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Quando chiedere l’assegno sociale

14 Ottobre 2018 | Autore:


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Assegno sociale per gli anziani in stato di bisogno: chi ha diritto al trattamento, come fare domanda, quanto spetta.

Agli anziani che si trovano in stato di bisogno e non hanno diritto alla pensione può essere riconosciuto un sostegno mensile, l’assegno sociale. L’assegno sociale, che dal 1996 ha sostituito la pensione sociale, è una prestazione di assistenza, riconosciuta dall’Inps, che spetta ai cittadini che hanno compiuto l’età pensionabile, possiedono un reddito al di sotto di un certo limite e non hanno diritto (eccetto alcune particolari situazioni) alla pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità o ad altri trattamenti previdenziali. Per ottenere l’assegno sociale non è necessario aver versato un minimo di contributi all’Inps, in quanto non si tratta di un trattamento di previdenza, ma assistenziale. Vediamo allora, nel dettaglio, quando chiedere assegno sociale: come funziona il trattamento, quali requisiti sono necessari per averne diritto, a quanto ammonta, quando viene ridotto e quando maggiorato.

Quali sono i requisiti per chiedere l’assegno sociale?

L’assegno sociale si può chiedere quando si è in possesso dei seguenti requisiti:

  • almeno 67 anni di età: questo requisito è unico, per gli uomini e per le donne, ed è valido a partire dal primo gennaio 2019, in quanto è stato elevato di 1 anno, come previsto dalla Legge Fornero [1];
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato iscrizione all’anagrafe del comune di residenza, oppure, ancora, cittadinanza di un Paese terzo , qualora il richiedente possieda il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio italiano;
  • reddito non superiore a 5.889 euro annui, se il richiedente non è coniugato (valore di riferimento per l’anno 2018);
  • reddito non superiore a 11 .778 euro annui, se il richiedente è coniugato(valore di riferimento per l’anno 2018).

Non sono previsti limiti collegati al reddito e agli indicatori Isee per il diritto all’assegno.

Quali redditi non contano per chiedere l’assegno sociale?

Attualmente, l’unico limite connesso alle condizioni economiche per l’erogazione dell’assegno sociale resta il reddito percepito annualmente: tra i redditi utili a determinare la  soglia limite devono essere computati anche i redditi esenti, come le rendite dell’Inail e le pensioni riconosciute agli invalidi civili.

Non devono essere contate ai fini del limite di reddito, invece, le seguenti entrate:

  • Tfr (il trattamento di fine rapporto, in parole povere la liquidazione) e le relative anticipazioni; sono escluse dal computo anche le altre indennità di fine rapporto, comunque denominate, come il Tfs (trattamento di fine servizio) o l’Ips (indennità premio di servizio);
  • reddito dell’abitazione principale;
  • arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata, compresi gli arretrati per attività prestata all’estero;
  • indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili (in generale, sono escluse le indennità di accompagnamento di ogni tipo), indennità di comunicazione per i sordi, assegni per l’assistenza personale e continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • assegni conferiti dall’Inail per l’assistenza personale continuativa, nelle ipotesi di invalidità permanente assoluta;
  • vitalizi per gli ex combattenti della guerra 1915/1918.

Deve essere considerata solo parzialmente tra i redditi, inoltre, la pensione liquidata col calcolo contributivo, a carico di enti previdenziali, sia pubblici che privati, che gestiscono forme di previdenza obbligatorie.

In particolare, il trattamento integralmente contributivo è escluso dalla somma dei redditi nella misura corrispondente al suo terzo, e comunque non oltre 1/3 dell’ammontare dell’assegno sociale.

A quanto ammonta l’assegno sociale?

L’assegno sociale è pari a 453 euro al mese, ed è riconosciuto, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale è pari a 5.889 euro.

L’assegno sociale può spettare in misura intera o ridotta, a seconda del reddito posseduto. In particolare:

  • ai beneficiari non coniugati privi di reddito, spetta in misura intera;
  • ai beneficiari coniugati privi di reddito, spetta in misura intera;
  • ai non coniugati con reddito sino a 5.889 euro annui, spetta in misura ridotta;
  • ai coniugati con reddito sino a 11.778 euro annui, spetta in misura ridotta.

Come si calcola la riduzione dell’assegno sociale?

La riduzione dell’assegno sociale opera in modo che questa prestazione, sommata al reddito del pensionato, non determini il superamento dell’importo massimo annuale (differente, come abbiamo visto, per i beneficiari coniugati e non coniugati).

In pratica, per determinare a quanto ammonta l’assegno mensile, si deve sottrarre il reddito annuo (proprio, o proprio e del coniuge, per gli sposati) dalla soglia limite, e dividere per 13. Facciamo alcuni esempi pratici:

  • Mario ha diritto all’assegno sociale, non è coniugato, e possiede redditi annui computabili per un totale di 3.000 euro; per calcolare l’ammontare dell’assegno sociale mensile spettante dobbiamo effettuare queste operazioni: (5.889- 3mila)/13; Mario avrà dunque diritto a un assegno mensile pari a 222,23 euro;
  • Giulio ha diritto all’assegno sociale, è sposato; possiede redditi annui computabili per un totale di 3mila euro, mentre la moglie possiede redditi annui computabili per un totale di 5mila euro ; per calcolare l’ammontare dell’assegno sociale mensile spettante dobbiamo effettuare queste operazioni: (11.778 – 8mila)/13; Giulio avrà dunque diritto a un assegno mensile pari a 290,61 euro.

