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Caf e responsabilità per dichiarazione ISEE incompleta

20 Ottobre 2018


Caf e responsabilità per dichiarazione ISEE incompleta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Ottobre 2018



Ai fini della dichiarazione ISEE (diritto allo studio), l’addetto Caf per evitare contrattempi e completare la procedura velocemente, ha evitato i dati relativi a libretti e buoni postali. Per altri 2 anni la dichiarazione ISEE è stata presentata dallo stesso addetto CAF nella stessa modalità ed io mi sono fidato senza chiedere spiegazioni. Ora però sono stato multato dall’università che ha fatto dei controlli sulle varie dichiarazioni. Non posso provare il dialogo tra me e l’addetto del CAF. Dal punto di vista morale la responsabilità è di entrambi, ma dal punto di vista legale è solo mia, visto che ho firmato. Non mi resta che pagare oppure c’è un modo per far cadere almeno parte della responsabilità  sul CAF (visto che probabilmente ha fatto la stessa cosa con altri ed io sono stato tra i pochi ad essere, giustamente, multato)?

Di norma, la responsabilità della dichiarazione Isee ricade sul contribuente, cioè su colui che firma la dichiarazione stessa. Tuttavia, dal quesito emerge una responsabilità dell’operatore, il quale ha compilato con troppa leggerezza la dichiarazione, omettendo un dato importante solamente per stringere i tempi. Egli, in poche parole, è venuto meno ai suoi doveri professionali e, in particolare, a quello di fornire assistenza durante la compilazione del modello Isee esaminando la documentazione necessaria

Il lettore potrebbe mettere in mora l’incaricato inadempiente, inviando al Caf una raccomandata con avviso di ricevimento (o una pec) nella quale si intima di provvedere alle dovute correzioni (almeno per eventuali dichiarazioni future) e di risarcire i danni subiti a causa dell’errore nell’Isee. È bene precisare che i Caf sono autorizzati e controllati dall’Agenzia delle Entrate la quale, in casi di errori ripetuti, può anche revocare l’autorizzazione di assistenza fiscale.

Per la lettera di messa in mora il lettore potrà affidarsi ad un legale. In caso contrario, deve assicurarsi che in essa siano presenti i seguenti punti:

– descrizione sintetica dell’errore o degli errori commessi;

– correzione dell’errore mediante rettifica della dichiarazione (ovviamente, se intenderà ancora avvalersi di questo Caf) e, soprattutto, richiesta di risarcimento di danni subiti (si noti che i Caf sono assicurati);

– fissazione di un termine per adempiere, in genere di quindici giorni;

– avvertimento che, in mancanza di riscontro positivo, si adiranno le vie legali, con aggravio di spese e richiesta di ulteriori danni.

In teoria, la strada da percorrere sarebbe questa. In pratica, ottenere un risarcimento non è facile, in quanto l’errore dell’operatore andrebbe provato in giudizio o quantomeno desunto da elementi non equivocabili. Tra l’altro, nel caso specifico, l’omessa indicazione si è protratta per più anni, con colpevole disattenzione anche da parte del lettore.

A parere dello scrivente il lettore dovrebbe comunque procedere con una diffida, almeno per evitare futuri errori e per vagliare l’ipotesi di un ricorso al tribunale in base alla risposta ricevuta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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