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Niente gratuito patrocinio se l’impugnazione è inammissibile

26 settembre 2018


Niente gratuito patrocinio se l’impugnazione è inammissibile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



L’avvocato perde il diritto ad essere pagato dallo Stato se la causa è infondata. Stretta anche sulle consulenze di parte inutili per determinare la prova.

Gratuito patrocinio solo a chi ha ragione. Per gli altri, il diritto salta. Nel “decreto sicurezza” appena approvato dal Governo si annida una norma che non piacerà agli avvocati civilisti. Nel momento in cui il giudice dovesse dichiarare inammissibile l’impugnazione (anche quella incidentale) viene revocato il gratuito patrocinio e il difensore perderà la possibilità di vedersi pagare la parcella da parte dello Stato. Lo dovrà fare il cliente, ammesso che ne abbia le possibilità e che gli accordi non siano differenti. 

In questo modo, la disciplina prevista per il processo civile si allinea a quella già in vigore per il processo penale escludendo che il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio abbia diritto all’anticipazione di spese ed onorari a carico dell’erario quando l’impugnazione (appello o ricorso per Cassazione) è dichiarata inammissibile. Lo stesso principio (già in vigore per il processo penale) viene esteso alle spese per consulenze tecniche irrilevanti o superflue. Viene colmata in tal modo una lacuna nella disciplina normativa concernente le controversie civili nei casi in cui non si ritiene giustificabile il costo a carico della collettività.

Ma vediamo qual è il testo della norma in commento che taglia il gratuito patrocinio se l’impugnazione è inammissibile. Si tratta dell’articolo 15 del decreto sicurezza. Leggiamola insieme.

La nuova legge sul gratuito patrocinio

Disposizioni in materia di giustizia

«1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, è apportata la seguente modificazione:

nel capo V del titolo IV della parte III, dopo l’articolo 130, è aggiunto il seguente:

“Art. 130-bis (L)

(Esclusione dalla liquidazione dei compensi al difensore e al consulente tecnico di parte nei processi civili).

1. Nel processo civile, quando l’impugnazione, anche incidentale, è dichiarata inammissibile, al difensore non è liquidato alcun compenso.

2. Non possono essere altresì liquidate le spese sostenute per le consulenze tecniche di parte che, all’atto del conferimento dell’incarico, apparivano irrilevanti o superflue ai fini della prova».

Le ragioni dello stop al gratuito patrocinio

In questo modo – spiega la relazione illustrativa al decreto legge – si vuol responsabilizzare l’avvocato della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, escludendo che questi abbia diritto al gratuito patrocinio nei casi in cui l’impugnazione -proposta o coltivata- sia dichiarata inammissibile. In tali casi, si ritiene non giustificato un costo a carico della collettività, poiché una valutazione ponderata delle ragioni dell’impugnazione o una maggiore attenzione nella redazione del reclamo, dell’appello o del ricorso per Cassazione, avrebbero dovuto sconsigliare la proposizione dell’appello. 

Il comma 2 estende al processo civile una disposizione vigente per il processo penale, coerentemente con il principio stabilito dall’articolo 92 del codice di procedura civile, che consente al giudice di escludere la parte vittoriosa dalla ripetizione delle spese superflue.

Profili di illegittimità della norma

Agli avvocati che dovessero lamentare un’eventuale lesione del diritto costituzionale alla difesa ha già risposto la Consulta quando la medesima questione si pose per il processo penale. La Corte Costituzionale ha spiegato, in quella sede, che la stretta sui compensi punta a bilanciare due distinti interessi: da un lato, garantire a tutti i soggetti non abbienti il diritto di difesa, e dall’altro, la necessità di contenimento della spesa pubblica evitando che siano liquidati compensi professionali per attività superflue ed inutili quando l’inammissibilità sia largamente prevedibile se non addirittura prevista già al momento del deposito dell’impugnazione.


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