuranti non devono essere confusi con gli addetti ai lavori gravosi, ossia coloro che svolgono una delle attività elencate nella normativa che istituisce l’Ape sociale: questi ultimi, difatti, hanno diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato (l’Ape sociale, appunto), mentre gli addetti ai lavori usuranti hanno diritto alla pensione di anzianità, nel 2018 e nel 2019 (per l’esattezza, sino al 2026), con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, più la quota 97,6.

Hai tempo sino al 1° maggio del 2018 per inviare la domanda, se maturi i requisiti entro il 31 dicembre 2019; se maturi i requisiti entro il 31 dicembre 2020, hai tempo sino al 1° maggio del 2019 per inviare la domanda. Se invii la domanda in ritardo, ti viene differita la liquidazione della pensione.

Per approfondire: Chi ha diritto alla pensione di anzianità lavori usuranti

Requisiti pensione anticipata precoci 

Se appartieni alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale o sei addetto ai lavori usuranti hai diritto alla pensione anticipata precoci se, entro il 31 dicembre 2018, possiede almeno 41 anni di contributi. Deve però possedere almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età. Questo beneficio è strutturale ma è soggetto agli adeguamenti alla speranza di vita, quindi dal 2019 ci si può pensionare con 41 anni e 5 mesi di contributi.

Hai tempo sino al 1° marzo di ogni anno per inviare la domanda di certificazione dei requisiti per la pensione anticipata precoci. Le domande tardive, se inviate entro il 30 novembre dell’anno, possono essere prese in considerazione, ma solo se vi sono risorse residue.

Requisiti pensione liberi professionisti

Se sei un libero professionista, i requisiti per ottenere la pensione sono diversi e dipendono dalla cassa a cui tu sei iscritto (Cassa forense, Inarcassa, Enpam). Devi però sapere che dal 2017 puoi sommare gratuitamente i contributi presenti nella cassa con i contributi presenti in altre gestioni, per ottenere la pensione di vecchiaia, anticipata o di inabilità. Puoi sommare i contributi gratuitamente anche utilizzando la totalizzazione, oppure, a pagamento, con la ricongiunzione.

Per approfondire ti consiglio di leggere: Cumulo, totalizzazione e ricongiunzione.

Requisiti pensione invalidi

Se ti è stata riconosciuta una determinata percentuale d’invalidità, puoi aver diritto:

  • all’assegno ordinario d’invalidità, se l’invalidità riconosciuta è superiore ai due terzi e se possiedi almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio;
  • alla pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza, se possiedi un’invalidità riconosciuta dal 74% al 99%, sei disoccupato e non superi determinati limiti di reddito;
  • alla pensione per invalidi civili totali, se possiedi un’invalidità civile del 100%;
  • alla pensione d’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, se sei dipendente pubblico, possiedi un minimo di 15 o 20 anni di contributi assieme a determinati requisiti sanitari;
  • alla pensione d’inabilità, se sei invalido al 100% e ti è stata riconosciuta l’inabilità permanente a qualsiasi attività lavorativa; devi possedere almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio;
  • esistono poi ulteriori trattamenti collegati allo stato d’invalidità:

Requisiti pensione sociale 

Se non possiedi contributi sufficienti per ottenere una pensione, ma hai un reddito basso, puoi ottenere l’Assegno sociale, che nel 2018 ammonta a 453 euro mensili ed in alcuni casi può essere maggiorato. Per saperne di più, ti consiglio di leggere la guida completa Assegno sociale 2018.

Requisiti maggiorazioni contributive 

Non dimentichiamo, infine, che potresti avere diritto, in quanto invalido o perché hai svolto particolari tipologie di servizio, a delle maggiorazioni del periodo di lavoro, dette maggiorazioni convenzionali dell’anzianità contributiva, che sono riconosciute ai fini della pensione: in pratica, ti sono riconosciuti dei contributi aggiuntivi, come se avessi lavorato di più, rispetto al servizio effettivo prestato. In questo modo, puoi anticipare la pensione.

Tra le principali maggiorazioni che possono essere attribuite ai lavoratori vi sono quelle legate alla particolarità del servizio prestato (a bordo, all’estero…), all’invalidità riconosciuta e alla condizione di lavoratrice madre.

Per approfondire: Tutte le maggiorazioni dei contributi.

Pensione anticipata quota 100

Oltre alle tipologie di pensione anticipata e di anzianità elencate, potrebbero essere introdotte delle nuove pensioni agevolate: una di queste è la cosiddetta pensione quota 100. La pensione anticipata quota 100, che dovrebbe diventare operativa nel 2019, prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta, è pari a 100 In base alle più recenti proposte, però, non tutti coloro la cui quota è pari a 100 potranno pensionarsi con questo trattamento, ma potrà uscire dal lavoro solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni, in base a quanto annunciato dal ministro Salvini. Un’altra proposta prevede un’età minima pari a 64 anni ed una contribuzione minima pari a 36 anni.

Secondo ulteriori proposte sarebbe sufficiente, per evitare un numero di domande di pensione troppo elevato ed insostenibile,  il ricalcolo contributivo o misto della pensione.

Una proposta ancora differente prevede la quota 100 selettiva, ossia riservata soltanto a determinate categorie di lavoratori, ma senza paletti legati ad età e contribuzione, e senza ricalcoli del trattamento. La pensione potrebbe essere, ad esempio, riservata agli esuberi, e sostenuta da appositi fondi di solidarietà e, in parte, dalle aziende.

Secondo quanto recentemente affermato dal ministro Salvini, comunque, la pensione quota 100 dovrebbe essere raggiunta entro tre anni senza alcun tipo di limite, né di età, né di contribuzione o legato alla categoria di appartenenza. Sino al 2021, l’unico limite previsto sarebbe il raggiungimento di un’età minima di 62 anni.

Allo stato attuale, l’ipotesi più accreditata prevede l’affiancamento della quota 100 aperta a tutti, ma con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima di 37 o 36 anni, alla pensione quota 100 senza limiti di età e contribuzione, ma dedicata ai soli esuberi.

Pensione anticipata quota 41 e quota 42

Un’altra proposta prevede la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42.

Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma, come abbiamo osservato, è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate.

Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate.

Proroga opzione Donna

Uno degli interventi che si vorrebbero attuare con la riforma pensioni consiste nella  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, per potersi pensionare con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe far diventare strutturale questo trattamento, rendendo così possibile ottenere la pensione per tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età, eventualmente adeguabili all’aspettativa di vita, e 35 anni di contributi.

Alcune proposte parlano invece di un’età più elevata per accedere all’opzione donna, pari a 63 anni, ma con minori penalizzazioni legate al calcolo della pensione.

Nona salvaguardia

Un altro modo di anticipare la pensione, volto a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, potrebbe essere costituito dalla proroga degli interventi di salvaguardia.

In particolare, dovrebbe essere attuata una nona salvaguardia per consentire di ottenere la pensione, sia di anzianità che di vecchiaia, con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia per “salvare” particolari categorie di lavoratori esodati.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare, nello specifico, le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:

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