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Diritto dei nonni di vedere i nipoti che vivono all’estero

20 Ottobre 2018


Diritto dei nonni di vedere i nipoti che vivono all’estero

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Ottobre 2018



Mia figlia vive e lavora in Irlanda ed ha un figlio adolescente dal suo ex marito. Da quando sono anch’io divorziato da mia moglie sono costretto per vedere il mio adorato nipotino quando viene in Italia a recarmi a casa della madre, diversamente non mi è concesso  di vederlo. Le volte che mi sono recato presso la casa della mia ex moglie in anni passati per prelevare mio nipote, ho dovuto subire comportamenti aggressivi e poco rispettosi nei miei confronti e nei confronti della mia compagna, in presenza del bambino che si è sempre turbato non poco. Esistono termini giuridici per far si che il Tribunale Irlandese, tramite il vostro studio legale, possa imporre a mia figlia di portare il bambino presso la mia abitazione, in modo da poter serenamente trascorrere dei giorni di vacanza con suo nonno, visto che sono l’unico che ha difficoltà a stragli vicino?Se si, quali modalità pratiche devo adottare, considerando il fatto che io vivo in Italia e la decisione dovrebbe essere presa dal Tribunale irlandese?

Il diritto dei nonni di vedere i propri nipoti è riconosciuto esplicitamente non soltanto in Italia, ma anche dalla giurisprudenza internazionale. Proprio su ricorso di due nonni italiani la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza depositata il 07.12.2017) ha condannato lo Stato Italiano a pagare ai ricorrenti la somma di € 8.000,00 a titolo di risarcimento del danno morale subito per non aver potuto incontrare i loro nipoti. Infatti, nonostante due sentenze del Tribunale per i minori di Bologna avessero disposto la ripresa graduale dei rapporti fra nonni e nipoti, tale frequentazione era stata di fatto impedita per un periodo di ben cinque anni. La Corte Europea ha statuito che il legame fra ascendenti e nipoti rientra certamente nella nozione di vita familiare ai sensi dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, pertanto, rappresenta un legame da tutelare e preservare.

Per quanto riguarda la legislazione italiana, la legge (art. 317 bis cod. civ.) riconosce ai nonni il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Qualora il genitore o altra persona impedisca l’esercizio di tale diritto, i nonni possono ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché vengano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore.

Il diritto ai rapporti significativi con i minori non è però assoluto e incondizionato: esso può essere esercitato solo se il giudice accerta che al minore faccia bene la frequentazione dei nonni. In pratica, il riconoscimento del diritto dei nonni deve conciliarsi con la tutela del minore. Se quest’ultimo si trova all’estero, l’esercizio pratico del diritto di visita è molto complesso: il giudice non potrà infatti obbligare il minore a rientrare in Italia visto che ciò potrebbe comunque destabilizzarlo; né in ogni caso può imporgli di vedere i nonni. La questione è molto delicata e, come si vedrà, sarà opportuno rivolgersi al tribunale per ottenere una soluzione ottimale che tuteli da un lato il diritto dei nonni e dall’altro il benessere dei nipoti.

Ora, senz’altro il lettore ha diritto di vedere suo nipote, trattandosi di principio pacificamente riconosciuto oramai anche negli altri ordinamenti giuridici; allo stesso modo, però, occorre bilanciare il suo diritto con la tutela delle esigenze del minore, le quali sicuramente prevalgono su ogni altra. È da escludere che il giudice disponga che il nipote residente in Irlanda raggiunga il nonno in Italia, seppur per brevi e determinati periodi. Si tratterebbe, al più, di far sì che il lettore possa incontrare suo nipote quando si trova in Italia con la mamma.

Pare pacifica la competenza del Tribunale irlandese, come ha ricordato l’anno scorso la Suprema Corte a Sezioni Unite (Cassazione civile, SS.UU., sentenza 10/02/2017 n° 3555): per le domande riguardanti la responsabilità genitoriale su un figlio minore (ma con logica che può essere estesa a qualsiasi altro provvedimento riguardante il fanciullo), è competente l’autorità giudiziaria dello stato membro in cui lo stesso risiede abitualmente alla data della domanda, in applicazione del Regolamento Bruxelles II bis del 2003, che si ispira all’interesse superiore del minore e al criterio di vicinanza.

