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Divorzio, assegno di mantenimento e autosufficienza economica

20 ottobre 2018


Divorzio, assegno di mantenimento e autosufficienza economica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 ottobre 2018



Sono divorziato dal 1999 e corrispondo alla mia ex un assegno di mantenimento molto modesto, oggi rivalutato €3000 anno. Il mio reddito da allora è salito molto più del suo. La mia ex moglie è  una pensionata con tre appartamenti di proprietà .Posso ottenere la revoca dell’assegno alimentare secondo la sentenza “Grilli”?

La sentenza della Corte di Cassazione (Cass., sent. n. 11504 del 10.05.2017) citata dal lettore ha segnato l’archiviazione (definitiva?) del criterio dell’analogo tenore di vita quale parametro per commisurare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge. Col divorzio, infatti, cessa ogni legame tra moglie e marito e ciascuno dei due deve iniziare a badare a sé stesso. Questo significa che il coniuge con il reddito più elevato non è più tenuto a garantire all’ex (come invece è tutt’ora obbligatorio subito dopo la separazione) lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, ma solo l’autosufficienza economica. Autosufficienza che consiste nel minimo per sopravvivere e sempre che lo stesso coniuge non sia in grado, per età e condizioni di salute, a procurarselo da solo.

L’ex coniuge che pretende il mantenimento non deve solo dimostrare di avere un reddito insufficiente a vivere, ma anche di non essere nelle condizioni di procurarselo, avendo ad esempio superato l’età per reimmettersi sul mercato del lavoro o per non essere nelle condizioni fisiche di cercare un impiego. La conseguenza è che possono ottenere l’assegno divorzile solo le donne che:

– sono state casalinghe per tutto l’arco del matrimonio e ormai hanno raggiunto i 50 anni, età limite – secondo la Cassazione – oltre la quale è difficile immettersi nel mercato del lavoro;

– per ragioni di salute non possono lavorare.

La Cassazione ha escluso il mantenimento anche per la donna disoccupata, se giovane e con un bagaglio formativo tale da consentirle di cercare un posto.

Nel frattempo la giurisprudenza è andata avanti e, al momento, la pronuncia di riferimento è quella resa a Sezioni Unite (sent. n. 18287 del 11.07.2018) che ha, almeno in parte, confermato i principi della sentenza “Grilli”: l’assegno di divorzio deve avere funzione assistenziale (per assenza incolpevole di mezzi di sostentamento), ma anche compensativa e perequativa per il sacrificio di forze che hanno consentito all’altro coniuge di accumulare un patrimonio personale e di impiegare il proprio tempo nel lavoro, spesso disinteressandosi dell’assistenza familiare. In pratica, le Sezioni Unite hanno escluso che il criterio enunciato dalla sentenza Grilli possa essere l’unico al fine della determinazione dell’assegno divorzile: occorre tenere conto anche della durata del matrimonio e del contributo fornito dall’ex coniuge alla conduzione della vita familiare ed alla conseguente formazione del patrimonio comune e personale.

Alla luce dei principi testé enunciati, ritengo probabile una revoca dell’assegno divorzile oggi versato alla Sua ex moglie, sempreché questa sia in grado di provvedere economicamente a se stessa. Se la pensione percepita, però, dovesse essere irrisoria e, cumulata al reddito derivante dalle altre proprietà (eventualmente date in locazione), non dovesse superare un importo minimo (diciamo, intorno ai mille euro mensili), allora non è da escludere che il giudice confermi l’assegno, tenendo in considerazione anche gli altri criteri rappresentati dalla durata del vincolo coniugale e dal contributo apportato dalla Sua ex moglie alla crescita del patrimonio comune.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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