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Chi fa retromarcia ha torto?

26 settembre 2018


Chi fa retromarcia ha torto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



Retromarcia: come si fa e dove guardare. Il conducente deve farsi obbligatoriamente aiutare da una persona a terra che controlla la manovra?

Stai facendo retromarcia. Poiché non disponi dei sensori di parcheggio e di una telecamera che proietta all’interno dell’auto ciò che succede fuori, sei costretto a fidarti degli specchietti retrovisori. Senonché, pochi secondi dopo aver ingranato la marcia, senti un grido: una vecchietta cade a terra dolorante, lamentando di essere stata investita da te. Tu declini ogni colpa: a tuo avviso la donna si è piantata sul più bello proprio nel tuo perimetro di manovra, inconsapevole – certo per distrazione – che ti stavi muovendo. Se solo avesse controllato le luci sul retro della macchina si sarebbe accorta della manovra e si sarebbe scostata. Del resto, gli specchietti retrovisori non hanno il “grandangolo” e consentono una visuale ridotta della strada. Chi ha ragione? Se la persona investita dovesse farti causa, e magari intentarti un processo penale per lesioni colpose, chi la spunterebbe? Sei costretto a risarcirle i danni o ci pensa l’assicurazione? Una recente sentenza della Cassazione [1] offre uno spunto per rispondere ai tuoi interrogativi e chiarisce se chi fa retromarcia ha torto. Ecco cosa hanno detto a riguardo i giudici supremi.

Tra i giudici, costituisce ormai principio consolidato che, in tema di colpa nella circolazione stradale, la manovra di retromarcia va eseguita con estrema cautela, lentamente e con il completo controllo dello spazio retrostante. Ne consegue che il conducente, qualora si renda conto di avere alle spalle una strada che non rende percepibile l’eventuale presenza di un pedone, se non può fare a meno di effettuare la manovra deve porsi nelle condizioni di controllare la via, ricorrendo, in caso, alla collaborazione di terzi che, da terra, lo aiutino per consentirgli di muoversi senza alcun pericolo per gli altri utenti della strada [2].

Proprio sulla “collaborazione di terzi” si concentra la Cassazione. La retromarcia impone anche di farsi aiutare da persona a terra anche nel caso di veicoli omologati senza tale prescrizione in manovra. Nonostante la presenza regolamentare di specchi retrovisori, se la visuale non è completamente libera, il conducente è tenuto ad adottare ogni cautela per procedere in sicurezza, eventualmente avvalendosi di un passante o di un passeggero che, sceso dalla vettura, gli dica se può passare o meno e, nello stesso tempo, avvisi i passanti del pericolo incombente.

Il codice della strada [3] difatti impone al guidatore che sta per fare retromarcia di assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio ai pedoni. 

Quindi chi fa retromarcia ha torto? La risposta è affermativa anche se l’infortunato gli si è piantato in mezzo al passaggio senza accorgersi dell’imminente manovra. La colpa del conducente può essere esclusa solo se questi dimostra – cosa tutt’altro che facile – che il danneggiato si è materializzato sul più bello, con uno scatto repentino e, come tale, imprevedibile e inevitabile. Insomma si deve trattare di un runner e non certo di una vecchietta il cui lento incedere è di sicuro avvistatile con largo anticipo.

Detto in termini tecnici, la colpa di chi fa retromarcia si presume salvo prova contraria. Prova che ovviamente deve dare chi è al volante.

Una volta accertata la responsabilità del conducente, su di lui ricadono le conseguenze penali per l’eventuale reato di lesioni. Quanto invece alle conseguenze risarcitorie ci penserà la sua assicurazione ma pur sempre nei limiti dei massimali della polizza; con la conseguenza che se il danno dovesse essere ingente (si pensi alla morte di un bambino), la differenza dovrà essere versata dal colpevole.

Quanto chiarito dalla Cassazione è l’orientamento di tutti i giudici. Il tribunale di Roma, ad esempio, ha detto [4]: «La circostanza che il mezzo condotto sia sprovvisto di telecamera posteriore e che questi si trovi ad effettuare la manovra di retromarcia, sia pure complessa e non agevole, senza alcun supporto e aiuto esterno, non costituisce un’ipotesi di forza maggiore tale da escludere il reato per la condotta dell’autista e le successive conseguenze in termini di danni occorsi».

Ed ancora, sempre secondo la Suprema Corte [5], «le norme di comportamento dettate dal codice della strada non sono applicabili alla circolazione dei veicoli a motore in aree private, tuttavia, all’interno di queste ultime, il conducente è tenuto ad usare la necessaria prudenza al fine di evitare incidenti e, principalmente, ha l’obbligo di ispezionare con lo sguardo lo spazio che il veicolo deve percorrere, versando altrimenti in colpa (fattispecie in tema di omicidio colposo cagionato dalla collisione, con il ciclomotore su cui era la vittima, di un carrello elevatore, privo di dispositivi acustici e luminosi, a bordo del quale l’imputato procedeva a retromarcia, trasportando un carico voluminoso).

