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Si può denunciare un fratello che ruba?

27 settembre 2018


Si può denunciare un fratello che ruba?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2018



Furto tra parenti: non c’è reato se fratelli o sorelle convivono sotto lo stesso tetto. A meno che…

Se ti sei accorto che tuo fratello, senza dirti nulla, ti ha sottratto dei soldi o un oggetto di valore che custodivi in cassaforte o si è appropriato indebitamente di alcuni beni della casa dei vostri genitori ormai andata in successione, è molto probabile che ti starai chiedendo se si può denunciare un fratello che ruba. La risposta è abbastanza semplice ma richiede la conoscenza di una norma inserita nel nostro codice penale, norma che non tutti conoscono.

In questo articolo ti spiegheremo quindi cosa fare in caso di furto o appropriazione indebita tra parenti come tra fratelli e sorelle. Ti diremo a quale autorità rivolgerti per depositare l’atto di querela e, soprattutto, quali prove fornire nel caso di specie.

Prima ancora di chiederti se si può denunciare un fratello che ruba voglio farti ragionare su una cosa: sei sicuro che la via penale sia l’arma migliore per fargli capire che non hai gradito il suo gesto? Il processo penale, come saprai, è rivolto principalmente a fare in modo che il colpevole subisca una punizione da parte dello Stato. Ma se la tua intenzione è quella di ottenere indietro l’oggetto o il valore di questo andato perduto potresti anche agire direttamente in via civile. Il punto è che nel processo penale la prova del reato deve essere rigorosa, mentre nel civile è lecito fornire semplici indizi («presunzioni» per dirla secondo il vocabolario giuridico).

Il secondo aspetto su cui voglio porti l’attenzione è che una denuncia – o meglio, nel nostro caso, una querela – rivolta a un familiare può creare delle profonde fratture e guerre da cui è difficile tornare indietro. Un momento di meditazione, prima di farsi prendere dalla rabbia, è quindi necessario. Non si tratta ovviamente di un consiglio legale ma di chi ha visto battaglie tra parenti durare anni, al termine delle quali è stato impossibile parlare di vincitori e sconfitti.

Una volta che hai superato questi ostacoli e hai deciso nonostante tutto di procedere, vediamo se si può denunciare un fratello che ruba.

La norma di cui ti parlavo poc’anzi è nel codice penale [1]; essa stabilisce che tutti i reati contro il patrimonio fatti tra coniugi, genitori, figli e fratelli conviventi non possono essere puniti. In buona sostanza, se tra l’autore del furto o di una truffa c’è un legame di parentela come quello tra marito e moglie, tra ascendenti (nonni, madre e padre) e discendenti (figli e nipoti) o tra fratelli e sorelle conviventi non è possibile sporgere querela e il colpevole può essere perseguito solo civilmente per la restituzione dell’oggetto o (se ciò dovesse essere impossibile perché venduto o distrutto) del valore dell’oggetto. Significa che la moglie che, dopo il matrimonio, ruba il bancomat al marito e gli svuota il conto corrente non può essere querelata alle autorità; l’uomo potrà tutt’al più citarla innanzi a un tribunale civile per la restituzione dell’intera somma o, se i due erano in comunione dei beni, della metà. Se però i due erano già separati al momento del furto, allora ritorna ad essere possibile la querela.

La condizione a cui la legge subordina la «non punibilità» dei fratelli ladruncoli è che vi sia tra di loro un rapporto di convivenza. Per potersi parlare di convivenza tra fratelli occorre un minimo di rapporti comuni, di sentimenti, di interessi ed abitudini della stessa vita domestica. Il fratello che viene semplicemente ospitato, per un tempo più o meno lungo, non vive una situazione di convivenza ma di semplice coabitazione temporanea; nel suo caso, quindi, il reato sussiste e viene punito. Come ha chiarito la Cassazione [2], per «convivenza» deve intendersi non la semplice «coabitazione provvisoria», ma un rapporto di durata, caratterizzato da un unico domicilio e dalla costituzione di un solo nucleo familiare.

Come detto, il fatto però che tra fratelli conviventi non vi sia reato non toglie che, ad esempio, chi ha prelevato soldi dal conto corrente dell’altro o da quello cointestato, sia tenuto a restituire l’importo. Significa solo che non viene commesso reato e che non ci può essere una punizione penale.

Qual è la ragione di questa strana norma? Il legislatore presume che tra conviventi vi siano rapporti così stretti da rendere impossibile definire con certezza ciò che è “mio” e ciò che è “tuo”. Peraltro, se si abita sotto lo stesso tetto è naturale condividere le spese, i conti, le bollette. In una situazione del genere è altrettanto difficile arrivare a comprendere chi è in credito e chi in debito con l’altro. Per evitare allora che vengano sollevate contestazioni sterili di questo tipo si è voluto tagliare ogni possibilità di ricorrere ai carabinieri o alla polizia per questioni tra familiari conviventi.

Detto ciò, è chiaro che se il furto avviene tra soggetti non più conviventi allora il reato resta punibile. La vittima potrà sporgere querela alla più vicina stazione dei Carabinieri o depositare l’atto alla Procura della Repubblica. Lo dovrà fare entro 3 mesi da quando si è accorto della sottrazione. Quanto alle prove, qui viene la parte più difficile: se è vero che nel processo penale le dichiarazioni della parte lesa possono essere assunte a fondamento della decisione, queste devono comunque risultare verosimili. Quindi il semplice “sospetto che sia stato il fratello”, a cui si sia giunti non per averlo visto o per averne le prove, ma solo per esclusione di altri possibili autori del reato, potrebbe non essere ritenuto una prova convincente.

Un’ultima precisazione: il furto (così come la truffa) tra fratelli conviventi non può essere punito solo se commesso senza violenza sulla persona. Se invece ci dovesse essere stata una colluttazione, uno strappo dalle mani della borsa o qualsiasi altra forma di violenza fisica allora il reato c’è e viene punito.

note

[1] Art. 649 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 9668/1985.

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