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Sentenza di divorzio straniera ed ex che vive in Italia

27 Ottobre 2018


Sentenza di divorzio straniera ed ex che vive in Italia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Ottobre 2018



Sono straniera, abito in Italia, sono divorziata dal 2016 nel mio Paese e ho 2 figli, uno di 21 anni (ha finito le superiori quest’anno) e l’altro di 15 anni. Il mio ex marito è un autista e a tutt’oggi non ha mai pagato il mantenimento per il figlio minore come deciso in sentenza di divorzio nel mio Paese. Non ho più contatti con lui da tre anni per una querela fatta da me per violazione nella forma tentata e minaccia. Sono andata nel mio Paese per chiedere come procedere per il pagamento dovuto verso il figlio minore, ma mi hanno spiegato che non possono fare niente perché abita in Italia e che devo chiedere i soldi nel Paese in cui vive attualmente. Come posso procedere per chiedere i soldi che ha deciso il giudice nella sentenza? Si può modificare la sentenza in Italia visto che il livello di economia qua è più elevato, perché non ci sono il 50% delle spese di straordinario e niente per il figlio maggiore che fino a luglio continuava gli studi? Potete in caso fornirmi voi assistenza legale?

Innanzitutto, è da immaginare che la sentenza sia stata trascritta in Italia dall’Ufficiale dello Stato civile e, pertanto, sia efficace anche in Italia. Detto ciò, poiché il Tribunale competente è quello italiano, la lettrice dovrà fare apposita istanza al giudice ove risiede con il minore chiedendo la modifica delle condizioni economiche previste in sentenza: in particolare, è opportuno chiedere che l’assegno di mantenimento sia corrisposto anche a favore del figlio più grande. Per fare ciò, dovrà affidarsi ad un legale che curi il ricorso giudiziario.

Per quanto riguarda il mancato pagamento del mantenimento del figlio minore, poiché trattasi diinadempimento vero e proprio, la lettrice potrà agire contro il suo ex marito facendo valere la sentenza di divorzio. In pratica, la sentenza funge da titolo esecutivo per poter ottenere coattivamente il pagamento di quanto non corrisposto. Addirittura, il mancato pagamento delle somme spettanti ai figli può costituire reato.

In pratica, la lettrice può adire queste vie:

– In caso di inadempimento o ritardo nel pagamento dell’assegno, lo strumento più utilizzato per ottenere quanto dovuto dall’ex coniuge è rappresentato dall’azione espropriativa. La sentenza di divorzio costituisce, infatti, un titolo esecutivo che consente al coniuge avente diritto all’assegno di mettere in esecuzione, per il tramite del proprio avvocato, quanto stabilito con provvedimento del giudice. L’avvocato dovrà quindi redigere un atto di precetto, ossia un’ intimazione fatta all’ex coniuge/debitore ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni, con l’avvertimento che, ove ciò non avvenga, si procederà all’espropriazione forzata. Di seguito, ove l’obbligato non provveda al pagamento dell’importo dovuto nel termine indicato, la lettrice avrà a disposizione 90 giorni di tempo per intraprendere l’azione espropriativa (che inizia col pignoramento) sui beni del debitore;

– può fare istanza al giudice affinché egli ordini a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro a suo marito (come, ad esempio, il datore di lavoro o l’Inps) che una parte di queste venga trattenuta a favore di suo figlio. In altre parole, se il marito della lettrice lavora, può chiedere al giudice che il datore di lavoro paghi solo una parte di stipendio, lasciando la rimanente parte al figlio. Per fare ciò, occorre fare ricorso al tribunale dove risiede allegando lo stato di famiglia e di residenza dei coniugi e la copia autentica della sentenza di divorzio. È necessaria l’assistenza di un difensore.

-Altro rimedio è il sequestro dei beni del maritodella lettrice, da richiedere sempre al tribunale di residenza con ricorso come sopra.

Inoltre, chi si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge incorre nel reato di cui all’art. 570 del codice penale. La lettrice potrà pertanto sporgere denuncia/querela presso i carabinieri o la polizia.

Se la sentenza non dovesse essere stata ancora riconosciuta, la stessa dovrà provvedere recandosi presso il suo comune di residenza ove dovrà chiedere che l’Ufficiale dello Stato civile, verificata la conformità a legge della stessa, provveda a trascriverla. Se, invece, c’è una contestazione sul riconoscimento, è necessario attivare la procedura dinanzi alla Corte d’Appello competente in base al luogo di residenza. La stessa procedura deve essere azionata nel caso in cui la sentenza non abbia i requisiti formali previsti per il riconoscimento immediato.

Se la lettrice ha intenzione di affidarsi ad uno dei legali de La Legge per Tutti, si  invita a contattare il servizio consulenze affinché le possa essere indicato lo studio affiliato più vicino.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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