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Boxe: i motivi per darsi al pugilato

27 settembre 2018 | Autore:


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Il pugilato è uno degli sport di combattimento più amati e conosciuti a livello agonistico. Ecco i suggerimenti di Patrizio Oliva.

Perché darsi alla boxe? Cosa insegna il pugilato? L’apprendimento della tecnica di pugilato influenza in modo determinante lo sviluppo di abilità come la destrezza e la capacità di coordinazione dei movimenti e di valori come il rispetto dell’avversario, la disciplina, la costanza e lo spirito di sacrificio. Come si distinguono i pugili? Si classificano in abili (o schermidori) che basano la loro attività sulla rapidità di movimento, sulla capacità difensiva, sull’intelligenza tattica e in combattenti (o picchiatori) che puntano sulla potenza di pugno, sulla resistenza e sull’attacco. Poi, ci sono gli schermidori-picchiatori che uniscono tutte le qualità sopra elencate. La boxe può essere usata come difesa personale? Per vincere sul ring quanto è importante la motivazione? Se vuoi saperne di più su boxe: i motivi per darsi al pugilato, dovresti chiederlo a un campione.

Un campione come Patrizio Oliva che la nostra redazione ha intervistato di recente. Ecco le risposte che ha dato l’ex pugile italiano che ha combattuto nelle categorie Superleggeri e Welter, considerato uno dei maggiori assi che la storia del pugilato italiano possa vantare.

Cos’è la boxe?

Prima di lasciarti all’intervista con Oliva, ecco alcune informazioni sulla boxe che potresti ritenere interessanti. La boxe (o pugilato) è uno sport di combattimento con origini antichissime. Nasce come difesa personale e viene praticato sin dai tempi dell’antica Grecia e dell’antica Roma. In questo sport, la lotta tra due atleti (pugili) si disputa sul ring. I pugili si affrontano colpendosi con pugni chiusi protetti da guantoni. Lo scopo è indebolire e far atterrare l’avversario. Un incontro di boxe è composto da varie riprese (note come round) che durano da uno a due o tre minuti per le categorie élite e professionale. Tra un round e l’altro, viene accordata una pausa di un minuto durante la quale i pugili sono assistiti dai loro allenatori che forniscono consigli su come proseguire l’incontro. Durante il combattimento i pugili assumono una posizione di guardia con un braccio in avanti e l’altro a difesa del viso. I colpi possono essere indirizzati solo verso la parte anteriore e laterale del tronco, dalla cintura fino alla fronte. E’ assolutamente vietato sferrare colpi con il polso, con il palmo o il taglio della mano, con l’avambraccio, il gomito e contro i reni, le spalle o la nuca. Sono proibiti i colpi inferti con la testa e quelli effettuati dopo aver roteato con il corpo. I pugili non possono spingersi, trattenersi, combattere corpo a corpo o a testa bassa, simulare di aver ricevuto colpi proibiti, attuare una difesa passiva. Nel caso in cui dovessero esserci falli o colpi proibiti, l’arbitro interrompe l’incontro e ammonisce il pugile colpevole e, in caso di recidiva, procede con un richiamo ufficiale che va ad incidere sulla valutazione finale.

Boxe: la tecnica

Le qualità di un pugile sono: forza, intelligenza, potenza, resistenza, coraggio e velocità. Durante un incontro, una posizione stabile e comoda consente di sferrare pugni efficaci ed evitare rapidamente i colpi del proprio avversario. I colpi fondamentali per l’attacco sono essenzialmente quattro:

  • il diretto che viene effettuato avanzando con la mano che sta davanti nella guardia oppure facendo ruotare tutto il corpo nel senso del pugno;
  • il gancio che è caratterizzato da una traiettoria curva in cui si va dall’esterno all’interno, posizionando il dorso della mano verso l’alto. Occorre far leva con la spalla. Per essere efficace, deve essere eseguito ad una breve distanza dall’avversario;
  • il montante è un colpo sferrato con il braccio piegato ad angolo retto dal basso verso l’alto. Viene effettuato ruotando la spalla così da caricare di potenza il pugno;
  • la sventola è un tiro effettuato con il braccio teso e con una traiettoria larga che va dall’esterno verso l’interno.

