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Se la moglie non vuol più dormire col marito: che rischia?

30 settembre 2018


Se la moglie non vuol più dormire col marito: che rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2018



Se marito e moglie dormono in camere separati e non hanno più rapporti chi dei due deve pagare il mantenimento all’altro?

Sono ormai numerosi mesi che tua moglie ha detto che preferisce dormire da sola. Ti costringe a stare la notte sul divano (casa vostra è troppo piccola per comprare un altro letto) e, per di più, oltre a negarti ogni rapporto intimo, manifesta malumori, apatia, indolenza, assenza di interesse. Vorresti chiedere, a questo punto, la separazione e addebitarle la colpa per la fine del matrimonio ma temi che il giudice ti condanni a pagare l’assegno di mantenimento e ti mandi via di casa. Così, sino ad oggi, hai temporeggiato. Ma la situazione non può durare ancora a lungo e ritieni che, prima o poi, sarà lei a fare il primo passo. Non volendo lasciarle la possibilità di prendere l’iniziativa e, magari di lasciarti in contropiede, hai deciso di consultare un avvocato. Ricevuto nel suo studio, la prima cosa che gli chiedi è: che rischia la moglie se non vuol più dormire col marito?

Certo, porre una domanda di questo tipo può risultare difficile. Difficile perché non solo denuncia il fallimento di un matrimonio, ma anche una profonda debolezza e l’incapacità a contrastare il proprio allontanamento dal letto, che non è solo un simbolo, ma anche un necessario strumento di confort. In più c’è l’aspetto dei rapporti amorosi che tocca un’altra e delicata sfera della privacy. Insomma, se la moglie non vuol più dormire col marito e lo obbliga a stare sul divano, se i mal di testa diventano giornalieri e c’è sempre una scusa per non lasciarsi all’intimità, allora può tornare utile cercare una prima informazione su internet. Ecco dunque che, ai tuoi problemi, daremo risposta completa nelle seguenti righe.

Tra gli obblighi dei coniugi vi è non solo la convivenza ma anche quello della reciproca assistenza. Assistenza – a detta della giurisprudenza – non è solo l’aiuto fisico o quello psicologico durante la malattia; non è il sostegno economico per il coniuge che non lavora; non è solo badare alla casa o cucinare quando l’altro non c’è, raccogliere le calze da terra, rifare il letto. Nell’assistenza rientrano anche i rapporti fisici, considerati dalla nostra legge un vero e proprio obbligo per i coniugi, al pari della coabitazione e della fedeltà. Tanto è vero che più di un tribunale ha perdonato le corna fatte in un momento in cui i marito e moglie non “dormivano” più insieme già da tempo. Difatti, in questo caso, la causa della rottura del matrimonio non è il tradimento ma l’assenza di un legame affettivo e carnale perdurante già da prima. La sintesi è che un comportamento, per quanto possa essere contrario al matrimonio, non implica l’addebito se la coppia era già in crisi conclamata. Di tanto abbiamo parlato in un precedente approfondimento che puoi trovare cliccando su questo link con tanto di esempi per renderti tutto più chiaro.

Il concetto di “convivenza”, inteso dal codice civile come obbligo del matrimonio, non significa solo “coabitazione” ossia condividere il luogo ove si vive, ma creare un rapporto intimo e stabile, affettivo, basato sull’amore e sull’incontro delle persone. Le persone che non si toccano e che vanno a dormire in stanze diverse non si amano o una non ama più l’altra. Ciò è sintomatico di una crisi già in atto. Ebbene, è proprio questo l’elemento chiave per capire cosa rischia la moglie che non vuol dormire col marito. Difatti, se il marito riesce a dimostrare di essere stato “sfrattato dal materasso” e di non aver più rapporti con la moglie, può addebitare a quest’ultima la colpa della separazione. In una sola parola: non sarà mai costretto a pagare l’assegno di mantenimento.

La legge stabilisce che l’assegno di mantenimento scatta solo in caso di evidente sproporzione tra i redditi dei due coniugi ed a condizione che quello “più povero” non sia dichiarato responsabile del fallimento delle nozze. In pratica, questi non deve aver subìto il cosiddetto addebito. L’aver costretto il marito a dormire sul materasso per non essere toccata è un comportamento contrario al matrimonio e, quindi, può essere causa di addebito. Ma la moglie potrebbe difendersi a sua volta nello stesso modo: dimostrando che questa il letto separato non è che la conseguenza di una frattura ancor più precedente. Non si è infatti obbligati ad avere rapporti col coniuge se non lo si ama più.

Insomma, il processo si giocherà sulle prove. Se il marito riuscirà a convincere il giudice che tutto è partito dalla moglie e dai suoi continui mal di testa potrà evitare di versarle gli alimenti. Ma se la moglie dovesse al contrario dare la prova che la coppia già da prima litigava in continuazione per altre ragioni, allora il giudice valuterà i presupposti per il mantenimento.

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