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Posso fare arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona?

30 settembre 2018


Posso fare arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2018



Si possono far versare somme di denaro mediante un bonifico su un conto corrente non a intestato? Ed è legale tutto ciò?

Domande che riguardano una platea di persone sempre più ampia: c’è chi deve semplicemente ricevere delle somme di denaro tramite bonifico ma non ha aperto nessun conto correte, chi intende farsi accreditare lo stipendio sul conto corrente della moglie o di un altro familiare e chi invece vorrebbe “aggirare” il fisco facendosi versare il corrispettivo di una fattura sul conto dei genitori, ad esempio. Tutte situazioni che ci riportano a un quesito fondamentale: posso fare arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona? Un dubbio che, stando almeno alla miriade di messaggi che si leggono online interessa davvero tante persone. Un dilemma, se così si può chiamare, che spesso si pongono anche le piccole aziende e le ditte individuali, al giorno d’oggi sempre più attanagliate dalla morsa di un mercato competitivo e fatto di piccoli introiti. Come quelli che vengono da una attività di e-commerce, per fare un esempio, dove la gran parte dei versamenti avviene o tramite strumenti innovativi come PayPal, con degli accrediti su carte prepagate e, ovviamente, tramite bonifici. Ecco perché quando non si è ancora aperto un conto corrente, vuoi perché si tenta di risparmiare qualcosa o vuoi perché si preferiscono altri sistemi di pagamento (come quelli appena citati), una delle prime domande che ci si pone è appunto: posso fare arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona. La risposta, tuttavia, non è affatto banale, visto che in gioco di sono tanti attori e tante “variabili”: l’istituto di credito, in primis, poi chi effettua il bonifico, chi presta il conto corrente e chi, effettivamente, riceve l’importo del bonifico. Ma vediamo di capire quindi quando e come è possibile far arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona.

Che cosa è e come funziona un bonifico conto terzi

Pariamo da un concetto. Effettuare un bonifico è un’operazione semplice e permette di trasferire del denaro in modo facile, veloce e sicuro: non si verifica nessun spostamento fisico di soldi. La transazione avviene tra i conti correnti dei titolari coinvolti. Una definizione questa che – teoricamente – dissipa il nostro dubbio: non si può far arrivare un bonifico sul conto di un’altra persona perché il versamento deve avvenire tra i proprietari dei conti. Tuttavia, grazie alle esigenze dei consumatori e all’evolversi dei servizi bancari, le cose sono cambiate. Oggi è possibile compiere tale operazione, è possibile fare il cosiddetto bonifico conto terzi, anche se – come abbiamo già anticipato – bisogna tenere in considerazione diversi aspetti. Primo fra tutti la legalità di tale operazione e la disponibilità dell’istituto di credito che, materialmente, deve compiere l’operazione. Su quest’ultimo aspetto c’è da dire che non tutte le banche offrono questa opportunità. Molte impongono dei limiti di utilizzo: un esempio per tutte, Banca Intesa che, tramite il suo canale online offre la possibilità di effettuare un bonifico sul conto di un’altra persona sempreché lo stesso non superi i 5mila euro. Al di là di tale somma è indispensabile recarsi in filiale e fornire le proprie generalità. Utilizzando un termine bancario “censirsi”. Un sistema, questo, adottato per rispondere alla normativa antiriciclaggio che, alla luce degli ultimi provvedimenti della Banca d’Italia, impone al cliente l’obbligo di informare la propria banca quando le operazioni siano svolte nell’interesse di altri soggetti (magari inserendo un’apposita dicitura nella causale). Operazioni per le quali è altresì richiesta l’acquisizione di un documento d’identità del soggetto terzo.

Ci sono poi istituti di credito che non contemplano tale opportunità se non per il versamento dietro delega. Facciamo un esempio per capire meglio. Immaginiamo un dipendente di un’impresa che non ha aperto un conto corrente e chiede alla sua azienda di voler ricevere lo stipendio su quello della moglie o dei genitori. In questi casi basterà che i titolari del conto siglino un’autorizzazione al datore di lavoro e che questa venga portata in filiale.

Oppure poniamo il caso, ancora, sempre di un lavoratore, che decide di farsi accreditare lo stipendio su un conto non intestato a lui perché teme che lo stesso possa essere pignorato. Anche in casi del genere, se vige un accordo tra le parti, difficilmente il datore di lavoro rifiuterebbe di versare il dovuto su un conto intestato a un’altra persona, visto che la cosa non prevedrebbe costi aggiuntivi. Tuttavia, è bene precisare – rimanendo nell’esempio – un altro aspetto… È bene precisare che, in caso di pignoramento, l’accredito via bonifico su conto di terzi non mette al riparo dai diritti e dalle pretese del creditore per quanto riguarda ad esempio il “famigerato” quinto dello stipendio. Il datore di lavoro tratterrà la cifra dovuta dalla busta paga prima di versarla al beneficiario fittizio. Il creditore può chiedere il pignoramento dello stipendio direttamente al datore di lavoro. In sostanza, anziché venire notificato alla banca, l’atto è notificato all’azienda che è tenuta a trattenere un quinto dello stipendio dalla busta paga mensile.

