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Autovelox: come sono tarati?

26 settembre 2018


Autovelox: come sono tarati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



Tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento e l’effettuazione di detti controlli deve essere dimostrata o attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità.

Quando si prende una multa per eccesso di velocità si fanno subito dei preliminari controlli per verificare se è impugnabile. E allora si guarda la data in cui è stata commessa l’infrazione per verificare se, da quel giorno a quando il verbale è stato spedito, sono decorsi più di 90 giorni. Si fa mente locale per ricordare se, sul tratto di strada ove era appostato l’apparecchio, è presente la segnaletica con l’avviso del controllo elettronico della velocità. Si controlla che i dati del mezzo multato siano corrispondenti al proprio e non vi sia qualche errore di stampa. Superate queste prime verifiche, prima di abbandonarsi al vuoto che si prova nel dover pagare una contravvenzione mal digerita, si verifica un ultimo aspetto: la taratura dell’autovelox. Taratura che deve essere effettuata almeno una volta all’anno e va indicata nel verbale. Perché mai? Perché, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale di qualche anno fa, la multa è illegittima se lo strumento di controllo elettronico non è stato sottoposto a controllo periodico. Ecco che allora si apre una nuova chance di ricorso. Ma per verificarne la fondatezza devi prima sapere come sono tarati gli autovelox. Di tanto ci occuperemo qui di seguito citando peraltro due recenti ordinanze della Cassazione che si sono occupate del tema [1]. Ma procediamo con ordine.

Gli autovelox vanno sottoposti a verifiche periodiche

La nostra storia ha inizio quando, nel 2015, la Corte Costituzionale [2] ha fatto un ragionamento tanto semplice quanto sconvolgente: se è vero che le bilance del mercato vengono sottoposte periodicamente a taratura per evitare di sbagliare il peso di frutta e verdura, non si vede perché escludere da questa verifica anche strumenti di precisione come gli autovelox, i tutor e i telelaser. È vero: il codice della strada non lo dice espressamente, ma si ricava dai principi dell’ordinamento. Diversamente sarebbe illegittimo affibbiare multe sulla base di apparecchi potenzialmente non funzionanti, magari per un solo chilometro di differenza rispetto al limite. Così, da allora, tutte le pattuglie della polizia – sia che la postazione sia fissa che mobile – devono sottoporre, almeno una volta all’anno, l’autovelox a taratura.

Come avviene la taratura?

Affinché sia valida, la polizia deve essere in possesso del certificato di taratura. La taratura può essere eseguita anche da una ditta privata, ma le operazioni devono essere documentate in un verbale. Ci si è chiesto se la taratura debba necessariamente avvenire ad alte velocità e, quindi, in un autodromo. La risposta del ministero è stata negativa, non almeno quando l’autovelox viene usato in città o in strade secondarie. Diverso il discorso se lo strumento si trova ai margini di un’autostrada. Vediamo meglio come sono tarati gli autovelox.

In base a un primo decreto del ministero dei trasporti del 13 giugno 2017 [3] si è stabilito che le verifiche di taratura devono  essere  eseguite  su  un  campione di rilevamenti di velocità uniformemente distribuiti da 30 km/ora a 230 km/ora (oppure nel campo di misura o di utilizzo del dispositivo in verifica), utilizzando sistemi di misura di riferimento in grado di tarare con incertezza estesa (con probabilità di copertura al 95%) non superiore allo 0,5% per velocità superiori a 100 km/h, e a 0,5 km/h per velocità fino a 100 km/h. I sistemi di misura di riferimento devono garantire la riferibilità metrologica al sistema.

Lo stesso ministero ha poi detto che [4], per effettuare la taratura periodica degli autovelox normalmente utilizzati in ambito urbano oppure in strade con limite massimo di velocità di 90 km/h, non serve necessariamente l’autodromo. Basta testare lo strumento ad una velocità maggiorata di 70 km/h rispetto al limite. Dunque il controllo annuale potrà essere effettuato rispettivamente ad un velocità massima di 120, 140 o 160 km/h. Risultato: non tutti gli strumenti dovranno essere controllati fino alla velocità di 230 km/h. Tutto dipende da dove la polizia intende utilizzarli. Per quelli in città o in strade con un limite massimo rispettivamente di 50, 70 o 90 km/h è sufficiente una taratura a velocità fino a 120, 140 o 160 km/h. Ovvero incrementando di 70 km/h il limite massimo di velocità da controllare [5]. Per approfondimenti tecnici sull’argomento leggi Autovelox: cos’è la taratura.

Come capire se un autovelox è tarato?

Non è il cittadino ad attivarsi per scoprire se l’autovelox è stato tarato: è l’agente accentratore che deve indicarlo nella multa. Secondo infatti la Cassazione [6] è illegittima la contravvenzione elevata con autovelox se il verbale non indica l’ultima data di taratura dell’apparecchio. Se la multa non riporta l’avvenuta taratura dell’autovelox è nulla. Come dire: non deve essere il cittadino, una volta ricevuta la contravvenzione, a doversi informare se la macchina che lo ha fotografato era o meno a norma di legge; è invece compito degli agenti documentare che le operazioni di revisione siano state fatte meno di un anno prima.

Ma poiché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, il trasgressore può sempre presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e chiedere all’autorità che ha accertato l’infrazione una copia del certificato di taratura. Senza di questo la multa è nulla. E se anche esistente, se la polizia dovesse dimenticarsi di produrlo davanti al giudice, il giudice stesso sarebbe tenuto ad annullare il verbale.

Questo aspetto è stato di recente sottolineato dalla Cassazione che ha detto: «la taratura dell’autovelox risulta necessaria e solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell’avvenuto adempimento, il rilevamento può presumersi affidabile». Spetta allora all’automobilista contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo [7].

I controlli periodici degli autovelox

La Cassazione, come ha più volte affermato in precedenza, ha più di recente ricordato [1] che tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento e l’effettuazione dei controlli deve essere dimostrata o attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità e non può essere provata con altri mezzi. Se non viene dimostrata l’effettuazione della taratura o dei controlli periodici entro un anno dalla loro utilizzazione la sanzione è illegittima. Del resto, sottolineano i supremi giudici con un passaggio essenziale, «è necessario che detti controlli siano stati effettuati a prescindere dal fatto che l’apparecchiatura operi in presenza di operatori, in automatico senza la presenza degli operatori o sia munita di sistema di autodiagnosi». In altre parole, anche se l’agente è accanto all’autovelox e ne controlla il funzionamento o se opera in modo automatico e non viene mai spostato dal luogo (riducendo così il rischio di malfunzionamenti) la taratura è sempre necessaria.

note

[1] Cass. ord. n. 22499/2018 del 24.09.2018 e n. 22889/18 del 26.09.2018.

[2] C. Cost. sent. n. 113/2015 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada per contrasto con l’articolo 3 della Costituzione.

[3] Decreto Ministero Trasporti del 13.06.2017 in Gazz. Uff. n. 177/2017.

[4] Min. Trasporti, parere n. 6573 del 27 ottobre 2017.

[5] Ministero Trasporti, parare n. 6169 dell’11.10.2017.

[6] Cass. ord. n. 5227/18 del 6.03.2018.

[7] Cass. ord. n. 22889/18.


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