Poi, ci sono diverse varianti e tra le più importanti troviamo:

  • il jab che è un pugno corto e diretto con cui è possibile tenere distanti i propri avversari. E’ tirato con un movimento analogo a quello del gancio. Per massimizzare l’effetto, prima di incontrare l’avversario, occorre ruotare il braccio e il polso;
  • il cross che è un colpo molto simile al gancio, ma con tiro incrociato.

Una volta che avrai imparato a padroneggiare queste tecniche, potrai lavorare sulle combinazioni.

Intervista al campione Patrizio Oliva

Per approfondire l’argomento, abbiamo intervistato Patrizio Oliva, uno dei maggiori campioni della storia del pugilato italiano. Ha conquistato l’oro olimpico a Mosca nel 1980 ed il titolo mondiale nel 1986. Nel 2014, il suo libro “Sparviero” è stato giudicato tra le autobiografie più belle a livello mondiale. Ad oggi, Patrizio Oliva è imprenditore, allenatore e motivatore.

Perché praticare la boxe? Quali sono i benefici?

Sicuramente gli sport di combattimento sono gli sport che ti forgiano di più sia mentalmente che fisicamente. Quando sali su un ring e sai che devi contare solo tu se stesso, hai una grande responsabilità. Questo modo di ragionare te lo porti anche nella vita. Diventi consapevole che dovrai contare solo sulle tue capacità. Lo sport è sempre una metafora della vita. La boxe è uno sport che ti rende razionale. Se sei timido e un po’ pauroso, riesce a trasmetterti una grande autostima. In palestra, noi insegniamo ad usare le mani solo sul ring e nella vita solo se sei aggredito, altrimenti bisogna sempre evitare. Se sei consapevole di saperti difendere hai una maggiore sicurezza in te stesso. Se sei un po’ irascibile o sei il bulletto della situazione, questo sport ti fa capire che non è corretto essere violento contro i deboli. Quindi, cominci ad essere una persona razionale.

Boxe contro il bullismo

La boxe è uno sport che forma nel carattere. Nello sport, noi parliamo di rispetto delle regole e dell’avversario. Se poi vai a tramutarle in senso civico, non sono altro che il rispetto delle leggi, dell’ambiente e della persona in generale. Ciò che i nostri insegnanti e noi oggi continuiamo a trasmettere ai nostri allievi è che le mani possono diventare delle armi e non vanno usate per altri scopi, altrimenti commettiamo l’errore di comportarci come delinquenti. I delinquenti si confrontano con le persone perbene solo in gruppo o con un’arma. La stessa cosa farebbe un pugile se si confrontasse con qualcuno usando i pugni. Bisogna confrontarsi con le persone solo con le parole. Dobbiamo farci rispettare con il dialogo.

Con quale frequenza consiglia di allenarsi?

Dipende da come pratichi lo sport. Se lo fai a livello agonistico hai degli obiettivi da raggiungere e devi avere un ritmo diverso rispetto al caso in cui lo fai da amatore. In quest’ultimo caso, puoi andare in palestra tre volte a settimana, magari un giorno puoi saltare. Chi lo fa a livello professionale ed ha obiettivi da perseguire, non può permettersi di sgarrare.

Oltre la preparazione, quanto conta la motivazione?

