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Cosa significa onere della prova

4 ottobre 2018


Cosa significa onere della prova

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2018



Prima di iniziare una causa nei confronti di un altro soggetto ci si deve sempre chiedere se si hanno argomenti sufficienti a dimostrare le proprie ragioni.

Esiste una profonda differenza tra la verità reale e la verità giudiziaria. Con questo si intende dire che spesso le cose, nella realtà, sono andate in un certo modo ma il processo va diversamente. Come mai? Di solito questo avviene perché anche se un soggetto ha ragione da vendere non ha abbastanza elementi da presentare al giudice affinché emerga chiaramente la sua ragione. Tutto questo dipende da un principio fondamentale che si chiama onere della prova. Ma cosa significa onere della prova? È quello che cercheremo di scoprire in questo articolo.

L’onere della prova a carico di chi fa una causa

Quando una persona subisce un torto, una situazione ingiusta, un danno economico oppure vuole far valere un proprio diritto può attivarsi per ottenere giustizia. La persona che avvia un’azione per queste finalità viene detto attore. Il soggetto nei confronti del quale l’attore esercita la propria azione viene detto convenuto. Facciamo un esempio pratico per capire meglio. Poniamo che Tizio, proprietario di un appartamento, si accorge che sul proprio muro si sta formando una grossa chiazza di umidità in corrispondenza del bagno situato nell’appartamento sovrastante il proprio, appartenente a Caio. Un giorno, con la scusa di prendere un caffè, Tizio entra nell’appartamento di Caio e si accorge che proprio nel punto in cui lui ha il danno, c’è una vistosa perdita d’acqua. In questo caso è evidente che Tizio deve agire nei confronti di Caio per ottenere il risarcimento del danno che sta subendo oltre che la cessazione del problema. Cosa può fare? Tizio potrà, in prima battuta, rivolgere una richiesta informale a Caio presentandogli il problema. Se, però, Caio nega tutto e non vuole sentir parlare di risarcimento del danno a Tizio non resta altra strada che fare causa a Caio. Fare causa significa portare la questione di fronte ad un giudice affinché sia l’autorità giudiziaria ad accertare che il danno di Tizio dipende dalla perdita di Caio e condannare Caio a risolvere il problema e risarcire a Tizio il danno prodotto. In questo caso Tizio avrà l’onere della prova: dovrà cioè portare a conoscenza del giudice tutti gli elementi che consentono di dimostrare inequivocabilmente che ha ragione, che il danno c’è e che è collegato alla perdita di Caio. Questo è l’onere della prova e cioè il principio secondo cui chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento [1].

L’onere della prova a carico di chi subisce una causa

È dunque evidente che Tizio dovrà presentare un documento al giudice (che si chiama atto di citazione) con cui riepiloga i fatti, spiegando che da una certa data è apparsa una chiazza di umidità nel muro e che questo problema è collegato alla perdita d’acqua riscontrata nel bagno di Caio. Alla fine del documento Tizio chiederà al giudice di accertare che ha ragione e condannare Caio a risolvere il problema e risarcirgli i danni. A sostegno di quanto scritto nel documento, Tizio, ed è questo l’onere della prova, deve portare delle prove. Le prove possono essere documenti, come le foto della chiazza e della perdita, relazioni tecniche di un esperto, scontrini relativi alle manutenzioni effettuate, etc. Potrà anche chiedere che vengano ascoltate delle persone (dette testimoni) a conferma di quanto scritto nel documento.

L’onere della prova non è solo a carico di chi agisce per far valere un proprio diritto. Anche il soggetto che subisce la causa, infatti, se contesta e nega quanto asserito dall’attore deve portare elementi utili a sostegno delle proprie difese. In questo senso, dunque, anche il convenuto ha l’onere della prova, poiché, in base alla legge, chi eccepisce l’inefficacia dei fatti affermati dall’attore ovvero eccepisce che il diritto vantato dall’attore si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda [2]. Torniamo al nostro esempio. Caio, una volta ricevuto l’atto di citazione di Tizio, depositerà anche lui un documento di fronte al giudice (detto comparsa di costituzione e risposta) nel quale proverà ad affermare che non è vero quanto asserito da Tizio e che i diritti vantati da Tizio non esistono. Anche lui, però, non potrà limitarsi a queste affermazioni ma dovrà portare al giudice prove, ossia ogni elemento che dimostri che è vero quanto da lui affermato. Caio potrebbe, ad esempio, dimostrare di aver risolto il problema e risarcito il danno, depositando le foto del bagno da cui emerge che la perdita è stata risolta e la copia del bonifico bancario con cui ha versato a Tizio una somma di denaro corrispondente al danno subito, ossia a quanto necessario a togliere la chiazza e ritinteggiare il muro.

L’inversione dell’onere della prova

Ci sono alcuni casi nei quali l’onere della prova è invertito. Ciò significa che non è chi agisce in giudizio per far valere un proprio diritto a dover provare che ha ragione ma è il convenuto a dover dimostrare che non è vero quanto asserito dall’attore. Questo accade solo quando è direttamente la legge a stabilire l’inversione dell’onere della prova. Per fare un esempio, se un dipendente viene licenziato e impugna il licenziamento di fronte al giudice affermando che è illegittimo, sarà il datore di lavoro convenuto a dover dimostrare la legittimità del licenziamento e non il contrario realizzandosi, dunque, un’inversione dell’onere della prova prevista direttamente dalla legge [3].

di RICCARDO MARAGA

note

[1] Articolo 2697, comma 1, c.c.

[2] Articolo 2697, comma 2, c.c.

[3] Articolo 5, Legge n. 604/1966.

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