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Con lavoro part-time si prende il mantenimento?

26 settembre 2018


Con lavoro part-time si prende il mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



Ex moglie lavora a tempo parziale: ha diritto a ottenere l’assegno di mantenimento se il marito guadagna di più?

Ti stai per separare. Seduti a un tavolino, tu e tua moglie avete tentato di trovare un accordo per evitare la causa in tribunale. Lei però vuole un mantenimento mensile che tu non intendi riconoscerle visto che già dispone di un lavoro e di uno stipendio con cui vivere. Proprio su questo aspetto si arena la trattativa: la tua ex moglie mette in risalto il fatto di avere un semplice contratto part-time il cui stipendio è di gran lunga inferiore al tuo, mentre secondo te non conta tanto la disparità economica che c’è tra di voi quanto l’autosufficienza di chi è più povero. Chi dei due ha ragione? La questione è stata decisa dalla Cassazione negli ultimi mesi con una serie di sentenze interessanti, di recente riprese da una pronuncia del tribunale di Roma [1]. I giudici spiegano se, con un lavoro part-time si prende il mantenimento.

Quando spetta l’assegno di divorzio

La Suprema Corte, dicevamo, ha definito quali sono le condizioni per ottenere l’assegno di divorzio e quali i criteri per il relativo calcolo. Tutto si riduce a una regola pratica molto semplice: non conta la disparità dei due redditi tra i due ex coniugi quanto il fatto che quello più povero non possa mantenersi da solo. Per cui:

  • chi, non per propria colpa o indolenza (perché, ad esempio, non vuole lavorare), non ha una propria indipendenza economica, ha diritto al mantenimento. È il caso di chi ha cercato invano un posto nel proprio settore di competenza e non l’ha mai trovato per saturazione del mercato. Per avanzare pretese è però necessario dimostrare non solo l’assenza o l’esiguità del proprio reddito, ma anche di aver inviato curricula, di essersi iscritti alle liste di collocamento e, insomma, aver fatto di tutto per ottenere un posto. Non basta quindi dimostrare il semplice stato di disoccupazione se, insieme ad esso, non si prova la buona volontà. Per le persone che hanno superato i 50 anni, l’incapacità viene già presunta per il fatto stesso che, dopo una certa età, è più difficile ricollocarsi nel mondo del lavoro (tipico è il caso della casalinga);
  • viceversa, chi può ancora trovare un lavoro perché giovane, in salute e con una formazione alle spalle o un’esperienza, o comunque non dimostra l’impossibilità a trovare un’occupazione, non ha diritto a nulla, anche se disoccupato.

In ogni caso il giudice deve sempre dare un peso al contributo che il coniuge più povero ha dato al ménage domestico. Se ad esempio questi ha sacrificato la propria carriera per badare alle faccende di casa e ai figli, consentendo al marito di concentrarsi sul lavoro, ha diritto a essere “indennizzato” per questa sua indiretta partecipazione all’arricchimento della famiglia.

Redditi diversi: spetta il mantenimento?

Dopo la separazione si ha diritto al mantenimento (a patto di non aver subìto l’addebito) solo dimostrando il divario economico tra i due redditi; l’assegno, in questa  prima fase, ha infatti proprio la funzione di colmare le disparità economica tra i coniugi.

Invece dopo il divorzio questa funzione cessa. L’assegno, in questa successiva fase, mira solo a garantire l’autosufficienza, tenendo anche conto del contributo fornito alla famiglia con il proprio lavoro domestico e con la rinuncia alla carriera. Quindi chi ha già la possibilità di mantenersi deve continuare a farlo anche se il suo stipendio è notevolmente più basso dell’ex.

Coniuge con un part-time: spetta il mantenimento?

Quanto sinora detto ci porta alla conclusione attesa: all’ex coniuge che ha già un part-time non spetta il mantenimento. E ciò se e nella misura in cui lo stipendio che già possiede gli consente di tirare avanti. Si tenga peraltro conto che una interessante sentenza del tribunale di Trieste di qualche giorno fa [2] ha escluso il diritto all’assegno divorzile per la moglie con un part-time se questa non chiede prima al proprio datore di lavoro un estensione delle ore (da part-time a full-time) e l’azienda gliele nega. Leggi No aumento del mantenimento alla moglie col part-time.

La potenzialità di reddito però non va vista solo con riferimento all’età, ma anche al fatto di avere già un piede nel mondo del lavoro. Pertanto non può chiedere un aumento dell’assegno di mantenimento il coniuge più povero con un contratto di lavoro part-time se prima non si attiva per passare al full-time. Prima di chiedere un aggravio a carico della controparte, deve quindi inoltrare un’istanza al proprio datore di lavoro chiedendo il tempo pieno. Solo se l’azienda respinge la sua richiesta potrà fare causa all’ex marito affinché il giudice, modificando la precedente sentenza, aumenti l’ammontare dell’importo mensile.

Ribatte il tribunale di Roma: niente assegno divorzile se l’ex moglie non dimostra che il lavoro part-time svolto in costanza di matrimonio le abbia stroncato la carriera. Per ottenere gli alimenti, infatti, ciò che conta è che la scelta della moglie di dedicarsi prevalentemente alla famiglia sia frutto di una decisione condivisa con il marito. Spetta d’altronde a chi chiede l’assegno di mantenimento dimostrare non solo il reddito più basso ma anche l’incolpevole stato di incapacità economica. Mentre, l’avere un contratto part-time non corrisponde all’indigenza.

Se c’è un gap nel reddito dei due coniugi, l’assegno di mantenimento spetta solo se ciò è il frutto di una scelta comune: per cui, se la moglie non ha voluto lavorare o ha voluto lavorare di meno per sua volontà e non perché concordato col marito, poi non può accampare pretese economiche. Sul punto leggi Divorzio: che rischia la moglie che non ha mai voluto lavorare?

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 11504/2017.

[1] Trib. Trieste, sent. n. 509/18.

[2] Cass. sent. n. 16190/17.

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