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Auto in garanzia: quali i diritti del consumatore

1 ottobre 2018 | Autore:


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Hai acquistato di recente una auto ma ecco là, dopo poco, comparire un primo difetto. Che si tratti di auto nuova o di seconda mano o, ancora, a km zero questi sono i tuoi diritti.

In una società sempre in movimento ed in cui non si può rimanere indietro, l’acquisto di una autovettura è un sempre un momento importante. Ma ancora prima di effettuare l’acquisto, oltre ai dati tecnici ed ai diversi tipi di prestazioni delle autovetture, sarebbe anche opportuno sapere se esiste una normativa che ci assiste in queste ipotesi ed, in caso affermativo, quali sono gli strumenti per attuarne la tutela. Tra l’altro, si dovrebbe avere anche la certezza che quella legge si applichi al caso concreto. Ad esempio, è normale domandarsi se i diritti dell’acquirente, in caso di difetto di una vettura nuova, sono gli stessi di colui che ha orientato la propria scelta verso una vettura usata. E cosa accade se, invece, l’acquisto del mezzo cade su di una vettura a chilometro 0: è applicabile la medesima normativa della auto nuova o meno? Inoltre, è importante sapere che gli strumenti da azionare per tutelarsi variano a seconda dei casi e sono tra loro differenti spaziando, ad esempio, dalla riparazione, dalla sostituzione della vettura, dalla sostituzione del pezzo difettoso sino ad arrivare alla restituzione, in caso di risoluzione del contratto, o riduzione del prezzo di acquisto. Ed ancora, occorre imparare se esiste, tra tutti questi rimedi, una scala gerarchica, che impedisce la scelta, ad esempio, della risoluzione piuttosto che quella di altro strumento di tutela. Altresì, comprendere se la scelta del rimedio da applicare è effettivamente nelle mani dello sfortunato consumatore piuttosto che in quelle del concessionario. A ciò si deve aggiungere che esistono, anche, diversi tipi di garanzia come quella legale, quella di produzione (o commerciale) ed, infine, quella assicurativa e che, certamente, tra tutte queste la migliore è proprio la garanzia legale perché non soggetta a trattative o pressioni. Di fronte a questo ampio scenario di incertezze ed ai numerosi quesiti in materia, l’articolo si occupa proprio di chiarire quali sono i diritti del consumatore in caso di auto in garanzia.

La garanzia sulle auto

Tutto ciò che riguarda la garanzia a favore di chi acquista un’autovettura si rinviene o nel Codice del Consumo [1], se chi acquista è un ‘consumatore’, cioè un privato che compera per scopi personali o della propria famiglia; o nel codice civile, nel caso in cui l’acquirente non sia un privato ‘consumatore’ bensì una ‘persona giuridica’, vale a dire una società od una associazione od una fondazione, o, comunque, un soggetto che ha una partita IVA e che acquista per fini di impresa. Questo in quanto il Codice del Consumo è una normativa ‘speciale’ che si applica solo al privato-consumatore che non coincide, quindi, con chi fa acquisti per business.

Auto in garanzia: cos’è la garanzia legale

Quando viene usato in modo generico il termine ‘garanzia’ si fa riferimento a quella che, nel settore giuridico, viene definita garanzia legale di conformità dei beni di consumo, laddove per “beni di consumo” si intende tutto ciò che produce una utilità diretta per il consumatore (ad esempio, un elettrodomestico, un vestito, un trucco femminile e tra cui, evidentemente, rientra anche l’autovettura) mentre per “conformità di un bene” si intende la obbligatoria correlazione tra le caratteristiche dichiarate dal venditore del bene stesso e quelle effettive del prodotto. Ad esempio, se il concessionario ci ha riferito che l’auto è capace di arrivare ad una certa velocità ma poi, una volta acquistata, scopriamo che così non è, entra in gioco la possibilità di applicare i diversi rimedi del Codice del Consumo (se sei un consumatore e non una società o un acquirente con partita iva) o del codice civile (se sei una società o un acquirente con partita iva ed). Quindi, quando si parla di “garanzia legale” si fa riferimento proprio all’insieme degli strumenti che il legislatore ha concesso ai consumatori nel Codice del Consumo [2] allorquando questi acquistino prodotti difettosi (ad esempio: il forno che fa delle scintille) o che funzionano male (ad esempio: il forno riscalda poco o non funziona il suo timer) oppure che non rispondono all’uso dichiarato dal venditore o al quale quel bene è usualmente destinato (il forno non riscalda proprio).