Nel caso degli sposati, se il risultato dell’espressione dovesse essere superiore all’ammontare dell’assegno sociale, si avrà comunque diritto al solo ammontare pieno dell’assegno (salvo quanto disposto in merito alla maggiorazione sociale).

Per approfondire: Assegno sociale per chi è sposato.

Quali invalidi hanno diritto all’assegno sociale?

Per le persone con invalidità riconosciuta prima del compimento dell’età pensionabile, che già percepiscono la pensione d’invalidità civile o l’assegno mensile, al compimento dell’età pensionabile sorge il diritto alla conversione dei trattamenti in assegno sociale.

L’assegno sociale sostitutivo, o derivante dall’invalidità civile, dal 2018 è concesso a 66 anni e 7 mesi di età e non più a 65 anni e 7 mesi, proprio come l’assegno sociale ordinario. L’importo dell’assegno sociale sostitutivo, per il 2018, è pari a:

  • 368,91 euro mensili per gli invalidi civili parziali, con un limite di reddito personale pari a 4.853,29 euro annui; a determinate condizioni è possibile ottenere la maggiorazione base, pari a 84,09 euro mensili, e la maggiorazione ulteriore, pari a 12,92 euro, dell’assegno sociale; inoltre, a partire dal 70° anno di età, è possibile ottenere l’incremento della maggiorazione, pari a 190,86 euro;
  • 368,91 euro mensili per gli invalidi civili totali, con un limite di reddito personale annuo pari a 16.664,36 euro; a determinate condizioni è possibile ottenere la maggiorazione base dell’assegno sociale [2], pari a 84,09 euro mensili; inoltre, a partire dal 70° anno di età, è possibile ottenere l’incremento della maggiorazione, pari a 190,86 euro.

I limiti di reddito dell’assegno sociale sostitutivo, però, sono diversi da quelli previsti per l’assegno sociale, in quanto devono applicarsi i limiti validi per i trattamenti di invalidità spettanti in precedenza; inoltre, devono essere considerati solamente i redditi personali, e non quelli del coniuge

Nel 2018, nel dettaglio, il limite di reddito per la pensione per gli invalidi civili totali è pari a 16.664,36 euro, ed il limite per ricevere l’assegno spettante agli invalidi civili parziali è pari a 4.853,29 euro.

Quando spetta la maggiorazione dell’assegno sociale?

L’importo dell’assegno sociale può essere aumentato, grazie a due diverse maggiorazioni:

  • maggiorazione pari a 12,92 euro mensili, spettante, dal 2001, per tutti coloro che hanno un’età superiore ai 65 anni, ed un reddito inferiore a 6.056,96 euro, se non sposati, o inferiore a 12.653,42 euro, se coniugati;
  • maggiorazione pari a 190,86 euro, spettante, dal 2002, per i pensionati con almeno 70 di età, per i pensionati con reddito sino a 8.370,18 euro, se non sposati, o sino a 14.259,18 euro, se coniugati; tale maggiorazione può competere anche ai minori di 70 anni che hanno versato un determinato ammontare di contributi: in particolare, la riduzione di età si calcola in ragione di 1 anno ogni 5 anni di contribuzione versata (ad esempio, se Tizio possiede 10 anni di contributi, può accedere alla maggiorazione a 68 anni di età).

La maggiorazione e l’incremento possono essere concessi in misura ridotta fino a concorrenza dei limiti di reddito.

Sono esclusi dalla soglia limite i seguenti redditi:

  • trattamenti di famiglia;
  • indennità ed assegni di accompagnamento e di assistenza;
  • pensioni di guerra;
  • indennizzi risarcitori per i danni subiti da trasfusioni e vaccinazioni;
  • reddito dell’abitazione principale.

Come chiedere l’assegno sociale?

L’assegno sociale può essere richiesto utilizzando le seguenti modalità:

  • tramite il sito web dell’Inps, se il beneficiario è in possesso del Pin per l’accesso ai servizi telematici, accedendo all’area Servizi per il cittadino;
  • chiamando il call center dell’Inps, al numero 803.164 o 06.164.164 da rete mobile;
  • tramite patronato o intermediari dell’Istituto.

Alla domanda devono essere allegati:

  • l’autocertificazione dei dati personali;
  • la dichiarazione della situazione reddituale;
  • la dichiarazione di responsabilità, riguardo eventuali ricoveri presso strutture sanitarie, con retta a carico dello Stato (in questi casi, difatti, l’assegno sociale è ridotto dell’80%, se la retta è a totale carico dello Stato, oppure del 25%, se la retta versata dal beneficiario o dai familiari è di un importo inferiore alla metà dell’assegno sociale).

Quando è pagato l’assegno sociale?

L’assegno  decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

Nel caso in cui la domanda sia rigettata, l’interessato può presentare ricorso amministrativo al Comitato provinciale dell’Inps,  entro 90 giorni dalla data di ricezione della comunicazione del diniego.


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