In tema di circolazione stradale, la manovra di retromarcia deve ritenersi quale operazione pericolosa, che richiede pertanto estrema cautela e va eseguita in condizioni di assoluta sicurezza, lentamente e con il completo dominio dello spazio retrostante: l’accertamento della colpa esclusiva del conducente in retromarcia libera l’altro dalla presunzione della responsabilità concorrente [6].

In tema di retromarcia effettuata da autoveicoli sia sulla strada pubblica che in luoghi comunque soggetti a frequentazione di persone (e quindi anche privati) tale pericolosa manovra non deve essere effettuata quando il conducente del mezzo non sia in grado di percepire e visivamente dominare tutto lo spazio retrostante da impegnare e, quindi, di regolare il movimento dell’autovettura in relazione alla presenza di eventuali ostacoli. Ne deriva che i conducenti di veicoli che, per ragioni strutturali (mole, altezza, sagomatura) o contingenti (carico voluminoso o ingombrante, avarie o perdite di accessori) non siano in grado di assicurare le condizioni descritte, devono adottare tutti gli accorgimenti idonei e sufficienti a realizzare situazioni di sicurezza [7].

note

[1] Cass. sent. n. 41357/2018.

[2] Cass. sent. n. 8591/2017, n. 35824/2013.

[3] Art. 154 cod. strada.

[4] Trib. Roma sent. n. 8591/2017.

[5] Cass. sent. n. 12216/2017.

[6] GdP Biancavilla, sent. n. 135/2016.

[7] Cass. sent. n. 36039/2015.

Cassazione penale, sez. IV, 07/11/2017, (ud. 07/11/2017, dep.22/02/2018),  n. 8591 Vedi massime correlate

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 3 luglio 2015 la Corte di Appello di Napoli confermava la condanna di C.M. ad anni uno e mesi otto di reclusione per il delitto di omicidio colposo in danno di P.I.. All’imputato era stato addebitato che, in violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, alla guida dell’autocarro IVECO Daily, avente massa di sei tonnellate (OMISSIS), immettendosi in (OMISSIS) in violazione del divieto di transito dei veicoli di massa di 3,5 tonnellate, procedendo in retromarcia senza la dovuta cautela atta ad evitare pericolo ad altri utenti della strada, nonostante non avesse il controllo completo dello spazio retrostante, investiva il pedone P.I., che percorreva la predetta via, procurandole lesioni gravissime da cui derivava la morte.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato per il tramite del difensore di fiducia. Con il primo motivo lamenta violazione di legge in relazione all’art. 146 C.d.S..

La Corte aveva trascurato che l’autocarro condotto dal C. stava effettuando un servizio di pubblica utilità, ossia la raccolta dei rifiuti, come dimostrato dalla Delib. Giunta Municipale del Comune di Vico Equense. La Corte territoriale non aveva risposto allo specifico motivo di gravame, di talchè la sentenza era viziata dalla mancanza assoluta di motivazione, in violazione dell’art. 125 c.p.p..

La Corte era poi incorsa nel vizio di travisamento della prova affermando che il camion non era dotato di specchietti retrovisori, affermazione smentita dalla documentazione fotografica acquisita al processo nonchè dalle affermazioni del principale teste di accusa G., che aveva affermato come il collega, al momento della manovra, guardasse la strada dagli specchietti retrovisori laterali esterni. Pertanto, non poteva considerarsi integrato il profilo di colpa specifica contestato, ossia la violazione dell’art. 154 C.d.S..

Inoltre, la Corte territoriale non aveva risposto ai motivi di appello relativi alla valutazione delle risultanze della perizia disposta in giudizio, che deponevano per una corretta condotta di guida dell’imputato (percorrenza della via a retromarcia a passo d’uomo), laddove dunque era stato il comportamento imprudente del pedone, che non aveva segnalato la sua presenza e non si era spostato dalla traiettoria, a causare il sinistro. L’evento non poteva dunque causalmente ascriversi alla condotta dell’imputato. Infine, lamenta l’imputato violazione di legge relativa alla mancata notifica della impugnazione del PM, di cui l’imputato non aveva avuto conoscenza; nonchè l’omessa motivazione relativamente alla durata della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, quantificata in un anno e sei mesi.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è infondato.

2. Quanto alla eccezione processuale, da esaminarsi preliminarmente per motivi di priorità logica, va richiamato il costante orientamento di legittimità, secondo cui l’omessa notifica alle parti dell’impugnazione del pubblico ministero non produce l’inammissibilità dell’impugnazione, non essendo prevista tra i casi di cui all’art. 591 c.p.p., nè la nullità del processo del grado successivo, non rientrando tra le nullità di cui all’art. 178 c.p.p..

L’unico effetto della omissione è soltanto quello di non fare decorrere l’impugnazione incidentale della parte privata, ove consentita (Sez. 1, n. 48900 del 24/10/2003, Rv 227008; Sez.3, n.14443 dell’11/11/1999, Rv 215111; Sez.6, n.4088 del 3/3/1998, Rv 210220).

