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Debiti fiscali: c’è prescrizione con domanda di rateazione?

25 settembre 2018


Debiti fiscali: c’è prescrizione con domanda di rateazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2018



Cartelle di pagamento e debiti con l’Agenzia delle Entrate: conviene aspettare la prescrizione? La domanda di dilazione è ammissione del debito e impedisce il ricorso al giudice? 

Se hai letto la nostra guida sulla prescrizione dei debiti col fisco saprai già che, quando trascorrono molti anni dalla notifica di una cartella di pagamento senza che, nel frattempo, l’Esattore abbia agito o inviato un sollecito, il debito si estingue per prescrizione. Significa che non devi più pagare nulla. E se l’Agente per la riscossione dovesse minacciarti di pignorare i beni, di iscrivere un fermo o un’ipoteca puoi fare ricorso al giudice. Affinché la prescrizione possa compiersi è tuttavia necessario attendere termini non sempre brevi: si va dai tre anni per il bollo auto, ai cinque per le imposte sulla casa e per le mute, infine ai dieci anni per tutte le altre imposte erariali (quelle cioè di competenza dell’Agenzia delle Entrate). Il contribuente però non ha la sfera di cristallo e non può prevedere se, nell’arco di tutto questo tempo, arriverà o meno l’esecuzione forzata. Sicché potrebbe ritenere più rassicurante non attendere, rinunciare quindi all’eventuale prescrizione e pagare a rate, spalmando il debito negli anni a venire. Ma che succede da questo momento in poi? Se, nonostante il pagamento a rate il fisco non dovesse più inviare alcun sollecito, il contribuente potrebbe ugualmente far valere la prescrizione? In altri termini, per i debiti fiscali cosa succede alla prescrizione con la domanda di rateazione? Lo cercheremo di capire in questo articolo.

In particolare analizzeremo tutte le possibili vicende che si possono verificare nel momento in cui viene notificata una cartella esattoriale, quali mosse conviene che il debitore faccia, ivi compresa la richiesta di dilazione del pagamento, e quando è poco prudente lasciare che il tempo corra in attesa della prescrizione. Ma procediamo con ordine.

Il pagamento della cartella consente di fare ricorso?

Nel diritto privato, il pagamento di un debito equivale al suo riconoscimento. In pratica, chi adempie a un’obbligazione pecuniaria non può poi chiedere indietro i soldi versati sostenendo che il debito non esisteva o che l’importo corrisposto è eccessivo (salvo i casi di errore scusabile: ad esempio il creditore ha falsificato una fattura o un contratto).

Questo principio non vale con il fisco. Tutte le volte in cui il contribuente riceve una cartella esattoriale può decidere di pagarla subito per evitare conseguenze peggiori (ad esempio un fermo auto, l’ipoteca o il pignoramento dei beni); ciò però non gli preclude la possibilità di fare ricorso al giudice in un momento successivo. Nel momento del versamento dell’importo non c’è neanche bisogno di fare una precisazione spiegando che ci si riserva il diritto di impugnare la cartella, poiché questo è già implicito nella legge.

In ogni caso, se si vuol far ricorso dopo il pagamento della cartella, bisogna comune rispettare i normali termini previsti dalla normativa: 60 giorni dalla notifica per la generalità delle cartelle; 40 giorni per quelle relative a pagamenti dovuti all’Inps o all’Inail; 30 giorni per quelle relative a multe o altre sanzioni amministrative.

La richiesta di rateazione della cartella consente di fare ricorso?

Così come il pagamento della cartella esattoriale, anche la richiesta di dilazione non implica una ammissione del debito. Il che significa che chi chiede la rateazione può, anche il giorno dopo, rivolgersi al giudice per far annullare la cartella. In tal caso, se otterrà una sentenza favorevole, verrà esentato dal pagare le restanti rate e avrà diritto al recupero di quelle già versate. Senza contare che il contribuente potrebbe anche presentare la domanda di dilazione per bloccare il pignoramento, il fermo o l’ipoteca in attesa quantomeno della prima udienza e dell’eventuale provvedimento del giudice di sospensiva dell’efficacia esecutiva della cartella. In questo caso potrebbe iniziare a pagare le prime rate oppure non farlo, con la consapevolezza che fino a quattro rate non pagate non si decade dalla rateazione e l’Esattore non può avviare pignoramenti. Solo con la quinta rata omessa salta la rateazione e l’avvio (eventuale) dell’esecuzione forzata.

Dopo la domanda di rateazione si può contestare la cartella per prescrizione?

Ritorniamo ora alla possibilità per il contribuente, presentata l’istanza di dilazione, di fare ricorso al giudice in un momento successivo. Le contestazioni possono attenere a vizi della cartella oppure all’intervenuta prescrizione. Attenzione però: solo se la prescrizione si è compiuta già prima del deposito della domanda di rateazione è possibile eccepirla davanti al giudice. Se invece si verifica dopo la domanda di rateazione non è più valida. E questo perché la richiesta di rateazione, se anche non costituisce ammissione del debito, determina l’interruzione del termine di prescrizione. Ad esempio:

  • se una cartella Irpef si prescrive il 1° marzo e il contribuente presenta la domanda di rateazione il 2 marzo, questi può, nonostante l’accoglimento dell’istanza, fare ugualmente ricorso al giudice e chiedere l’annullamento del debito per prescrizione;
  • se una cartella Irpef si prescrive il 10 marzo e il contribuente presenta la domanda di rateazione il 2 marzo non può successivamente chiederne l’annullamento. Lo potrà chiedere solo dopo 10 anni dal 2 marzo, giorno nel quale egli ha interrotto i termini con la richiesta di dilazione.

Rateizzare o aspettare la prescrizione?

Quando una cartella è stata notificata da molti anni e la prescrizione è imminente potrebbe porsi il dubbio se sia più conveniente chiedere una rateazione – e così escludere il rischio di un pignoramento, ma nello stesso tempo interrompere i termini della prescrizione e non potersene più valere nell’imminente – oppure attendere che si compia la prescrizione sperando che, nel frattempo, l’Esattore non avvii gli atti esecutivi. Fermo restando che, anche dopo l’eventuale ricevimento di un preavviso di fermo o di ipoteca il contribuente può sempre chiedere la rateazione e bloccare la misura cautelare, sicuramente non è una scelta che si può consigliare. Dipende da ciò che si rischia e dalle valutazioni private dell’interessato. Di certo, se mancano pochi mesi è forse più conveniente attendere rispetto a un debito che per prescriversi necessita ancora di svariati anni.

note

[1] Cass. ord. n. 16098/18 del 18.06.2018: «se è vero che di per sè in materia tributaria, non può costituire acquiescenza da parte del contribuente l’avere chiesto ed ottenuto, senza riserva alcuna, la rateizzazione degli importi indicati nelle cartelle di pagamento, nondimeno il riconoscimento del debito comporta in ogni caso l’interruzione del decorso del termine di prescrizione e si pone quindi in maniera incompatibile con l’allegazione del contribuente di non avere ricevuto notifica delle cartelle.»

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