È legale far arrivare un bonifico sul conto corrente di un’altra persona?

Sì, è lecito, ma solo nel momento in cui la somma viene poi dichiarata al fisco da chi l’ha concretamente incassata. Si applica l’articolo 1180 del Codice Civile sull’adempimento del terzo, che recita: “L’obbligazione può essere adempiuta da un terzo, anche contro la volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione. Tuttavia il creditore può rifiutare l’adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione”. In un contesto del genere il servizio bancario del bonifico risulta fare solo da tramite: si frutta un cosiddetto conto d’appoggio per esigenze di praticità. Occhio però, se l’intenzione – come scritto in precedenza – è evadere il fisco, beh, in questo caso ricadiamo nell’illecito, non per l’utilizzo del conto corrente di un’altra persona, ma perché si è nascosto il reddito percepito. Principio riaffermato anche da una recente Sentenza della Corte di Cassazione (1) che ha ribadito come non sia sufficiente, per la sussistenza di un reato di evasione fiscale che l’Agenzia delle Entrate rilevi sul conto corrente del contribuente dei versamenti ingiustificati. Tutto ciò può al massimo può comportare un accertamento fiscale ma non automaticamente l’instaurazione di un processo penale. In altre parole, il versamento fatto su un conto intestato a un’altra persona può configurare un’ipotesi di pagamento in nero, ma per l’accertamento del reato di evasione fiscale sono necessarie ulteriori indagini.

E se sul bonifico viene indicato un IBAN esatto e un beneficiario errato?

In questo caso si viene a creare una situazione che contempla la diversa intestazione di un conto correte e l’esecuzione di un bonifico. Potrebbe capitare, in effetti, che uno dei due dati fondamentali da inserire durante la compilazione di un bonifico, IBAN e beneficiario, non venga riportato correttamente. Cosa avviene se ciò si verifica? È per forza nullo un bonifico con tali difformità? Non è detto. Anche in questa contesto, infatti, la risposta è: dipende, dipende dall’istituto di credito. E c’è da aggiungere che dal 2010 (2) il prestatore di servizi di pagamento è stato sollevato dall’obbligo di effettuare il controllo di congruità tra l’IBAN e gli elementi identificativi della titolarità del conto del destinatario, vincolandolo alla mera esecuzione della disposizione esclusivamente in conformità all’IBAN indicato dal cliente. Controllo che comunque varia – per livello di accuratezza – da banca a banca. Generalmente, se l’IBAN corretto e il beneficiario no, il pagamento andrà ugualmente a buon fine. Altrimenti, se è l’IBAN ad essere sbagliato e il beneficiario giusto, bisogna distinguere due diverse casistiche: se l’IBAN esiste, l’accredito andrà a finire a un soggetto diverso, mentre se l’IBAN non è esiste, il bonifico viene sospeso.

La mia banca non lo permette e non voglio aprire un conto corrente. Come posso fare?

Riassumiamo per fare chiarezza. Abbiamo visto che la possibilità di far arrivare un bonifico sul conto intestato a un’altra persona esiste. Anche se è necessario tenere in considerazione una serie di aspetti. Prima fra tutte il regolamento della banca presso cui è aperto il conto corrente di appoggio. Poi la motivazione del bonifico (se è uno stipendio ad esempio). E per finire l’importo che dovrebbe essere al di sotto dei 5mila euro, pena il doversi recare in filiale. Ma c’è un aspetto che può essere approfondito maggiormente. Un’alternativa, per essere precisi: ovvero quella di non utilizzare un conto correte altrui ma ricorrere ad uno strumento diverso. Una soluzione, quando si deve ricevere un bonifico ma non si ha intenzione di aprire un conto corrente, che si sta diffondendo sempre di più, soprattutto tra i giovani e tra chi lavora nell’e-commerce. Stiamo parlando delle diffusissime carte ricaricabili dotate di codice IBAN. Un sistema economico e veloce che, spesso a costo zero, consente di ricevere bonifici senza dover per forza aprire un conto. Tra le più diffuse c’è sicuramente la Postepay Evolution di Poste Italiane, che consente anche l’accredito a mezzo bonifico dello stipendio o della pensione direttamente sulla carta, la domiciliazione delle utenze, l’esecuzione di ricariche telefoniche, il pagamento dei bollettini e un’altra serie di servizi utili ai consumatori.

Quanto si paga di commissione per fare un bonifico su conto di un altro?

Un ultimo aspetto da riportare è quello delle commissioni. Acclarato, difatti, che l’operazione è fattibile (sempre tenendo a mente ciò che abbiamo scritto sopra), la domanda da farsi è appunto quanto si paga? Verrebbe da pensare che l’importo sia uguale a un bonifico standard, e invece no. Alcuni istituti di credito chiedono un importo maggiore a “copertura del rischio”. Non parliamo certo di grosse cifre, ma se il bonifico diventa ricorrente, l’incremento potrebbe diventare pesante…

di FRANCESCO FORESTIERO

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