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Contratto di associazione in partecipazione: accordo verbale e mancata stipula

20 ottobre 2018


Contratto di associazione in partecipazione: accordo verbale e mancata stipula

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 ottobre 2018



La nostra Srl ha raggiunto intese (esclusivamente verbali) con una coop. per gestire insieme un centro per migranti minori non accompagnati. È stato sottoscritto un contratto di locazione con il proprietario di un immobile, ma tra noi e la coop vi era solo l’intenzione di sottoscrivere in futuro un contratto di associazione in partecipazione. In base a tali accordi verbali a noi sarebbe toccato il pagamento del mobilio e delle utenze. I minori hanno fatto il loro ingresso nella struttura e noi abbiamo attivato le utenze. L’accordo con la coop. non si è concretizzato e nessun contratto è stato siglato. La nostra società si ritrova ora intestataria delle utenze della struttura che è attualmente occupata dai minori assegnati alla Coop. Possiamo provvedere al distacco delle utenze (che ci stanno comportando costi importanti) senza incorrere in problematiche di sorta, avendo noi dato congruo preavviso tramite pec alla Coop di provvedere alle volture?

Volendo ipotizzare che l’intesa verbale raggiunta tra la società lettrice e la cooperativa abbia valore giuridico, tale accordo andrebbe messo in relazione con il previsto – ma mai stipulato – contratto di associazione in partecipazione.

Tale relazione non potrebbe, in ogni caso, qualificarsi né come collegamento contrattuale né come presupposizione.

Infatti, il collegamento contrattuale può esistere solo tra due contratti già stipulati, laddove, nel nostro caso, il contratto di associazione in partecipazione non è stato mai concluso; quanto alla presupposizione, essa consiste in una circostanza oggettiva (ossia non dipendente dalla volontà delle parti) tacitamente assunta dai contraenti come condizione essenziale alla produzione degli effetti dell’accordo. Nel caso di specie, la circostanza rappresentata dalla stipula di un futuro contratto di associazione in partecipazione non aveva carattere tacito bensì espresso – per essere stata manifestamente menzionata dalle parti, sia pure solo verbalmente – e, soprattutto, trattasi di un evento non di carattere oggettivo bensì dipendente dalla volontà degli stessi contraenti.

Deve dunque pervenirsi alla conclusione che – non essendo stato stipulato il contratto di associazione in partecipazione, al quale l’accordo verbale in questione era funzionale – non si è addivenuti alla compiuta definizione dell’assetto degli interessi delle due parti e all’incontro delle rispettive volontà, senza il quale il fenomeno contrattuale non esiste. D’altronde – essendo, si ripete, l’accordo verbale in questione, funzionale al futuro contratto di associazione in partecipazione – la stipula di tale ultimo contratto non costituiva un mero elemento esterno alla pattuizione verbale, ma ne rappresentava un essenziale profilo causale. Ciò anche in considerazione della più moderna nozione della causa, accolta dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalenti, come funzione economico-individuale del contratto, cioè come lo scopo pratico al quale tende il consenso prestato dalle parti. Di conseguenza, la mancata stipula del contratto di associazione in partecipazione minerebbe alla radice la causa dell’accordo verbale di cui si tratta, privando quest’ultimo di giuridica rilevanza (si ripete, ammesso che ne avesse “a monte”).

A parere dello scrivente, allo stato quindi, la società lettrice può procedere al distacco delle utenze, senza incorrere in alcun tipo di responsabilità nei confronti della coop.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin


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