Ma quali sono questi rimedi che la “garanzia legale” ci consente di azionare a nostra tutela? Sono, ad esempio, la riparazione del bene o la sua sostituzione o, ancora, la riduzione del prezzo o il rimborso del prezzo già pagato o, nei casi più gravi, la risoluzione del contratto (quando, in concreto è come se il contratto non fosse esistito).

Auto in garanzia: come funziona la garanzia legale

Nel momento in cui scopro che la autovettura che mi è stata venduta ha un difetto, esercito immediatamente il mio diritto nei confronti del venditore, che per legge è il responsabile di quanto mi accade. Quindi:

  • gli comunico per iscritto, con raccomandata A/R, il vizio del bene acquistato rigorosamente entro 2 mesi dalla sua scoperta;
  • e gli chiedo espressamente di intervenire per risolvere il problema (secondo lo schema che sarà successivamente spiegato in modo più dettagliato);
  • se il rivenditore non risponde o non risolve il problema entro un tempo ragionevole, sono costretto, per ottenere la tutela dei miei diritti, a rivolgermi ad un avvocato ed a fargli causa entro 24 mesi dalla consegna del bene. Se non rispetto quest’ultimo termine, non potrò chiedere più nè la riparazione del bene né la sua sostituzione nè la riduzione del prezzo né alcuna delle tutele che la legge dispone a favore dell’acquirente.

La garanzia legale per le auto usate

Anche alla auto usata si applica la disciplina del Codice del Consumo ma, in questo caso, i 24 mesi di garanzia possono essere ridotti (e nella maggior parte dei casi lo sono) a 12 mesi con l’accordo delle parti. A tal proposito, in ipotesi di vendita di auto usate da concessionario, nei primi sei mesi dalla compravendita esiste la cd. “presunzione di difetto”, la quale significa che, in caso di vertenza, spetterà al rivenditore provare che il difetto non rientra nella garanzia anziché essere la prova a carico del consumatore. E ciò nel rispetto del principio di legge secondo cui è il concessionario il soggetto che è tenuto a consegnare all’acquirente un’auto conforme al contratto sottoscritto (vale a dire, una auto che abbia le caratteristiche riferite al consumatore) e ponendo parte acquirente nella condizione di valutare oggettivamente le condizioni del veicolo. Poiché, in caso contrario, cioè in ipotesi di vettura usata che manca di conformità rispetto a quanto concordato tra le parti (quindi, una vettura usata che non è proprio quella oggetto di contrattazione), il consumatore avrà diritto alla riparazione od alla sostituzione. Ma attenzione: in questa evenienza il venditore, in base alla “vecchiaia” della auto, potrebbe chiedere il pagamento di un contributo all’acquirente per l’acquisto di ricambi nuovi.

