Diritto e Fisco | Articoli

Matrimonio in Comune: si può annullare per la chiesa?

30 Set 2018


Matrimonio in Comune: si può annullare per la chiesa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Set 2018



Come far dichiarare nullo il matrimonio e non pagare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

Quando tu e tua moglie vi siete sposati avete deciso di farlo in Comune e non in chiesa come gran parte delle altre coppie. Al di là delle ragioni che vi hanno spinto a preferire il rito civile a quello cattolico, l’atto di matrimonio è stato firmato dal Sindaco, come in questi casi di norma succede. Ora però vi state per separare. Lei vorrebbe da te un assegno di mantenimento, ma tu vorresti negarglielo per una serie di ragioni legate al suo comportamento, vera causa del fallimento del matrimonio. Volevi dei figli e lei te li ha negati; pensavi che avreste vissuto insieme nella stessa città e invece lei ha accettato un lavoro a centinaia di chilometri di distanza; insomma, a tuo avviso tua moglie si è sposata con una serie di riserve che non ti ha manifestato. In una situazione del genere ti è stato detto che, recandoti alla Sacra Rota (o meglio, presso i Tribunali ecclesiastici), puoi far dichiarare nullo il matrimonio. Una tale soluzione per te si profilerebbe assai conveniente: una volta che il matrimonio viene “cancellato” non sei neanche tenuto a pagare gli alimenti alla tua ex moglie. Di qui il tuo dubbio: il matrimonio in Comune si può annullare per la Chiesa? La risposta al tuo quesito legale è abbastanza semplice e intuitiva. Si può desumere dalla stessa natura del matrimonio concordatario che, in queste righe, cercheremo di ricordare come funziona. In particolare ti spiegheremo quando e se è possibile far dichiarare nullo un matrimonio e quali ripercussioni ha la sentenza del tribunale ecclesiastico per lo Stato italiano.

Quante forme di matrimonio esistono?

Nei libri di diritto privato troverai che esistono tre forme di matrimonio. In realtà non significa che ci sono tre tipi di matrimoni differenti, ma a cambiare sono solo le modalità con cui essi vengono celebrati e, quindi, alcuni (ma non tutti) gli effetti.

Abbiamo il matrimonio civile, che è quello che si fa in Comune, e che ha effetti diretti per la legge italiana. In pratica marito e moglie si considerano sposati e formano una famiglia, con tutti gli obblighi di legge che ne conseguono. Lei cambia il cognome, scatta il dovere di fedeltà, coabitazione e reciproca assistenza. Dal matrimonio ovviamente si può sempre recedere con un atto di separazione e, successivamente, con il divorzio.

Abbiamo poi il matrimonio religioso che è quello celebrato presso il ministro del proprio culto che non ha alcun effetto legale, nel senso che non è riconosciuto dalla legge. La coppia si affida al ministro del proprio culto (non è necessariamente quello cattolico) e celebra una funzione che ha solo conseguenze religiose. Si tratta di un matrimonio poco o per niente usato.

C’è infine il matrimonio concordatario. Questo tipo di matrimonio è stato disegnato apposta per tutte quelle persone credenti che intendono dare effetti sia religiosi che legali al proprio “sì”. È quello che normalmente si fa in chiesa: le coppie vengono sposate dal sacerdote il quale poi forma l’atto di matrimonio che ha valore anche per lo Stato italiano, senza che ci sia bisogno di un successivo passaggio in Comune.

Seconde nozze: quando e dove?

Le persone divorziate possono sposarsi solo in Comune atteso il divieto, solo per la chiesa cattolica (e non per la legge italiana), di effettuare seconde nozze. Tuttavia, ci si può sposare di nuovo in chiesa a patto che il primo matrimonio venga dichiarato nullo dal Tribunale ecclesiastico. Le cause di nullità del matrimonio, per la Chiesa, sono svariate. Ne abbiamo già parlato in Annullamento del matrimonio. Eccole:

  • la mancanza di consenso da parte di uno dei coniugi o di entrambi al matrimonio, compresa la riserva mentale e la simulazione;
  • il fatto che uno dei coniugi escluda una delle finalità essenziali del matrimonio religioso, che sono la procreazione dei figli, la fedeltà, l’indissolubilità del vincolo matrimoniale;
  • l’errore sulla persona del coniuge (come nel matrimonio per procura: Tizia sposa Caio, pensando sia Sempronio) o sulla qualità;
  • la violenza fisica o il timore;
  • l’impotenza al rapporto sessuale dell’uomo o della donna. Da precisare che la semplice sterilità non è causa di nullità del matrimonio, a meno che la parte sterile abbia tenuto dolosamente nascosta la sua condizione all’altra parte al fine di ottenere il consenso alle nozze, che altrimenti non sarebbe stato prestato;
  • il fatto che il matrimonio non sia stato consumato, cioè che i due coniugi non abbiano avuto un rapporto sessuale completo. In questo caso non si tratta di vera nullità matrimoniale, ma di una speciale «dispensa» del Pontefice.

La sentenza del tribunale ecclesiastico che dichiara nullo il matrimonio ha effetto solo per la chiesa cattolica. Affinché abbia effetto anche per lo Stato italiano deve essere ratificata dalla Corte d’Appello competente. La ratifica viene negata se la coppia ha convissuto più di tre anni prima di chiedere la nullità.

Conseguenze della nullità del matrimonio

La prima conseguenza della pronuncia di nullità del matrimonio, una volta ratificata anche dal tribunale civile, è che il vincolo coniugale si considera come mai esistito. E in forza di qualcosa che non è mai avvenuta non si possono pretendere obblighi alimentari. In buona sostanza, chi ottiene la dichiarazione di nullità del matrimonio, anche se dopo una sentenza di divorzio che lo ha condannato a pagare l’assegno di mantenimento, non deve più versare nulla all’ex.

La seconda conseguenza della nullità del matrimonio è che, per la chiesa, il primo matrimonio è inesistente. Per cui ci si può risposare davanti al parroco.

Si può annullare un matrimonio fatto in Comune?

Da quanto appena detto si comprende che intanto il tribunale ecclesiastico ha competenza per dichiarare nullo un matrimonio in quanto questo sia avvenuto con il rito concordatario (o si tratti di puro e semplice matrimonio religioso, ipotesi come detto assai rara e priva di valore legale). Non si può quindi dichiarare nullo, tramite la Sacra Rota, un matrimonio svoltosi in Comune.

Questo però non significa che non possano esservi valide alternative. Anche la nostra legge conosce delle cause di nullità del matrimonio che eliminano l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento. Eccole qui di seguito elencate:

  1. violenza fisica o psicologica (“Se non mi sposi ti abbandono”; “Se non mi sposi ti licenzio”; “Se non mi sposi faccio in modo che tutti sappiano che…”);
  2. timore: quando il matrimonio è l’unica via per sottrarsi a un pericolo. Le nozze sono quindi viste come il male peggiore (ad esempio una persona che si sposa con un ricco per uscire dalla miseria; o chi, per non farsi sfrattare dal padrone di casa, lo sposa; o il vecchietto che sposa la badante perché lei lo ha minacciato di lasciarlo morire, ecc.;
  3. errore: si crede di sposare una persona sana e invece è gravemente malato o non può avere figli o è un assassino o un delinquente abituale o è incinta;
  4. simulazione: si ha quando la coppia si sposa per raggiungere un altro fine senza avere in realtà voglia di convivere e formare una famiglia (ad esempio per ottenere la cittadinanza).

Anche in questi casi, quindi, rivolgendosi a un tribunale, si può ottenere la nullità del matrimonio e non pagare più il mantenimento.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI