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Divorzio: dopo quanto tempo posso risposarmi?

1 Ottobre 2018


Divorzio: dopo quanto tempo posso risposarmi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ottobre 2018



Risposarsi dopo la sentenza di divorzio è possibile? 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Diciamoci la verità, l’essere umano è un animale sociale, non è stato creato per stare da solo, pertanto, quando il connubio matrimoniale svanisce bruscamente e si decide di divorziare, non è così insolito (anzi) che, conclusosi l’iter giudiziario di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la donna e/o l’uomo vogliano ritentare e convolare a nozze con il nuovo partner. Ebbene, ciò è possibile ma dopo quanto tempo ci si può risposare?  Risponderò al quesito in modo semplice e dettagliato, ma prima, per una migliore comprensione, analizzeremo innanzitutto la procedura di divorzio  e le sue conseguenze, per poi esaminare le norme di legge che disciplinano la questione in  esame e comprendere quanto tempo deve passare dal divorzio prima di potersi risposare.

Divorzio: di cosa si tratta?

Il divorzio è una procedura giurisdizionale che trova il suo presupposto nel vincolo matrimoniale e nella conseguente separazione. Ed invero, affinchè il divorzio possa essere azionato è necessario che i due ricorrenti siano sposati e che successivamente si siano separati o consensualmente o giudizialmente. Una volta trascorsi sei mesi dalla separazione consensuale o un anno da quella giudiziale, i due, ormai ex coniugi, potranno presentare la pratica di divorzio al fine di sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale (nel caso di matrimonio celebrato innanzi all’Ufficiale di Stato Civile) o di provocare la cessazione degli effetti civili del matrimonio (in caso di rito concordatario celebrato in Chiesa e successivamente trascritto presso il registro dello Stato Civile del Comune).

Dopo quanto tempo dopo il divorzio potrai risposarti secondo la legge?

Per prima cosa occorre evidenziare come i termini per risposarsi dopo il divorzio siano diversi per l’uomo e per la donna. Sia chiaro, non si tratta di una discriminazione bella e buona, ma di accorgimenti necessari al fine di tutelare e garantire la certezza della paternità di un eventuale nascituro e basati sulla circostanza naturale che solo la donna, e non l’uomo, è atta a portare in grembo i propri figli. In particolare l’uomo potrà convolare a nuove nozze subito dopo che la sentenza di divorzio sia divenuta definitiva, ovvero decorsi 30 giorni dalla notifica della sentenza all’ormai ex coniuge o 6 mesi dalla pubblicazione della stessa. E’ chiaro che tale principio vale solo qualora la sentenza non venisse impugnata nei termini di legge, nel qual caso, per potersi risposare, l’uomo dovrà attendere l’esito di tutti i gradi del giudizio. In ogni caso, a conclusione del procedimento, il funzionario del Comune dove è stato celebrato il matrimonio, previa ricezione di una copia autentica della sentenza divenuta incontrovertibile, dovrà provvedere ad annotare la stessa a margine dell’atto di matrimonio. Da questo momento in poi, l’uomo sarà libero di risposarsi nuovamente. Per quanto concerne la donna, invece, il codice civile prevede la possibilità di risposarsi dopo che siano trascorsi non meno di 300 giorni dal divorzio (il cosiddetto lutto vedovile o divieto temporaneo di nuove nozze) [1] . Va da se che tale termine si dovrà aggiungere a quello necessario affinchè la sentenza di divorzio divenga inoppugnabile e sia annotata a margine dell’atto di matrimonio dal Comune competente. Nel dettaglio, la norma su indicata stabilisce che la donna può contrarre nuovamente matrimonio solo dopo 300 giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili di quello precedente. Il senso della disposizione è di tutta evidenza, se si pensa che l’intento del legislatore è quello di evitare ogni minima incertezza sulla paternità di eventuali figli. A conferma di quanto appena asserito, infatti, il codice civile prevede alcune eccezioni che consentirebbero alla donna di risposarsi prima che siano trascorsi i fatidici 300 giorni dal  divorzio, ovvero quando il divorzio sia stato pronunciato a seguito di separazione consensuale o giudiziale e, quindi, quando sia maturata una separazione di almeno tre anni tra i coniugi, oppure quando il matrimonio sia stato annullato per impotenza di generare dell’uomo o della donna o, ancora, quando il matrimonio non sia stato consumato (cioè in caso di assenza di rapporti sessuali tra i coniugi) [1]. Vi è da aggiungere che la disposizione in esame non è stata modifica a seguito dell’introduzione del c.d. divorzio breve, pertanto è operante anche nei casi in cui tra la separazione ed il divorzio siano trascorsi solo sei mesi. Certo, la norma appare del tutto anacronistica e non a passo con i tempi, se si considera che oggi, a differenza del periodo in cui fu redatto il Codice Civile, i rapporti extra coniugali sono molto più frequenti ed alcuni nemmeno celati più di tanto, ma tenuto conto che la stragrande maggioranza dei divorzi viene pronunciata a seguito di una separazione legale e quindi, di una interruzione duratura della convivenza, emerge il carattere ormai residuale di tale disposizione.

Inosservanza del lutto vedovile: sono previste sanzioni?

E’ proprio vero il proverbio “Fatta la legge, trovato l’inganno”! Si, perchè un’importante statuizione del codice civile [2], in caso di mancata osservanza del termine di 300 giorni dal divorzio per la contrazione di nuove nozze, non prevede la nullità del nuovo matrimonio, bensì una piccola sanzione pecuniaria per gli sposi frettolosi ed il funzionario che ha celebrato il rito, che è ricompresa tra 20 ed 82 euro. Se credi di aver letto male, o che ci sia un errore di battitura nell’articolo, ti preannuncio che ti stai sbagliando. In altre parole, qualora volessi risposarti prima che siano trascorsi 300 giorni dal divorzio, potrai farlo liberamente, in quanto le nuove nozze non saranno invalidate. Tu ed il tuo partner dovrete solo versare un piccolo importo in denaro, ma sarete (di nuovo) moglie e marito. In realtà, si tratta di una contraddizione in termini di non poco conto, perchè se da un lato il legislatore ha voluto garantire la certezza dell’eventuale paternità dei figli, inserendo per la donna il termine dei 300 giorni dal divorzio per potersi risposare, dall’altro lato lo stesso legislatore, lasciando liberi i soggetti di non osservare tale termine, e non prevedendo la nullità delle nuove nozze, disattende se stesso ed il principio di certezza del diritto. E’ chiaro che ciò facilita, e non di poco, le cose per coloro i quali vogliano risposarsi immediatamente dopo il fallimento del primo matrimoni a scapito di un eventuale nascituro e della certezza della sua paternità.

Esistono ipotesi particolari di esenzione da”lutto vedovile”?

Una volta analizzata per filo e per segno la normativa riguardante la problematica in esame, occorre evidenziare come l’ordinamento italiano, a determinate condizioni, preveda un’ulteriore possibilità per la donna di non rispettare il lutto vedovile e, quindi, di risposarsi immediatamente dopo il divorzio, senza dover incorrere nella sanzione amministrativa appena analizzata. Ebbene si, basta presentare un’istanza al Tribunale competente per richiedere l’esonero della donna dal rispetto del termine di 300 giorni previsto dal codice civile. In particolare, affinchè tale dispensa sia accordata dall’organo giurisdizionale adito, è necessario che la donna non si trovi in stato interessante. In tale ipotesi il Tribunale accorderà la dispensa dal lutto vedovile e la donna potrà risposarsi immediatamente dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio. Ciò chiarito, facciamo un breve riepilogo. Potrai risposarti dopo il divorzio? Si, l’ordinamento tutela ed asseconda la volontà degli individui di voler convolare nuovamente a nozze dopo il divorzio. Dopo quanto tempo? Dopo almeno 300 giorni dal momento in cui la sentenza di divorzio è passata in giudicato, se sei una donna. Non appena la sentenza di divorzio sarà divenuta inoppugnabile, per l’uomo. E se non volessi attendere? Potrai risposarti prima dei 300 giorni. In questo caso le nozze verranno invalidate? Assolutamente no. Le nuove nozze celebrate prima che sia decorso il termine dei 300 giorni dal divorzio saranno valide ed efficaci. Il codice civile, in tal caso, prevede solo l’irrogazione di una sanzione amministrativa per gli sposi ed il funzionario che ha celebrato il rito, compresa tra 20 ed 82 euro [2]. E’ possibile non rispettare il termine dei 300 giorni? Si, quando il divorzio sia stato pronunciato a seguito di separazione consensuale o giudiziale e, quindi, quando sia maturata una separazione di almeno tre anni tra i coniugi, oppure quando il matrimonio sia stato annullato per impotenza di generare dell’uomo o della donna o, ancora, quando il matrimonio non sia stato consumato [1], nonchè presentando un’istanza al Tribunale competente, a patto che non si trovi in stato di gravidanza. Un esempio pratico? Tizio e Caia decidono di convolare a nozze il 1 gennaio 1990. Dalla loro unione non nasce figlio alcuno. Dopo dieci anni di convivenza, a causa di divergenze caratteriali e comportamentali oramai divenute irreversibili, Tizio e Caia decidono di separarsi consensualmente. Nel mese di luglio del 2000 la  separazione viene omologata ed il decreto pubblicato. I due, dopo tre anni dalla pubblicazione del decreto di omologa della separazione consensuale, per il tramite del loro procuratore, presentano un’istanza di divorzio congiunto e a dicembre 2003 il Tribunale emette il provvedimento che sancisce la cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio) tra Tizio e Caia. La sentenza, divenuta ormai incontrovertibile, viene annotata a margine dell’atto di matrimonio dall’ufficiale del Comune del luogo in cui è stato celebrato il rito. A questo punto, Caia, ricorrendo l’eccezione prevista dal codice civile [1] (quando il divorzio sia stato pronunciato a seguito di separazione consensuale o giudiziale e, quindi, quando sia maturata una separazione di almeno tre anni tra i coniugi), potrà convolare a nuove nozze con Sempronio senza attendere il termine dei 300 giorni ed evitando così anche l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista tra 20 ed 82 euro.

di ALESSANDRO COSTANZO

note

[1] Articolo 89 c.c.

[2] Articolo 140 c.c.


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