3. Venendo alle censure riguardanti l’affermazione di responsabilità, che possono trattarsi congiuntamente, va osservato che l’eventuale svolgimento di un pubblico servizio (nella specie, la raccolta dei rifiuti) non riveste rilevo determinante in ordine alla affermazione della colpa, che riguarda essenzialmente la correttezza della esecuzione della manovra di retromarcia, avuto riguardo alla conformazione dello stato dei luoghi nel caso concreto. La necessità di espletare il servizio pubblico è aspetto che può attenere, al più, il profilo valutativo del grado della colpa, influente sulla dosimetria della pena, aspetto che il ricorrente non ha censurato.

Tanto chiarito, devono richiamarsi i principi più volte affermati nella giurisprudenza di legittimità in tema di investimento dei pedoni e, in particolare, alla esecuzione della manovra in retromarcia. Quanto al primo aspetto, questa Corte ha ripetutamente affermato che il conducente del veicolo va esente da responsabilità per l’investimento di un pedone solo quando la condotta della vittima configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista nè prevedibile, da sola sufficiente a produrre l’evento, circostanza questa configurabile ove il conducente medesimo, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso ed imprevedibile. (Sez. 4, n. 20027 del 16/04/2008 Rv. 240221; Sez. 4, n. 33207 del 02/07/2013, Rv. 255995; Sez. 4, n. 10635 del 20/02/2013 Rv. 255288). Con particolare riferimento all’investimento di un pedone durante una manovra in retromarcia, si è rimarcato il fondamentale obbligo del conducente di controllare il tratto di strada da percorrere (Sez. 4, n. 10813 del 20/05/1987, Rv. 176844), e di eseguire detta manovra con lentezza, in modo da avere i completo controllo dello spazio retrostante. Pertanto, il conducente, qualora si renda conto di avere dietro alle spalle una strada che non rende percepibile l’eventuale presenza di un pedone, se non può fare a meno di effettuare la manovra, deve porsi nelle condizioni di controllare la strada, ricorrendo, se del caso, alla collaborazione di terzi che, da terra, lo aiutino per consentirgli di fare retromarcia senza alcun pericolo per gli altri utenti della strada (Sez. 4, n. 8600 del 02/04/1993, Rv. 195170, Sez. 4, n. 35824 del 27/06/2013 Rv. 256959). E a nulla rileva, se a ciò non adempie, che nessuno abbia notato sulla traiettoria del veicolo stesso la presenza di un soggetto, poi rimasto vittima, o non abbia notato alcunchè che lo potesse indurre a ritenere probabile quella presenza (Sez. 4, n. 10813 del 20/05/1987, Rv. 176844).

4. Ciò posto, i giudici di merito hanno correttamente applicato detti principi in ragione dei fatti accertati nel processo.

A tal proposito è invero emerso che, nell’effettuare lo spostamento in una strada alquanto stretta, in salita e in curva, l’imputato non si era avvalso della collaborazione dell’altro autista, rimasto a bordo del mezzo, eseguendo la manovra senza alcuna visibilità dello spazio retrostante, come risulta dalla perizia espletata. E tanto è sufficiente ad affermare la violazione delle regole di prudenza imposte dall’art. 154 C.d.S., come contestatogli, non essendo decisivo l’elemento dell’utilizzazione degli specchietti retrovisori, date le oggettive condizioni dei luoghi. Per di più, la sentenza di primo grado (si verte in ipotesi di doppia conforme) chiarisce che, ai fini della esecuzione della manovra e date le dimensioni della strada, gli specchietti retrovisori del mezzo erano stati reclinati.

Pertanto, la Corte territoriale fa riferimento in tal senso alla “assenza” degli specchietti, con ciò intendendo non già che il mezzo ne fosse privo, ma che non erano stati utilizzati nella esecuzione della manovra. Infine, come esposto alla luce dei principi richiamati, la presenza della vittima sulla strada non può in alcun modo essere considerata elemento eccezionale o atipico, trattandosi di centro abitato e di orario mattutino.

5. Parimenti infondato è il motivo riguardante la durata della sanzione accessoria. E’ invero consolidato il principio per cui il giudice che applichi con la sentenza di patteggiamento la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida deve fornire una motivazione sul punto se la misura si allontani dal minimo edittale, e non già quando la misura della pena inflitta sia pari al minimo, si discosti di poco o sia molto più vicina al minimo che al massimo edittale, casi questi ultimi in cui è sufficiente la motivazione implicita (Sez. 4, n. 21194 del 27/03/2012, Rv. 252738; Sez. 4, n. 21574 del 29/01/2014, Rv. 259211). Nel caso di specie, la durata della sospensione è stata disposta in misura assai inferiore alla media edittale sì che non era necessaria una particolare motivazione.

6. Si impone dunque il rigetto del ricorso. Segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 7 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 febbraio 2018

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