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Come non farsi licenziare

30 settembre 2018


Come non farsi licenziare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2018



Quando il licenziamento è illegittimo: il comportamento del dipendente necessario a  conservare il posto di lavoro.

Anche se stenterai a crederci, sul web è molto più ricercata la frase come farsi licenziare che quella come non farsi licenziare. E non c’è bisogno che ti spieghi il perché: quando il proprio lavoro non piace (giustificabili o meno che siano le ragioni), non c’è niente di meglio che lasciare tutto e farsi pagare la disoccupazione dallo Stato. Ma l’assegno dell’Inps non arriva a chi si dimette volontariamente (a meno che non lo faccia per una giusta causa come il mobbing o il mancato pagamento dello stipendio). Ecco perché costituisce tecnica comune e tristemente nota quella di farsi licenziare con un comportamento grave: ad esempio non andando al lavoro senza inviare i certificati medici. Tanto, si sà, un licenziamento per giusta causa non appare da nessuna parte, non deve essere inserito nel curriculum e non si viene iscritti un registro nero. Tuttavia immaginiamo il caso inverso: quello di un ragazzo giovane e volenteroso che, appena avuta l’assunzione, voglia tenersi stretto il posto il più a lungo possibile: ha una famiglia da mandare avanti e un mutuo da pagare. Per cui il suo unico problema è apparire perfetto agli occhi del datore di lavoro e, se possibile, fare carriera e ottenere un aumento. Insomma, in un’ipotesi del genere, la domanda che questi si pone è proprio quella opposta alla precedente: come non farsi licenziare? Se questo è anche il tuo problema, nelle seguenti righe proveremo a darti qualche consiglio.

Lo faremo sulla base di quelle che sono le sentenze dei giudici che hanno ritenuto legittimo il licenziamento. In pratica, capovolgeremo il discorso che abbiamo spesso fatto in queste pagine in tema di sanzioni disciplinari contro il lavoratore colpevole. Procediamo con ordine.

Come comportarsi in azienda per non farsi licenziare?

Di sicuro il primo aspetto più critico del rapporto di lavoro è che molte cose sfuggono al controllo del dipendente. Se l’azienda va male e gli incassi diminuiscono il datore è costretto a operare dei tagli e, in questi casi, di solito parte proprio dai settori che non sono remunerativi. Il licenziamento per motivi economici – quelli cioè dipendenti dal calo del fatturato o per soppressione delle mansioni – è però legittimo a patto che il datore, prima di recedere dal contratto, abbia valutato se adibire il dipendente ad altre mansioni libere (cosiddetto “ripescaggio”). E qui sta la differenza tra un lavoratore volenteroso e uno che si è limitato a fare ciò che gli è stato chiesto, ma non di più. La legge, infatti, riconosce all’imprenditore la libertà di organizzare la propria azienda per come crede, non potendo in questo alcun giudice avere voce in capitolo. Il che significa – e lo faresti anche tu – che se si devono tagliare dei rami si inizia prima da quelli morti. Il lavoratore che si è prodigato per evitare la crisi, che si è fatto in quattro per contrastare il calo del fatturato, che ha trovato soluzioni utili al datore verrà mantenuto ai danni di chi, invece, ha fatto il minimo indispensabile.

Certo, un comportamento collaborativo non garantisce la certezza matematica di mantenere il posto in caso di crisi molto forti, specie quando non ci sono altri posti liberi. Tuttavia potrà essere un indubbio freno.

Cosa rispettare per non farsi licenziare

Il dipendente che non vuole farsi licenziare deve conoscere bene i propri obblighi. Non li troverà sul contratto di lavoro, se non genericamente indicati, ma nel regolamento aziendale (di cui hai diritto ad avere copia) e nel contratto collettivo relativo al tuo settore. In quest’ultimo, di solito, vengono indicati i comportamenti più gravi che possono comportare il licenziamento. Tieni però conto che l’elenco che troverai nel ccnl è solo esemplificativo; per cui, in presenza di una condotta ritenuta ugualmente lesiva degli interessi aziendali seppur non descritta nel contratto, il datore potrà ugualmente recedere dal rapporto di lavoro.

Quando lavori non pensare solo a fare bene le tue mansioni. Devi anche rispettare superiori e colleghi. Si può licenziare un dipendente litigioso o che crea attriti con gli altri. Addirittura è esplicitamente prevista la sanzione del trasferimento per incompatibilità ambientale.

Inoltre, anche se ritieni di dire la verità, non potrai mai screditare in pubblico né il tuo datore di lavoro, né la sua azienda. Non potrai ad esempio dire che è uno sfruttatore o che i prodotti che vende sono una fregatura.

Comportamenti da evitare per non essere licenziati

Rispettare la legge è il primo segreto per non farsi licenziare. Ma attenzione: non parliamo solo delle norme che regolano il rapporto di lavoro ma anche quelle giuridiche che regolano i rapporti sociali. Difatti in alcuni casi è ammesso il licenziamento per giusta causa a seguito di una condanna penale per condotte extralavorative. Si tratta di tutti quei reati che possono ledere l’immagine commerciale del datore. Ad esempio è inaccettabile che un dipendente di banca sia stato condannato per usura o che un’insegnante dell’asilo abbia una condanna per spaccio; si può licenziare una persona che, in una missione, si ubriaca e provoca un incidente stradale o chi, fuori dal lavoro, ha una rissa coi colleghi. La legge subordina il licenziamento però alla condanna definitiva: non basta quindi né l’inizio delle indagini né una sentenza di primo grado.

Si può anche licenziare chi insulta il capo su Facebook o chi fa una satira eccessivamente dispregiativa (ad esempio disegna il capo impiccato a una corda).

Passando ai casi dei furbetti, per non farsi licenziare è necessario non dire bugie quando si cade malati o si prendono permessi. Così, ad esempio, non si possono mandare certificati medici falsi né si può, anche se effettivamente affetti da una patologia, uscire di casa e pregiudicare la guarigione. L’allontanamento dall’abitazione è consentito infatti solo fuori dalle fasce di reperibilità per la visita fiscale e a patto di non porre comportamenti che possano allungare la convalescenza.

Quando si ammala il dipendente deve comunicarlo immediatamente al datore e sottoporsi a visita medica nell’arco di 24 ore affinché arrivi il certificato all’Inps e in ultimo al datore.

Un dipendente non può prendere un permesso per badare alla madre portatrice di handicap o per l’assistenza al figlio appena nato e poi sfruttarlo per fare altro, ad esempio una gita con gli amici o il ponte. I permessi devono essere utilizzati solo per la specifica finalità indicata dalla legge e non per altri motivi personali.

Il dipendente giura fedeltà e obbedienza al datore. Non solo deve essere fidato e rispettare la segretezza su tutte le questioni interne; non solo non può far uscire dall’azienda i file dell’ufficio (magari inoltrandoli al proprio indirizzo email privato) o le carte del datore; non deve neanche rivelare i segreti industriali. In più è tenuto a un obbligo di non concorrenza: significa che, seppur in astratto può svolgere un secondo lavoro (anche quando è in malattia), tale attività non può essere nello stesso settore per il quale è stato assunto.

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Autore immagine: 123rf com

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