La garanzia legale per le auto a km zero

E cosa dire dell’auto a km zero? Dunque, premettiamo che con tale espressione si indicano le autovetture, generalmente già immatricolate e targate, che rimangono nei saloni delle concessionarie di auto in esposizione e che spesso hanno un percorso brevissimo di chilometri. Ecco, questa sorte di duplice natura, cioè, in parte usata dal concessionario ma concretamente nuova, permette all’acquirente spesso di risparmiare, dato che queste auto sono vendute ad un prezzo inferiore rispetto ad altra di identico tipo ed anno. E per quanto riguarda la garanzia legale anche in questo caso la sua durata è di 24 mesi dalla consegna del bene. Sin da subito si premette che con questo genere di vettura può accadere un problema di diverso tipo rispetto al difetto, e vale a dire, la falsa dichiarazione del venditore sui chilometri reali del mezzo. Ecco che, in questo caso, l’acquirente potrà chiedere o la restituzione del denaro con contestuale restituzione dell’auto, e possibile l’eventuale richiesta di risarcimento danni (sempre da dimostrare); o la sua riduzione del prezzo in virtù di accordo tra le parti.

La garanzia legale delle auto usate vendute tra privati

Infine, va da sé che in caso di acquisto di auto tra privati non vale la garanzia legale prevista dal Codice del Consumo bensì quella del codice civile [3]. Ciò vale a dire che il privato che vende non può ritenersi parificato ad un concessionario che vende auto usate e, quindi, contro di lui non possono richiamarsi i rimedi del Codice del Consumo. Il motivo + che generalmente il privato che vende una auto usata lo fa generalmente per motivi personali mentre un rivenditore lo fa per affari. Ebbene, l’acquirente, però, non è sprovvisto di tutela perché, in virtù del nostro codice, l’auto che viene venduta, sebbene da un privato, deve essere comunque priva di vizi occulti (cioè non conosciuti né conoscibili dall’acquirente) né devono essere sottaciuti alla persona interessata all’acquisto circostanze pregiudizievoli.

Quindi, nel momento in cui scopro, ad esempio, che mi è stato nascosto che un componente importante dell’auto è rotto oppure che è stata modificata la centralina del motore oppure che non sono stata informata di un sinistro stradale verificatosi o, ancora, che una spia è stata maliziosamente spenta prima dell’acquisto, staccando il filo, cosa faccio?

  • Esercito immediatamente il mio diritto nei confronti del venditore-privato, inviandogli  entro 8 giorni dalla scoperta del vizio (non 2 mesi) una raccomandata con avviso di ricevimento, in cui espongo per iscritto il problema;
  • E gli chiedendo un intervento immediato per la soluzione del problema;
  • se il privato-venditore non risponde o non risolve, sono costretto ad affidarmi ad un avvocato per citarlo in giudizio entro 1 anno (non 24 mesi) dalla consegna dell’auto.

Quindi, tra le principali differenze rispetto alla disciplina del Codice del Consumo (che è di certo più favorevole al consumatore considerati anche i tempi più lunghi della garanzia), ci sono:

  • il termine per la denuncia (qui entro 8 giorni, lì entro 2 mesi dalla scoperta);
  • ed il termine per l’azione in giudizio (qui 1 anno, lì 2 anni dalla consegna della vettura).
  • inoltre, i rimedi a mia tutela in caso di vizio che renda l’auto usata, compravenduta tra privati, non idonea all’uso o che renda notevolmente inferiore il suo valore economico, sono tendenzialmente due: 1) la riduzione del prezzo; 2) la risoluzione del contratto, quindi con la restituzione dell’auto al venditore e del prezzo all’acquirente, ponendo nel nulla l’accordo precedente e con possibilità, ove esistente, di chiedere il risarcimento dei danno.

Gli strumenti per tutelare l’acquirente di auto

In realtà, per come anticipato nell’introduzione, esistono tre forme di garanzia che sono:

