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Casa acquistata coi soldi regalati a un solo coniuge: a chi va?

28 settembre 2018


Casa acquistata coi soldi regalati a un solo coniuge: a chi va?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2018



Genitori regalano soldi agli sposi per comprare casa: l’immobile entra in comunione dei beni o resta di proprietà del donatario? 

Le separazioni e i divorzi diventano particolarmente conflittuali quando, oltre a decidere sull’assegno di mantenimento, si discute anche sull’assegnazione della casa. E questo perché, specialmente oggi, l’immobile è il frutto del lavoro di una vita o della liquidazione del padre. Non è facile staccarsi da un bene per il quale i propri genitori hanno investito tutti i propri risparmi allo scopo di dare un rifugio al proprio figlio. Ma ci sono regole ferree da rispettare e che, anche se possono apparire ingiuste, sono il frutto di attente valutazioni fatte da chi ha scritto il codice civile nel 1942. Come ad esempio nel caso in cui i genitori danno in prestito la casa a un figlio perché vi vada a vivere con la moglie e poi i due si separano: se manca un contratto di comodato scritto, con l’indicazione di una data di scadenza, l’appartamento resta alla moglie e ai figli; i suoceri, in pratica, non possono riprendersi il proprio bene. In questo articolo ci occuperemo invece della casa acquistata coi soldi regalati a un solo coniuge: a chi va? La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente e interessantissima ordinanza [1] Per comprendere la questione facciamo qualche esempio pratico.

Donazione dei genitori fatta prima del matrimonio

Immaginiamo che una persona, prima di sposarsi, riceva una sostanziosa donazione in denaro dal padre. I soldi gli serviranno per comprare casa dove andare a vivere con la futura moglie. Il genitore fa il bonifico sul conto del figlio qualche giorno prima della celebrazione delle nozze. Nella causale specifica chiaramente che si tratta di una donazione finalizzata all’acquisto dell’immobile. Succede così che, celebrata la funzione e trovata un’offerta di vendita allettante, il giovane compri casa col denaro del papà. Se lo sposino dovesse un giorno separarsi dalla moglie, a chi andrebbe a finire la casa? Il problema si pone chiaramente solo per le coppie che prescelgono il regime di comunione dei beni; per quelle in separazione, invece, non vi è dubbio che l’acquisto resta nella proprietà di chi lo effettua (in questo caso il figlio donatario) e, anche in caso di divorzio, non va diviso (tutt’al più l’ex coniuge potrà chiedere un rimborso per le spese di ristrutturazione più costose che ha eventualmente sostenuto). Per sapere, in caso di comunione dei beni, a chi va la casa acquistata coi soldi regalati prima del matrimonio aspetta ancora qualche rigo. 

Donazione dei genitori fatta dopo il matrimonio

Immaginiamo ora la stessa situazione di prima con l’unica differenza che il bonifico dal padre al figlio parte qualche giorno dopo le nozze. Ancora una volta la coppia è in comunione dei beni e i soldi vengono impiegati dal donatario per acquistare la casa. All’atto di una eventuale separazione, l’immobile deve essere diviso tra i due coniugi, considerandosi ormai entrato in comunione, oppure resta di proprietà di colui che, seppur coi soldi del genitore, l’ha acquistato?

I due esempi che abbiamo appena illustrato hanno la stessa identica soluzione. La scopriremo qui di seguito.

Le donazioni entrano in comunione?

Se ti sei posto il problema se la casa acquistata coi soldi donati dai genitori entra o meno in comunione è perché sai che tutte le donazioni, ricevute da uno dei due coniugi anche dopo il matrimonio, non vanno mai in comunione dei beni. Lo stesso vale per i beni acquisiti con eredità. Quindi, se tuo padre, dopo che ti sei sposato, dovesse regalarti la sua casa o lasciartela in eredità, questa non va divisa col coniuge in caso di separazione.

Tale regola, però, non vale quando si segue lo schema della cosiddetta «donazione indiretta», ossia quando il genitore, anziché regalare direttamente la casa al figlio, gli dà il denaro per comprarla. Se è vero che i soldi, finché restano sul conto del donatario, sono di proprietà esclusiva di quest’ultimo, nel momento in cui però questi li impiega per comprare un bene, il bene stesso entra in comunione. 

Secondo la Cassazione, il regime di comunione legale dei beni provoca l’effetto che qualsiasi acquisto compiuto dai coniugi (insieme o separatamente) durante il matrimonio, entra nella comunione legale, a prescindere dalla provenienza del denaro impiegato per pagare il prezzo. E ciò vale tanto che si tratti infatti di denaro appartenente a uno solo dei coniugi, perché già di sua proprietà prima del matrimonio, tanto che sia il frutto di una donazione ricevuta dopo il matrimonio.

L’unico modo per escludere dalla comunione la casa acquistata da uno dei due coniugi con il denaro dei genitori è menzionare la riserva di proprietà nel rogito, ossia farlo presente al notaio che ne farà espressa menzione nel rogito di acquisto.

L’orientamento della Corte non è nuovo; ne avevamo già dato atto in un altro approfondimento dal titolo: Casa comprata coi soldi dei genitori: entra in comunione?


note

[1] Cass. ord. n. 19537 del 24.07.2018.


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