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Revoca donazione: prescrizione

7 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Ottobre 2018



Cos’è la donazione? Quali sono i casi di revocazione? Cosa sono la revoca per ingratitudine e quella per sopravvenienza dei figli?

Hai mai fatto un regalo? Sicuramente sì: ai tuoi genitori, a un tuo amico, alla fidanzata o al fidanzato, al coniuge; ti sarà senz’altro capitato di donare qualcosa a una persona a te cara. Devi sapere che, giuridicamente parlando, un regalo altro non è che una donazione, cioè un vero e proprio contratto con il quale decidi di impoverirti per favorire qualcun altro. La donazione è un negozio giuridico molto importante, perché non solo costituisce un’eccezione ai normali contratti che prevedono un corrispettivo (dare/avere), ma anche perché la legge considera la donazione come un vero e proprio anticipo sull’eredità. Proprio per tutte queste ragioni, l’ordinamento prevede alcune formalità affinché una donazione sia valida: in primis, che l’atto avvenga davanti ad un notaio alla presenza dei testimoni. Fermi tutti! Quindi, tutti i regali che hai fatto finora sono “nulli” secondo la legge? No: per i regali di modico valore è sufficiente la semplice consegna del bene al beneficiario affinché la donazione sia perfetta. Devi sapere, inoltre, che in taluni casi è addirittura possibile riprenderti ciò che hai donato: si tratta di ipotesi eccezionali, ma la legge ti consente di revocare la donazione anche se è trascorso molto tempo. Se non ci credi, prosegui nella lettura: ti dirò cos’è la revoca della donazione e quando cade in prescrizione.

Cos’è la donazione?

Prima di parlare della prescrizione della revoca della donazione, è opportuno spendere qualche parola sulla donazione in generale. In parte lo abbiamo già anticipato nell’introduzione: Secondo la legge, la donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione [1]. La donazione è un contratto a tutti gli effetti, caratterizzato dall’impoverimento di chi lo compie e dall’arricchimento del beneficiario. L’arricchimento può avvenire in due modi: attraverso il trasferimento di un diritto (ad esempio, della proprietà di un immobile) oppure dell’assunzione di un obbligo (di pagare un debito, di versare una somma di danaro, ecc.).

Donazione: come si fa?

La donazione è un contratto particolare perché necessita di una specifica forma: secondo la legge, la donazione deve essere fatta per atto pubblico in presenza di due testimoni, sotto pena di nullità. L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante. Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione [2].

In pratica, se vuoi donare un’auto o una casa, dovrai recarti dal notaio, portare con te il beneficiario della donazione e due testimoni: solo così potrai avere una donazione efficace. Perché tutti questi formalismi? Perché, come detto nell’introduzione, la legge guarda con sospetto le operazioni compiute a titolo gratuito, in quanto potrebbero celare manovre speculative o, addirittura, truffaldine. Pertanto, una donazione è valida solamente se fatta davanti al notaio.

Donazione: ci sono obblighi per il donatario?

Abbiamo visto finora cos’è la donazione e come si stipula. Bisogna ricordare che la legge prevede una serie di norme volte a completarne la disciplina; in particolare, occorre dire che anche in capo al donatario, cioè a colui che ha beneficiato della donazione, sorgono degli obblighi: uno su tutti, quello di prestare gli alimenti al donante [3]. Cosa significa? Gli alimenti consistono in quella prestazione di natura assistenziale che determinati soggetti (in primis i familiari) devono alla persona che si trovi in difficoltà economiche tali da non poter provvedere al proprio sostentamento. In questa evenienza, la legge dice che l’obbligo alimentare grava innanzitutto in capo al donatario con precedenza rispetto a tutti gli altri soggetti, perfino ai familiari: è chiaro che l’obbligo deriva dal rapporto di gratitudine che dovrebbe intercorrere tra donante e donatario.

Donazione: quando si può revocare?

Essendo un contratto, la donazione una volta conclusa dovrebbe essere irrevocabile: in altre parole, il regalo fatto dovrebbe essere “blindato”. In realtà non è così: la legge individua alcune ipotesi in cui, nonostante la donazione sia perfetta, cioè sia stata compiuta con tutte le formalità del caso, il donante può porre nel nulla gli effetti dell’elargizione. Tecnicamente, si parla di revocazione della donazione, che ricorre in due ipotesi:

  • per ingratitudine;
  • per sopravvenienza di figli.

Analizziamoli entrambi.