  • la garanzia legale, la più importante, che è quella di 24 mesi (e verosimilmente 12 per le auto usate) di cui si discorre e che è esercitabile nei confronti del rivenditore/concessionario;
  • la garanzia di produzione o garanzia commerciale, che è quella applicabile per i veri difetti di costruzione e che è esercitabile nei confronti della casa costruttrice della vettura, quindi del produttore. Viene offerta gratuitamente o a pagamento dalle case costruttrici, nel rispetto della normativa del Codice del Consumo, in aggiunta alla garanzia legale, che non può mai essere limitata od esclusa, e quindi sostanzialmente comprendendo servizi aggiuntivi di assistenza. E’ una garanzia convenzionale, cioè che le parti concordano, non obbligatoria per il produttore ma che, una volta offerta ed accettata dalla altra parte, diventa vincolante. Da non dimenticare anche qui il termine di decadenza cioè il termine temporale entro cui denunciare il difetto di conformità che è pari a due mesi dalla sua scoperta, così per come disposto dal Codice del Consumo [3], con la precisazione, dettata anche dalla giurisprudenza, che il termine di due mesi decorre non dalla consegna del bene all’acquirente ma dalla scoperta del difetto, che sia intervenuta entro i 24 mesi dalla consegna dell’auto;
  • la garanzia assicurativa, che tendenzialmente fa le veci della garanzia di produzione pagando in caso di difetti di costruzione.

Per come anticipato, è importante ricordare che la “garanzia legale” e la “garanzia di produzione” sono cumulabili e non alternative: questo vuol dire praticamente che la garanzia commerciale non può mai derogare in modo peggiorativo al Codice del Consumo, ma derogare solo aggiungendo servizi, dunque, apportando modifiche migliorative e pro-acquirente.

Lo strumento preventivo: se il vizio è conosciuto

Ora, può verificarsi  che la presenza del difetto sia conosciuto previamente dalle parti: in questo caso sarà possibile concordare tra le stesse, ad esempio, la riduzione del prezzo di acquisto, generalmente riconosciuto nel limite economico pari al preventivabile costo che l’acquirente dovrebbe sostenere per la sua riparazione.

Auto in garanzia: la procedura da seguire

Ma ammettiamo la diversa ipotesi di aver acquistato l’auto e che dopo un paio di settimane ci si accorge che il mezzo ha un malfunzionamento od un difetto di fabbrica. Cosa facciamo?

  • inviamo una raccomandata A/R: in questi casi la prima cosa che appare importante fare è far rilevare immediatamente a chi ci ha venduto l‘auto, quindi al concessionario e non al produttore, l’esistenza di un difetto che rende non idoneo all’uso l’autovettura o che, comunque, ne riduce in modo apprezzabile il valore. La denuncia del difetto deve essere fatta appena ci si accorge del vizio e, comunque, non oltre 2 mesi dalla sua scoperta, fornendone anche una indicazione generica nonchè la data della sua manifestazione. Inoltre, è in questa occasione che il consumatore può anche scegliere quale rimedio di legge vorrebbe applicare al proprio caso (la riparazione, la sostituzione ecc.), rispettando quanto sarà di seguito precisato. La comunicazione scritta è da inviarsi con raccomandata con avviso di ricevimento o con un altro mezzo di cui ci rimanga prova (come la posta elettronica certificata-pec);
  • se, ad esempio, a distanza di un paio di settimane non riceviamo alcuna risposta né il concessionario si attiva per risolvere il problema, ci conviene contattare un avvocato che, da quel momento in poi, saprà come indirizzarci e che baderà al rispetto dei termini di legge per l’eventuale processo;
  • infatti, non si deve dimenticare che l’azione civile per obbligare il concessionario ad eseguire i suoi obblighi deve essere iniziata entro 2 anni dalla consegna del bene (appunto, i 24 mesi della garanzia legale) e purchè la denuncia sia avvenuta -come già detto- entro 2 mesi dalla sua scoperta;
  • può accadere, però, che ancora prima di aver scelto il rimedio per tutelare i nostri diritti, non appena ricevuta la comunicazione afferente alla denuncia del difetto di conformità, il rivenditore sia diligente offrendo egli stesso un qualsiasi rimedio tra tutti quelli disponibili. Ciò è per lui possibile a meno che l’acquirente non ne abbia già richiesto uno specifico. In questa ipotesi il venditore è obbligato a percorrere quella strada, con le conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo, e fatta salva l’eventuale accettazione da parte dell’acquirente del rimedio alternativo proposto dal primo.

