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Perché ci si ammala?

1 Ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 1 Ottobre 2018



La malattia è un mezzo di comunicazione e trasmette un preciso messaggio. Il libro “La malattia è mia amica” del dr. Giuseppe Canonaco ci aiuta a comprendere il suo significato.

Quando si parla di malattia, in genere, il primo obiettivo da raggiungere è quello di eliminare tutti i sintomi del dolore e contrastare la morte. Molti medici consigliano di assumere farmaci costosi che promettono di somatizzare il dolore e, in casi estremi, suggeriscono di ricorrere ad un intervento chirurgico o microchirurgico. Ma è davvero necessario intervenire chirurgicamente? Qual è il concetto di fondo della malattia? Qual è il suo senso biologico? La malattia è un errore della natura e l’uomo deve intervenire per trovare una soluzione. La medicina moderna è riuscita a debellare numerose patologie, ma ancora esistono tante malattie a cui non si è riusciti a trovare una cura definitiva. Più l’uomo approfondisce lo studio e l’analisi di determinati campi medici, più la realtà diviene complessa e trovare soluzione ai nostri dubbi e problemi diventa difficile. Se vuoi saperne di più sull’argomento e vuoi scoprire gli studi più recenti e innovativi sul perché ci si ammala?, prosegui nella lettura di questo articolo.

Nel libro “La malattia è mia amica” del dr. Giuseppe Canonaco, specialista in fisiatria e in medicina dello sport ed esperto in medicina manuale, è possibile trovare un’interpretazione positiva della malattia che deriva da un modo innovativo di fare terapia medica. Il libro è disponibile su Amazon a questo link. Ecco alcuni spunti interessanti che ci offre.

Incontro medico-paziente

Spesso la medicina si basa sul singolo dato clinico, sull’indagine strumentale e sul risultato di TAC, RM, PET, ecc. Secondo Goffman una diagnosi può essere intesa come “un assassinio del personaggio”. Troppe volte il medico evita di interessarsi all’anima o al corpo del paziente. Una visita medica si trasforma in una semplice elencazione di sintomi, conseguenze e trattamenti terapeutici, senza indagare sulla causa di quella specifica malattia. Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una trasformazione rivoluzionaria dell’incontro clinico medico-paziente. Si parla di medicina narrativa che si basa su un’adeguata valutazione del vissuto e dell’esperienza del malato e su un rapporto diverso medico-paziente. Il medico deve saper guarire parlando al malato, chiedendogli di raccontare la sua situazione, il suo stato di salute e la sua vita e mostrando comprensione ed empatia. La relazione medico-paziente deve fondarsi su tre pilastri: comunicazione, affinità, armonia. A riguardo, il dr Giuseppe Canonaco afferma: “Il medico deve avere un modo di fare piacevole, deve dare coraggio e confidenza al paziente. Non deve dirgli bugie né ignorarlo. Non deve guardare il suo paziente come se fosse creta o pietra! Un buon dottore deve fornire protezione ed aiuto a coloro che non hanno alcun sostegno.”

La malattia trasmette un messaggio

La malattia è un mezzo di comunicazione, è una manifestazione umana, è la risposta alle sollecitazioni dell’ambiente in cui si vive, è un meccanismo di disintossicazione. Secondo la teoria del conflitto ogni cellula del nostro corpo possiede un codice con i suoi funzionamenti biologici e ci consente di vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda. Perché ci si ammala? Quando ci si ammala? La chiave di volta è a livello cerebrale. Uno shock inaspettato coinvolge la psiche, il cervello e l’organo. Si fa riferimento a situazioni stressanti, lutti, litigi nella vita privata o lavorativa, ecc. La durata della fase conflittuale, detta simpaticotonica, è legata a quanto tempo impieghiamo a ristabilire il controllo di una situazione. La fase di riparazione viene definita vagotonica. La guarigione è possibile con la comprensione della malattia attraverso la connessione mente-corpo.

Cos’è un conflitto biologico?

Il conflitto si produce quando le diverse opzioni che si hanno a disposizione non sono adatte alla risoluzione del problema. Nel momento in cui un uomo è sotto stress, il cervello offre due soluzioni possibili: attacco e fuga. Fino ad oggi, ci si è affidati alla medicina allopatica che si pone l’obiettivo di andare contro il male e affidarsi all’uso di farmaci o all’intervento chirurgico. Grazie alle nuove scoperte in campo biologico l’approccio alla malattia è cambiato radicalmente, stravolgendo e sconvolgendo la concezione classica di patologia. Il sintomo del corpo o malattia si manifesta dopo che la persona ha risolto il conflitto. Il dolore è un sintomo legato ad un organo che si sta riparando. A cosa serve il dolore? A fermare fisicamente il malato. La percezione del dolore dipende dal tessuto, l’organo coinvolto, e dal timore della malattia. Il cervello ha l’incredibile capacità di far percepire il dolore aumentandone o diminuendone l’intensità o, addirittura, eliminandolo. Per mantenere un sistema immunitario integro occorre liberarsi da ogni paura, timore, frustrazione, tensione, svalutazione di sé e inabilità. Bisogna evitare che avvenimenti stressanti possano incidere in modo negativo sul nostro organismo. Secondo il dr Canonaco è possibile “addomesticare la malattia”. Per attivare la guarigione bisogna dare significato alla malattia e al dolore. Ogni fattore interno o esterno può influire sulla salute e determinare uno stato di benessere o malessere.

Medicina manuale

La medicina manuale è una medicina biologica. Ha lo scopo di accompagnare il paziente nel processo di guarigione con la riduzione del sintomo in maniera graduale e la diminuzione dei suoi disagi come dolori e gonfiori. La soluzione terapeutica si ottiene grazie allo scioglimento della parte malata grazie alla mano del medico che interviene anche sul fronte causale, aiutando il paziente a comprendere la causa ed il significato della malattia in rapporto alla sua esperienza emotiva. Dopo alcune sedute di medicina manuale, sarà possibile indirizzare il paziente verso la scoperta di una nuova visione del mondo e verso una ritrovata serenità così da evitare recidive ed uscire definitivamente dal circolo vizioso causato da quelle abitudini che sono alla base delle situazioni conflittuali che fanno comparire sintomi e disagi.


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