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Scadenza del contratto a progetto e causa di lavoro

26 ottobre 2018


Scadenza del contratto a progetto e causa di lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2018



Nel dicembre del 2012 da parte del datore di lavoro è stato interrotto un rapporto continuativo di 27 mesi con contratti a progetto rinnovati ogni 12. Ci sono estremi per una causa di lavoro? Il lavoro non era un progetto. Aveva mansioni e scadenze precise.

La risposta al quesito è, a parere dello scrivente, negativa.

Il contratto a progetto è quel contratto con il quale il lavoratore si impegna a svolgere in favore di un’impresa committente una determinata attività, finalizzata al raggiungimento di uno specifico risultato. Il progetto, infatti, rappresenta l’obiettivo che il lavoratore, in piena autonomia, deve raggiungere.

Si tratta di un rapporto di lavoro autonomo, nell’ambito del quale al collaboratore è lasciata ampia libertà di gestione con riferimento sia agli orari di lavoro, sia alle modalità di svolgimento della propria attività, con il solo obbligo di coordinarsi con l’azienda committente.

Il contratto a progetto è dunque legittimo se in esso viene indicato il progetto nei suoi aspetti specifici. Non è infatti sufficiente indicare lo scopo o il tipo di attività che dovrà svolgere il collaboratore, dovendosi invece indicare precisamente le mansioni o gli incarichi affidati al lavoratore e il risultato finale che questo dovrà raggiungere.

Con Circolare del Ministero del Lavoro n. 4/2008 sono dunque stati esclusi dal contratto a progetto tutti i lavori caratterizzati da mansioni ripetitive predeterminate, nonché un elenco di attività che si ritiene impossibile valutare in termini di risultato finale (ad esempio attività di custodia e portierato, baristi e camerieri, addetti alle vendite).

Il collaboratore, inoltre, come detto, deve poter operare autonomamente, dunque dovrà essere libero di decidere come svolgere gli incarichi affidatigli, gli orari di lavoro; non potrà essere destinatario di contestazioni e sanzioni disciplinari, né controllato dal datore mentre svolge il proprio lavoro; potrà autonomamente gestire le proprie assenze e ferie, dovendosi unicamente coordinare con l’azienda.

In mancanza dunque di un progetto specifico e/o di autonomia del collaboratore, il contratto a progetto dovrà ritenersi illegittimo e il lavoratore potrà agire in giudizio per chiedere ed ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato in capo all’azienda, e la condanna del datore al pagamento delle differenze retributive e contributive maturate, nonché del Tfr.

Ai sensi dell’art. 32, L. 183/2010. l’impugnazione deve avvenire entro 60 giorni dalla data di cessazione del rapporto, con qualsiasi atto scritto, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore.

Nel caso di specie, in caso di assenza di progetto specifico oppure di sua generica definizione nel contratto individuale di lavoro sottoscritto dal lettore, nonché in assenza di effettiva autonomia nell’esecuzione della prestazione lavorativa, il contratto a progetto intercorso può ragionevolmente considerarsi illegittimo.

Tuttavia, secondo quanto riferito dal lettore, il rapporto di lavoro sarebbe cessato nel 2012, pertanto ad oggi lo stesso deve considerarsi decaduto dalla possibilità di agire nei confronti del suo ex datore di lavoro/committente, non avendo impugnato il contratto a progetto entro 60 giorni successivi la sua cessazione e non avendo agito giudizialmente nei confronti dell’azienda entro il successivo termine di 270 giorni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


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