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Cartelle di pagamento, come fare in caso di prescrizione quinquennale

25 settembre 2018


Cartelle di pagamento, come fare in caso di prescrizione quinquennale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2018



Prescrizione delle cartelle esattoriali: come far cancellare un debito per decorso del termine. 

Forse avrai letto anche tu su numerosi siti internet che la prescrizione delle cartelle esattoriali è sempre di cinque anni. Non si tratta di una bufala, ma quasi. L’informazione, certo, non è corretta ma frutto di una erronea interpretazione di una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite di due anni fa [1]. Sentenza, in verità, assai importante perché ha chiarito un dubbio sul quale si dibatteva da tempo nelle aule giudiziarie: qual è la prescrizione delle cartelle di pagamento? La legge non lo dice, sicché molti ritenevano che le cartelle non contestate, divenute quindi definitive, fossero equiparabili alle sentenze “passate in giudicato” e, come queste ultime, si prescrivessero in dieci anni. Ragionamento sbagliato a detta della Suprema Corte, secondo cui le cartelle esattoriali sono e restano invece atti amministrativi anche quando scadono i termini per l’impugnazione. La prescrizione delle cartelle, quindi, in assenza di una specifica disposizione di legge che la disciplini, deve essere la stessa del tributo per il quale si chiede il pagamento. Dunque, nel caso dell’Imu, che si prescrive in cinque anni, anche la relativa cartella si prescriverà in un quinquennio; se il bollo auto si prescrive in tre anni, lo stesso vale per la cartella; e se l’Irpef cade in prescrizione dopo 10, la cartella segue la stessa regola. La prescrizione quinquennale della cartella di pagamento non è quindi la regola ma uno dei diversi casi in cui ci si può imbattere. Di tanto parleremo a breve in questo articolo: spiegheremo, più nel dettaglio, come fare in caso di prescrizione quinquennale della cartella di pagamento e quali strumenti adoperare per eliminare il debito.

Ovviamente quanto diremo vale anche per le cartelle con prescrizione decennale e quella per il bollo auto, l’unica che si prescrive in soli tre anni. La procedura per cancellare il debito è difatti sempre la stessa.

Cartelle con prescrizione quinquennale: quali sono?

Le cartelle che si prescrivono in cinque anni solo quelle relative a:

  • Imu,
  • Tasi,
  • Tari (l’imposta sui rifiuti),
  • multe stradali,
  • sanzioni amministrative (ad esempio quelle per un protesto),
  • contributi di previdenza dovuti all’Inps,
  • contributi di assistenza dovuti all’Inail.

Per tutte le altre cartelle di pagamento, escluse solo quelle relative al bollo auto (che si prescrivono in tre anni), vale la prescrizione di dieci anni. Si tenga tuttavia conto che, di recente, svariati giudici (ma tra questi non c’è ancora la Cassazione) hanno ritenuto che la prescrizione di Irpef e Iva debba essere di cinque anni e non dieci.

Cartelle con prescrizione quinquennale: come fare?

In merito alle imposte che abbiamo appena elencato per le quali vale la prescrizione quinquennale, ecco alcuni utili suggerimenti per “togliersi di torno” il debito.

La prescrizione può riguardare la cartella o l’imposta. In entrambi i casi, come detto, il termine è sempre di cinque anni. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Prescrizione quinquennale dell’imposta

Si prescrive l’imposta quando, dall’anno successivo a quello in cui il tributo è dovuto, decorrono cinque anni senza che il contribuente abbia mai ricevuto un avviso di pagamento. Così, se dovesse arrivare direttamente la cartella o un accertamento questo sarebbe illegittimo. Facciamo un esempio. Un contribuente non paga l’Imu per il 2012. Nel 2018 riceve una cartella o un avviso di accertamento da parte del Comune: questi atti sono illegittimi perché l’imposta si è ormai prescritta.

Prescrizione quinquennale della cartella

Si prescrive la cartella, invece, quando dalla notifica di quest’ultima l’Agente della Riscossione non svolge alcun atto: non invia quindi solleciti, intimazioni di pagamento, non iscrive fermi o ipoteche, non avvia un pignoramento. Facciamo, anche in questo caso, un esempio pratico. Immaginiamo che Luciano riceva una cartella nel 2010 per la Tasi e la Tari. Da allora in poi non ha mai ricevuto alcun altro atto. Nel 2018 l’Esattore gli invia un preavviso di fermo auto. Luciano potrà impugnare tale atto in quanto si riferisce a una cartella ormai caduta in prescrizione. Se però Luciano dovesse aver ricevuto, nel 2014, un sollecito di pagamento la prescrizione si compirebbe solo nel 2019.

Come accorgersi che si è verificata la prescrizione?

A questo punto ti chiederai: come faccio ad essere certo che una imposta o una cartella è caduta in prescrizione? Hai due modi. Il primo è quello di verificare nel tuo archivio quali atti e raccomandate ti sono state notificate; devi però essere certo di aver ritirato qualsiasi avviso di giacenza eventualmente lasciato dal postino nella tua casetta delle lettere. Il secondo è di presentarti all’ufficio e presentare una istanza di accesso agli atti amministrativi e, con essa, chiedere che ti sia data copia di tutti gli atti a te notificati. Per verificare se si è prescritta l’imposta, dovrai presentare la domanda all’Ente competente (per Imu, Tasi, Tari, multe stradali di competenza della polizia municipale è il Comune; per le altre sanzioni di competenza della Prefettura è quest’ultima; per i contributi previdenziali o assistenziali sono competenti rispettivamente l’Inps e l’Inail).

Una volta ricevuti le copie degli avvisi di ricevimento delle raccomandate (per le cartelle notificate a mezzo posta) o delle relazioni di notifica (per quelle invece notificate tramite messo comunale), potrai verificare se tutto è in regola, se la notifica è avvenuta all’indirizzo corretto, se la firma di ricevimento della busta è tua o se, in mancanza di consegna per tua momentanea assenza, è stata inviata la seconda raccomandata che ti avvisa della giacenza in Comune o alle Poste.

Come fare a cancellare una cartella prescritta?

Sembra quasi paradossale: per quanto la prescrizione sia una circostanza assai facile da verificare (basta saper contare fino a massimo 10), a volte cancellare una cartella prescritta è quantomai difficile. E ciò perché, se anche presenti una istanza in autotutela all’ente titolare del credito (il Comune, l’Agenzia delle Entrate, ecc.) questi di solito non rispondono. Se invii l’istanza all’Ente della Riscossione, questi invece si limita a inoltrarla all’ente titolare del credito e qui, di nuovo, la pratica si blocca.

Non è neanche possibile impugnare la cartella prescritta perché notificata ormai molto tempo prima: sono pertanto decorsi i 60 giorni per il ricorso.

Se ben ricordi abbiamo parlato di tanto già nell’articolo Prescrizione debiti col fisco: come fare?

Che soluzioni ci sono? Non c’è altro rimedio di impugnare un eventuale successivo atto notificato dall’Esattore (ad esempio un preavviso di pignoramento, di fermo o di ipoteca o un sollecito di pagamento) facendo rilevare che il credito è ormai caduto in prescrizione.

Se la cartella prescritta non è stata neanche notificata si può impugnare anche l’estratto di ruolo, in qualsiasi momento, richiesto all’ufficio dell’Agente della Riscossione: un metodo “veloce” per cancellare il debito in tutta sicurezza senza dover attendere la successiva mossa dell’Agente per la riscossione.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016.

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