Revoca donazione per ingratitudine

La revoca della donazione per ingratitudine ricorre quando il donatario si macchia di taluni fatti molto gravi nei confronti del donante. In pratica, si tratta di circostanze in cui la legge ravvisa una vera e propria irriconoscenza del beneficiario nei confronti di chi gli ha fatto la donazione. Nello specifico, il codice civile dice che la revoca per ingratitudine può essere proposta solamente quando il donatario:

  • ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante oppure il coniuge, un discendente o un ascendente del medesimo, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità (ad esempio, la legittima difesa);
  • ha commesso, in danno di una delle suddette persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  • ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei suoi confronti, falsa in giudizio penale;
  • si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante;
  • ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio;
  • gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti [4].

Revoca donazione per sopravvenienza di figli

La seconda ipotesi di revoca della donazione è quella per sopravvenienza di figli: secondo la legge, le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente del donante. Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio, salvo che si provi che al tempo della donazione il donante aveva notizia dell’esistenza del figlio. La revocazione può essere domandata anche se il figlio del donante era già concepito al tempo della donazione [5].

Revoca donazione: qual è il termine di prescrizione?

La prescrizione della revoca della donazione è diversa a seconda che essa sia fatta per ingratitudine oppure per sopravvenienza di figli:

  • revoca donazione per ingratitudine: la domanda di revoca della donazione per ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione [6];
  • revoca donazione per sopravvenienza figli: la revoca della donazione per sopravvenienza di figli deve essere proposta entro cinque anni dal giorno della nascita dell’ultimo figlio nato nel matrimonio o discendente ovvero della notizia dell’esistenza del figlio o discendente, ovvero dell’avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio. Il donante non può proporre o proseguire l’azione dopo la morte del figlio o del discendente [7].

Revoca donazione: cosa succede?

Se la donazione viene revocata, nei casi e nei modi sopra stabiliti, il donatario deve restituire i beni in natura, se esistono ancora, e i frutti relativi, a partire dal giorno della domanda. Se, invece, il beneficiario della donazione si è nel frattempo disfatto dei beni regalatigli (ad esempio, li ha venduti), deve restituirne il valore, rapportato al tempo della domanda, e i frutti, sempre a partire dal giorno della domanda [8].

Quando la donazione è irrevocabile?

La legge prevede due casi in cui la donazione non può essere revocata, né per ingratitudine né per sopravvenienza di figli: si tratta delle ipotesi delle donazioni rimuneratorie e di quelle fatte in riguardo di un determinato matrimonio. Prima di vedere in cosa consistono queste speciali forme di donazioni, spieghiamo perché esse sono irrevocabili.

Secondo la legge, la donazione rimuneratoria e quella fatta in riguardo di un matrimonio non sono soggette a revoca perché il donante è mosso da un particolare spirito nel momento in cui decide di privarsi di qualcosa a favore dei beneficiari: nel primo caso, perché la donazione è fatta per il particolare valore morale e sociale delle azioni del donatario; nel secondo, perché viene data maggiore importanza alla nascente famiglia piuttosto che ai motivi personali del donante.

Donazione rimuneratoria: cos’è?

La donazione rimuneratoria è uno speciale tipo di donazione caratterizzata dal fatto che la liberalità è dettata da specifiche ragioni di riconoscenza o da meriti particolari del donatario, oppure ancora dall’intento di premiare un servizio specifico, nonostante il donante non vi sia tenuto né per legge, né per uso o per costume sociale [9].

Nello specifico, la donazione per riconoscenza è la donazione rimuneratoria determinata da un particolare sentimento di gratitudine verso il donatario o verso un membro della sua famiglia; questo sentimento può derivare da fatti accaduti prima della donazione, ma anche dalla promessa del compimento di un’azione futura favorevole per il donante. Esempio classico di donazione per riconoscenza è quella compiuta a favore di chi ha salvato la vita al donante: si pensi a Tizio, inesperto nuotatore, che viene soccorso da Caio il quale, accortosi che il primo stesse annegando, si getta prontamente in acqua per salvarlo. In questo caso, Tizio potrebbe donare un suo bene a Caio mosso dall’ovvio sentimento di gratitudine nei suoi riguardi.

Donazione in riguardo di matrimonio: cos’è?

La donazione in riguardo di matrimonio (detta anche donazione obnuziale) è quella fatta a favore di una persona in vista del suo matrimonio, oppure di entrambi i futuri sposi, oppure a favore dei figli nascituri di questi [10].

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 782 cod. civ.

[3] Art. 437 cod. civ.

[4] Art. 801 cod. civ.

[5] Art. 803 cod. civ.

[6] Art. 802 cod. civ.

[7] Art. 804 cod. civ.

[8] Art. 807 cod. civ.

[9] Art. 770 cod. civ.

[10] Art. 785 cod. civ.

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