Auto in garanzia: i rimedi del Codice del Consumo

Ma allora, quali sono le forme di tutela che ci consente di esercitare il Codice del Consumo in caso di vizio o difetto del prodotto acquistato? L’acquirente può scegliere tra:

  • la riparazione del bene, senza spese a proprio carico ed entro un congruo termine dalla richiesta. Tale opzione non è percorribile solo quando il rimedio sia oggettivamente impossibile oppure eccessivamente oneroso rispetto all’altro;
  • la sostituzione del bene, senza spese a proprio carico, con altro di pari tipologia e costo;
  • la riduzione del prezzo o il rimborso del prezzo già pagato, nei casi in cui a) né la riparazione nè la sostituzione sono possibili (ad esempio, nel caso di sostituzione di un pezzo che non esiste più) oppure se sono eccessivamente onerose; b) il venditore non ha provveduto all’una o all’altra (riparazione/sostituzione) nel termine congruo; c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuate ha arrecato gravi inconvenienti all’acquirente. Va da sé che nel determinare l’importo della riduzione o del rimborso si tiene conto dell’uso del bene e la somma sarà parametrata al presumibile costo della riparazione a carico dell’acquirente stesso;
  • la risoluzione del contratto, cioè il venir meno del contratto, come se nessun accordo fosse stato mai raggiunto, con reciproca restituzione di autovettura al rivenditore e di prezzo di compravendita all’acquirente. La risoluzione ha la finalità di porre le parti in una fase antecedente all’accordo, quando cioè non esisteva il contratto, ed ha il vantaggio di “chiudere” la vicenda velocemente, ponendo nel nulla i rispettivi obblighi. La risoluzione si applica nei medesimi casi richiamati in ipotesi di riduzione del prezzo e sempre con una attività esente da spese (ad esempio, per spedizioni, materiali o mano d’opera). Ma con la necessaria precisazione che un difetto di lieve entità, per il quale non è stato possibile o è risultato eccessivamente oneroso eseguire la riparazione o la sostituzione, non dà diritto alla risoluzione del contratto.

Tale ultima osservazione ci dà l’input per sottolineare come tra i rimedi esperibili dall’acquirente dell’autovettura a propria tutela ci sia un vero e proprio “principio di gradazione”, cioè, che obbliga a richiedere prima i rimedi meno incisivi (ad esempio, la riparazione) rispetto a quelli più definitivi (come il porre nel nulla l’intero contratto di compravendita come fa la risoluzione). Infatti, dalla lettura della stessa normativa è possibile distinguere quelli che possiamo chiamare rimedi primari (cioè, riparazione e sostituzione dell’autovettura) da quelli che chiameremo come rimedi secondari (cioè, riduzione del prezzo e risoluzione del contratto). Tutto ciò, dunque, ci rende chiaro che il rimedio più grave, inteso come irreversibile, ad esempio la risoluzione del contratto, si considera esercitato legittimamente solo quando i “rimedi di base” siano risultati impossibili o non soddisfacenti. Viene sostanzialmente fatto divieto di farne un utilizzo indiscriminato e generalizzato, per evitare che ciò possa in concreto bloccare o rendere sempre più difficili le conclusioni di transazioni commerciali. Quindi, solo allorquando gli altri strumenti, che potremmo definire più soft come la riparazione o la sostituzione, non siano utilizzabili si ricorre al caso limite del rimedio della risoluzione dovendo, a quel punto, il concessionario, quale debitore, collaborare all’esecuzione del contratto nei limiti di un proprio sacrificio proporzionato e non eccessivamente oneroso.

note

[1] Il decreto legislativo n. 206/2005 e successive modifiche

[2] Art. 128 e seguenti del Codice del Consumo

[3] Art. 1490 codice civile e seguenti

[4] Art. 132 Codice del Consumo

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