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Come sapere quanti giorni di malattia ho fatto

26 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



I modi per avere il calcolo delle assenze, i limiti entro i quali non si può essere licenziati e quando inizia e finisce il conteggio del comporto.

Ogni lavoratore dipendente ha un certo numero di giorni di malattia durante l’anno, stabiliti dall’Inps e dal contratto nazionale di categoria. Ma difficilmente segna su un diario le volte che è stato a casa per un’influenza, una convalescenza o un mal di stomaco. Sarà successo anche a te di aver dovuto rinunciare ad andare al lavoro perché non stavi bene. Ora che ci pensi, ricordi quante volte è successo in quest’anno? Sai con precisione quanti giorni di malattia hai fatto? Non si tratta di un semplice dato statistico: se si supera il limite, il cosiddetto periodo di comporto, il datore di lavoro potrebbe procedere al licenziamento. Si pone una domanda legittima, quindi, chi si chiede «come sapere quanti giorni di malattia ho fatto?», soprattutto se durante l’anno sa di essere stato assente diverse volte, magari a causa di un intervento chirurgico o di una patologia che lo ha costretto a casa in varie occasioni.

Ci sono diverse possibilità per avere questo dato. Una, farsi il calcolo da solo secondo la logica che vedremo più avanti. Un’altra, forse più comoda, è quella di consultare e stampare i certificati di malattia dal portale dell’Inps. Infine, è possibile chiedere al datore di lavoro il computo dei giorni di assenza. L’importante, come abbiamo detto, è tenere la situazione sotto controllo prima di vedersi arrivare a casa una lettera di licenziamento.

Vediamo, quindi, come si calcola la malattia, come viene riconosciuta l’indennità e come sapere quanti giorni di malattia sono stati fatti.

Giorni di malattia: qual è il limite?

L’indennità di malattia è quella che viene riconosciuta al dipendente quanto questo subisce un evento morboso che gli impedisce di svolgere normalmente la sua attività. Questo evento, come ovvio, deve essere confermato da un certificato medico.

Il numero dei giorni di malattia annuo viene stabilito dall’Inps e dai singoli contratti nazionali di categoria. Significa che non sono gli stessi per ogni settore lavorativo. La durata di ogni singolo episodio è scritta sul certificato, anche se può essere ridotta qualora, durante la visita fiscale, il medico dell’Inps avverta che la guarigione è stata anticipata rispetto a quella segnata dal medico di base.

Il totale dei giorni che un lavoratore può restare a casa in malattia si chiama periodo di comporto, durante il quale il dipendente non può essere licenziato, tranne in caso di:

  • cessazione totale dell’attività aziendale;
  • giusta causa;
  • giustificato motivo oggettivo.

C’è da precisare, però, che se la malattia è causata da un comportamento negligente o illegittimo da parte del datore di lavoro (ad esempio, quando la patologia è stata causata perché l’azienda non ha garantito la sicurezza sul luogo di lavoro o in caso di mobbing), le assenze non rientrano nel computo del comporto. Come non rientrano nemmeno le patologie relative ad una gravidanza o ad un infortunio causato dal datore di lavoro.

Il periodo di comporto viene sospeso dalle ferie durante la malattia, anche se l’azienda non è tenuta a concederle.

Esistono due tipi di comporto: quello secco e quello per sommatoria.

Malattia: il comporto secco

Si considera comporto secco il periodo massimo in cui il dipendente ha diritto a mantenere il posto di lavoro quando è assente per una sola malattia senza interruzioni. Una volta che il lavoratore guarisce, il comporto si azzera. Se dopo qualche giorno si ammala di nuovo, il conteggio di questo periodo riparte da zero, sempre che durante la malattia precedente non abbia superato il numero dei giorni previsto dal contratto di categoria.