Per risolvere il caso di specie, sono due le strade che può intraprendere: quella della conciliazione bonaria oppure quella giudiziaria; cominciamo dalla prima. Nel caso esposto dal lettore, la soluzione potrebbe giungere dalla corretta applicazione della Convenzione dell’Aja del 1980. La Convenzione, che tratta la materia delle sottrazioni internazionali di minori, prevede anche la collaborazione tra Stati al fine di organizzare o tutelare l’esercizio effettivo del diritto di visita nei confronti di un minore che risiede abitualmente in uno Stato diverso da quello in cui risiede il soggetto richiedente. Se lo Stato nel quale il bambino vive stabilmente ha ratificato/aderito alla Convenzione e la sua adesione è stata accettata dall’Italia, si può ricorrere alla cooperazione tra Stati prevista dalla Convenzione stessa. Nello specifico, l’Irlanda rientra tra i Paesi aderenti.

Di conseguenza, il lettore potrà contattare l’Autorità Centrale italiana (cioè il Dipartimento per la giustizia minorile) per l’avvio della specifica procedura, compilando con attenzione i moduli (che troverà al seguente indirizzo https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_5_1.page?tab=m).

Il dipartimento trasmetterà la richiesta a quella dello Stato in cui vive abitualmente il bambino. L’autorità centrale estera contatterà il soggetto con cui il minore vive (la mamma, nel caso di specie) sollecitando la composizione amichevole e il ripristino volontario dei contatti.

Se la mamma dovesse rifiutare di giungere ad una soluzione concordata, sarà avviata la procedura giudiziaria avanti il giudice competente dello Stato estero della residenza abituale del minore.

Nel chiedere l’attivazione dei contatti con il minore, il richiedente deve articolare una proposta dettagliata di incontri, compatibile con i propri impegni lavorativi e con quelli scolastici del bambino. Nel formulare la proposta, si tenga presente che raramente le decisioni in questa materia prevedono fin da subito periodi di permanenza del minore nello Stato di residenza dell’istante. Soprattutto se il bambino è piccolo o se l’assenza di contatti dura da molto tempo, è necessario riattivare la relazione affettiva nei luoghi familiari al bambino. Si consiglia di prevedere anche un calendario di contatti con il bambino per telefono e via skype.

La secondo strada (cui, come appena visto, si può giungere anche dopo aver tentato la mediazione), sarebbe quella di adire direttamente il tribunale straniero per ottenere che il minore, quando in Italia, possa fare visita al lettore senza doversi recare dalla sua ex moglie. Si tratta di un percorso arduo, atteso che:

– occorre che un legale lo segua e sia disposto a presentare istanza al tribunale straniero;

– non è del tutto certo che il giudice gli dia ragione, atteso che non è impedito al lettore in maniera assoluta di vedere suo nipote, ma solamente di vederlo a casa sua (in presenza della sua compagna).

Su quest’ultimo, specifico punto, è bene un attimo soffermarsi, visto che dal quesito pare di capire che la nuova vita sentimentale del lettore non sia ben vista e che, pertanto, possa essere il vero nodo cruciale. La giurisprudenza italiana, allorquando si è dovuta pronunciare sul diritto di un genitore a trascorrere del tempo con il proprio figlio in presenza del nuovo partner, ha stabilito che ciò è possibile allorquando il nuovo compagno/a sia entrato a far parte stabilmente della vita del genitore. La Corte di Cassazione (sentenza n. 283/2009) ha detto che non è giustificato il divieto per la nuova compagna di incontrare i figli della coppia quando sussiste una relazione stabile ed equilibrata. Anche il Tribunale di Milano, sez. IX civ., con ordinanza 23 marzo 2013, ha ribadito che: «In assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore separato ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale … Peraltro, il divieto di frequentazione del nuovo convivente del genitore non collocatario, di fatto può tradursi in una lesione del diritto di visita inclusivo del pernottamento perché il nuovo partner non è un mero ospite che può essere allontanato tout court dalla casa; l’effetto sarebbe porre il padre di fronte ad una scelta che mette da una parte la nuova compagna e dall’altro il figlio; quanto troverebbe giustificazione solo se il preminente interesse della prole fosse esposto a rischio».

In sintesi, il graduale inserimento dei nuovi compagni nella vita dei figli di genitori separati corrisponde al loro benessere, laddove madre e padre abbiano cura di far comprendere alla prole che le nuove figure non sostituiscono quelle genitoriali. Tutto ciò, volendo equiparare il diritto del genitore di vedere il figlio a quello del nonno di vedere il nipote.

Se è intenzionato ad affidarsi ad uno degli studi legali de La Legge per Tutti, si consiglia al lettore di contattare il servizio consulenze affinché gli indichi lo studio affiliato più vicino a lui: gli verrà risposto in brevissimo tempo. A parere dello scrivente, però, per tutte le motivazioni sopra esposte, si tratterebbe di un ricorso dall’esito molto incerto, attesa la distanza e la situazione conflittuale tra i nonni. Comunque, poiché dalle parole del lettore traspare un affetto sincero e profondo per suo nipote, vale la pena di provare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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