La motivazione è primaria. Da sempre, il mio sogno è stato diventare campione del mondo. Le mie motivazioni erano forti. Ho perso un fratello di 15 anni, io ne avevo 12. La mia motivazione è stata far risorgere nei miei guantoni la vita di mio fratello. Quando hai queste motivazioni non ti ferma niente e nessuno! La bellezza della mia carriera è proprio caratterizzata dalle sfide. La sfida fa sprigionare forze invisibili in noi che non pensiamo di avere e ci fanno fare delle imprese straordinarie. Io ho lottato sempre cercandomi le sfide. Nella mia carriera, una sfida importante l’ho vissuta quando ho fatto la finale olimpica e quando ho conquistato il titolo mondiale. Con la vittoria alle Olimpiadi mi presi una grandissima rivincita contro un avversario che l’anno prima mi aveva battuto ignominiosamente ai Campionati Europei. Una giuria di parte gli diede la vittoria, ma poi dopo un anno e mezzo mi sono preso la rivincita in finale alle Olimpiadi a casa sua in Unione Sovietica.

Come si studia un avversario di boxe?

Io combattevo come uno sparviero, come un rapace. Quando la preda commette un errore, il rapace lo agguanta e non gli dà scampo. Io sul ring ero uguale. Appena il mio avversario commetteva un errore, io lo punivo.

Cosa consiglia ai giovani che vogliono praticare questo sport?

Consiglio di praticarlo con estrema serietà! Tutti gli sport sono pericolosi, ma la boxe ha qualcosa in più. Ti puoi far male. A livello agonistico, anche con l’atletica leggera puoi stirare o, addirittura, strappare un muscolo. Sul ring prendi le botte e metti a rischio la tua vita, perché un pugno può compromettere la tua integrità fisica. In generale, consiglio di praticare sport. Con questo degrado generazionale, gli unici strumenti che possono salvare i giovani sono lo sport e la cultura, non intesa come semplice nozionismo ma come avere una maggiore apertura di visione sulla vita. Consiglio di documentarsi, studiare, leggere e praticare lo sport con i suoi valori.

Come applicare i valori della boxe nella vita e nell’attività professionale?

Oggi, faccio il motivatore nelle aziende. Come nello sport ottieni i risultati con le motivazioni e con le sfide che ti poni giorno dopo giorno per arrivare ad un obiettivo, così è nella vita e nel mondo lavorativo. Cerco di trasmettere le mie esperienze sportive a chiunque svolge un’attività lavorativa. I momenti di crisi in cui una persona può cadere a terra ci sono per tutti, ma bisogna essere resilienti e dopo una caduta abbiamo il dovere di rialzarci. L’importante è focalizzarsi su dove si vuole arrivare. Per ottenere grandi risultati bisogna faticare molto ed elaborare una strategia formata da due fasi: la chiarezza (focus) e l’azione (autodisciplina, impegno, costanza). L’una senza l’altra portano solo ad illudersi di essere sulla strada giusta. Il primo errore che facciamo è se ci affidiamo solo ed esclusivamente al focus. Il focus è la focalizzazione e la chiarezza di chi siamo e di dove vogliamo andare. E’ la teoria, la preparazione tecnica e la chiarezza dell’obiettivo da raggiungere. La maggior parte delle persone non applica ciò che studia o conosce. Bisogna sperimentare! La preparazione tecnica è indispensabile, ma poi va applicata concretamente altrimenti non serve a niente, è solo nozionismo. La teoria non è il fine, ma un mezzo per realizzare al meglio il fine. Nello sport, il parallelismo è calzante. Prendi un pugile: il maestro insegna la tecnica, gli mostra le figure e gli fa tirare colpi al sacco. Se poi il pugile con si relaziona e confronta con un avversario in carne ed ossa, non serve a niente. E’ l’esperienza che fa la differenza. Non vince quello che conosce la tecnica migliore, ma quello che riesce a mettere in pratica nel modo migliore la tecnica. L’allenamento al sacco è importante, ma l’obiettivo è sempre salire sul ring. Il ring, il campo della nostra attività, ci dà elementi di crescita professionale che nessun allenamento, nessuna teoria, può dare.

di DENISE UBBRIACO


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