Attenzione, però: se il dipendente si ammala più volte e le singole assenze superano il comporto secco, occorre valutare che cosa dice il contratto nazionale di categoria: se sommando i giorni di malattia si supera la durata prevista dal Ccnl, il lavoratore non è più tutelato. Vuol dire che non ha più diritto all’indennità di malattia riconosciuta dall’Inps.

Ad esempio. Resti a casa una volta per tre settimane, un’altra volta per 1 mese ed un’altra ancora per 2 mesi (fatti vedere perché la tua salute è cagionevole). Il tuo contratto nazionale di riferimento prevede un periodo di comporto secco di 3 mesi: significa che hai superato il limite, perché sei stato a casa 3 mesi e 3 settimane.

Malattia: il comporto per sommatoria

Esiste anche il comporto per sommatoria, cioè il periodo di tempo entro il quale viene determinato un limite di giorni di malattia, ad esempio un anno. Per fare un esempio, il contratto nazionale può prevedere 5 mesi all’anno, festivi e giorni non lavorati compresi. Significa che le assenze nei 12 mesi non devono superare quella soglia.

Il conteggio ricomincia:

  • se il periodo di riferimento stabilito dal contratto è l’anno solare, all’inizio del nuovo anno, cioè il 1° gennaio;
  • se il periodo di riferimento è il numero di giornate (ad esempio 365 giorni), bisogna contarle a ritroso dal termine della malattia.

Giorni di malattia: quando finisce di pagare l’Inps?

L’Inps riconosce un’indennità di malattia al lavoratore durante il periodo in cui resta a casa. L’indennità si calcola moltiplicando la retribuzione media giornaliera per la percentuale che corrisponde l’Istituto e per il numero di giorni in cui il dipendente è assente.

Di norma, l’importo è pari al 50% della retribuzione media giornaliera per i primi 20 giorni e del 66,6% per i giorni successivi.

L’indennità viene pagata dal quarto giorno di assenza (i primi tre li paga il datore di lavoro) fino alla completa guarigione o, comunque, fino alla scadenza della prognosi segnata sul certificato medico. Viene riconosciuta per un massimo di 180 giorni nell’anno solare per tutti i dipendenti. Per quelli con contratto a termine, però, la durata dell’indennità è vincolata al periodo lavorato negli ultimi 12 mesi che precedono la malattia.

Giorni di malattia: come sapere quanti ne ho fatto?

Dicevamo che ci sono diversi modi per sapere quanti giorni di malattia hai fatto. Il primo, è seguire le indicazioni che ti abbiamo appena dato su quando comincia ad essere pagata la malattia e quando si azzera il periodo di comporto, che si tratti di quello secco o di quello a sommatoria. Ti conviene conservare i certificati medici per poter fare un calcolo quando ti servirà sapere i giorni di assenza che hai fatto.

Se, però, hai perso qualche certificato o ti viene il dubbio atroce di non sapere esattamente quanto tempo sei rimasto a casa in malattia, puoi rivolgerti al sito dell’Inps, dov’è possibile non solo recuperare i certificati che saranno stati inviati telematicamente dal tuo medico ma anche vedere gli attestati di malattia. Come lavoratore dipendente, infatti, hai la possibilità di:

  • consultare sul sito dell’Istituto e stampare gli attestati di malattia inserendo il numero di protocollo del certificato ed il tuo codice fiscale. Per fare questa operazione non occorre l’autenticazione;
  • consultare sul sito dell’Inps e stampare i certificati di malattia, inserendo il tuo codice Pin. Attraverso questo servizio, inoltre, puoi inserire il tuo numero di cellulare per avere via sms il numero di protocollo dei certificati, oppure il tuo indirizzo di posta elettronica certificata (la Pec) per ricevere i dati dei certificati.

Infine, puoi sempre chiedere al tuo datore di lavoro quanti giorni di malattia risultano nella tua cartella personale, in modo da avere un confronto tra quelli che risultano a te e quelli che risultano all’azienda.


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