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Rinuncia all’eredità del padre e accettazione dell’eredità della madre

26 ottobre 2018


Rinuncia all’eredità del padre e accettazione dell’eredità della madre

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2018



Pochi mesi fa è venuto a mancare mio padre lasciando la moglie convivente, comproprietaria della maggior parte delle proprietà e in comunione dei beni, e due figli (io e mio fratello), entrambi sposati e con figli.Entrambi i coniugi, alcuni anni fa di comune accordo, hanno redatto testamento che hanno depositato presso un notaio, senza assistenza alcuna e all’insaputa di tutti.Hanno tenuto conto dell’intero patrimonio e lo hanno diviso nei due testamenti, a loro modo. Hanno donato ad entrambi i figli la giusta quota senza differenza finale in termini di valore monetario (preciso che in famiglia viviamo in ottimi rapporti interpersonali).Faccio un esempio con le 2 case in cui oggi io e mio fratello viviamo: una casa, intestata a mio padre, è donata a me nel testamento di lui, mentre una casa, intestata a mia madre, è donata a mio fratello nel testamento di lei.Prima di aprire il testamento abbiamo pensato con mio fratello di rinunciare in toto all’eredità per far confluire tutto il patrimonio a mia madre che diventerebbe così unica erede.Successivamente lei stilerebbe un nuovo testamento dove ridistribuirebbe l’intero patrimonio a me e a mio fratello pur mantenendole volontà che entrambi i miei genitori avevano espresso con i precedenti testamenti. Se dovessi rinunciare alla mia casa,  quella che mio padre mi ha donato con il suo testamento, potrò accettare la stessa in futuro, con il testamento di mia mamma?

 

Innanzitutto occorre precisare che, in base all’articolo 485 del codice civile, quando il chiamato all’eredità è nel possesso dei beni ereditari allora è obbligato a fare l’inventario di tutti i beni che compongono l’eredità entro tre mesi dalla apertura della successione (cioè entro tre mesi dalla morte della persona della cui eredità si tratta); se, invece, il chiamato all’eredità non dovesse fare l’inventario, egli sarà considerato dalla legge come se avesse accettato l’eredità e non potrà più rinunciare all’eredità stessa (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenze n. 5.862 del 2014, n. 4.845 del 2003 e n. 7.076 del 1995).

Nel caso specifico questo vuol dire che se il lettore possedeva, al momento della morte del suo genitore e pure nel periodo successivo, anche soltanto uno dei beni ereditari, questi era obbligato, entro tre mesi dalla sua morte, a fare l’inventario di tutti quanti i beni ereditari (mobili e immobili): se, però, non avesse fatto l’inventario entro questo termine allora il lettore per la legge è come se avesse accettato l’eredità e non può più rinunciarvi.

Quindi, riassumendo:

– se il lettore abitava ed abita nella casa di proprietà di suo padre (che nel testamento, secondo quanto riportato nel quesito, gli è stata assegnata), per la legge vuol dire che questi era nel possesso dei beni ereditari di suo padre e perciò, in base all’articolo 485 del codice civile, lo stesso doveva fare l’inventario di tutti i beni ereditari entro tre mesi dalla sua morte: se, invece, il lettore non ha fatto l’inventario entro questo termine, per la legge è come se avesse accettato l’eredità del suo genitore e oggi non può più rinunciarvi (e non può più rinunciare nemmeno suo fratello se si trova nella stessa sua situazione, cioè se anche lui era ed è nel possesso anche di uno solo dei beni che erano di proprietà di suo padre).

Fatta questa premessa, bisogna dire che anche se il lettore rinunciasse lo stesso all’eredità di suo padre e anche se nessuno contestasse la sua rinuncia (eventuali suoi creditori, infatti, potrebbero ricorrere al giudice, entro il termine di cinque anni per farla “annullare”), l’effetto della sua rinuncia non sarebbe di far confluire tutto a sua madre.

Infatti, se si rinuncia all’eredità di una persona che ha fatto testamento, le quote o i beni a cui si rinunciavano:

– innanzitutto alla persona che il defunto ha eventualmente indicato nel testamento stesso (il padre del lettore, ad esempio, potrebbe aver indicato nel testamento la persona a cui attribuire i beni nel caso in cui sua figlia, o suo figlio o sua moglie rinunciassero alla loro quota);

– se, però, il padre del lettore non avesse indicato nessuna persona come sostituto (cioè se non avesse indicato nessuno per subentrare all’erede che rinuncia), allora la quota e i beni sono devoluti per “rappresentazione” ai figli di chi rinuncia: nel caso di specie, quindi, se il lettore e suo fratello rinunciassero all’eredità del loro padre, subentrerebbero al posto del lettore i suoi figli ed al posto di suo fratello i figli del fratello (se, poi, i figli del lettore e i

suoi nipoti fossero minorenni, toccherebbe al Tribunale decidere, nel loro interesse, se accettare o rinunciare all’eredità a cui il lettore e suo fratello avrebbero a loro volta rinunciato).

Perciò, dopo tutte queste necessarie premesse, si può rispondere alla domanda in esame dicendo che se il lettore decide di rinunciare all’eredità di suo padre (la rinuncia sarebbe comunque rischiosa) la quota che gli spetta e/o i beni che nel testamento gli sono stati assegnati (compresa la casa), saranno attribuiti o alla persona che il padre avrà indicato (come sostituto di suo figlio in caso di rinuncia), oppure saranno attribuiti ai figli del lettore se il padre di quest’ultimo non avesse indicato nessuno nel testamento come sostituto di suo figlio.

Nel caso in cui subentrassero i figli del lettore, toccherà a loro decidere se accettare o rinunciareall’eredità (e, quindi anche alla casa), ma se fossero ancoraminorenni la decisione se accettare orinunciare toccherebbe al tribunale.

Alcune precisazioni finali:

–  si ribadisce che nella situazione che il lettore ha descritto (cioè il possesso di beni ereditari da parte del lettore senza inventario) la rinuncia all’eredità non è possibile, ma se il lettore volesse ugualmente rinunciare potrebbe farlo anche se correrebbe un rischio (si è specificato, infatti, che la rinuncia del lettore potrebbe essere contestata davanti al giudice da eventuali suoi creditori);

– la rinuncia all’eredità (se volesse comunque farla) è  possibile solo dopo la pubblicazione del testamento olografo o, se il testamento è pubblico, solo dopo la morte di chi ha fatto testamento: questo vuol dire che oggi il lettore e suo fratello possono rinunciare solo all’eredità del loro padre e non a quella della loro madre;

– la legge considera nulli i patti successori (articolo 458 del codice civile): cioè la legge non considera validi gli accordi con cui una persona ancora viva decide a chi destinare i propri beni: la madre del lettore, per intenderci, non può accordarsi con nessuno per stabilire, fuori dal suo testamento, come devolvere i suoi beni e anche se si accordasse l’accordo non avrebbe alcun valore e lei sarebbe sempre libera nel suo testamento di decidere anche diversamente dall’accordo.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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1 Commento

  1. Quando viene registrato un testamento, dopo la morte del testamentario gli eredi devono essere chiamati da un notaio o da un giudice?

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