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Se i genitori fanno differenze

30 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2018



È possibile chiedere il risarcimento al genitore che preferisce un figlio all’altro? Quando le differenze tra figli sono giustificate?

I conflitti tra fratelli ci sono sempre stati: la rivalità che si instaura tra due persone costrette, almeno per una parte della loro vita, a vivere gomito a gomito può sorgere in qualsiasi momento. La storia di Caino e Abele la conosciamo tutti. Senza però drammatizzare troppo, occorre dire che a volte il contrasto tra persone legate da un vincolo di sangue così profondo è favorito anche dai genitori, i quali non sono in grado di supportare alla stessa maniera i propri figli. Qualsiasi genitore, se interrogato sul punto, ti dirà che vuole bene allo stesso modo a tutti i suoi figli; in realtà, non ammetterebbe neanche a se stesso che il suo cuore ne predilige uno. L’ostentazione della par condicio sembra un obbligo morale al quale non ci si può sottrarre: nemmeno sotto tortura una madre dirà che, per certi aspetti, preferisce un figlio all’altro; idem il padre. Eppure, ci sono dei casi in cui è evidente che i genitori fanno differenze: ciò accade non soltanto quando viene elargito economicamente di più a discapito del resto della prole, ma anche negli atteggiamenti quotidiani e nei piccoli gesti. Cosa dice il diritto a riguardo? Un figlio può tutelarsi contro le ingiustizie dei genitori? Se anche tu ritieni di aver subito un torto da tuo padre o da tua madre, se pensi di essere il figlio brutto o meno intelligente al quale è stato dato meno affetto, se insomma ti senti figlio di un dio minore, oppure semplicemente questo argomento ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme come comportarsi se i genitori fanno differenze.

Genitori: quali obblighi?

Prima di vedere cosa fare se i genitori fanno differenze, è fondamentale elencare brevemente dei doveri che incombono su di essi in riferimento alla prole. Secondo la legge, dal matrimonio deriva per entrambi i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni [1].

I figli hanno diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti; allo stesso modo, però, essi devono rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa [2].

Questi obblighi nei confronti dei figli sono talmente forti da resistere anche alla separazione o al divorzio dei coniugi: in altre parole, se la famiglia si scioglie, i genitori dovranno comunque continuare a crescere, educare e mantenere la prole, eventualmente secondo le disposizioni che il giudice vorrà dare nel caso di affidamento esclusivo o condiviso dei figli.

Genitori: cosa succede se fanno differenze?

Sebbene le disposizioni di legge sopra richiamate non ne facciano espressa menzione, è implicito il fatto che i genitori debbano trattare i figli alla stessa maniera, senza fare differenze. Se accade ciò, come comportarsi? Se i genitori fanno differenze cosa bisogna fare? Alla luce di quanto detto nel paragrafo precedente è chiaro che un comportamento volto a privilegiare un figlio anziché l’altro può costituire un vero e proprio illecito, sanzionabile a tutti gli effetti. Bisogna prestare attenzione, però. Seguimi in quello che ti dirò: distingueremo tra differenze dei genitori giustificate e differenze ingiustificate, per le quali potresti pensare addirittura di ricorrere al giudice.

Differenze giustificate

Il genitore che “preferisce” un figlio all’altro viola i doveri impostigli dalla legge solamente nel caso in cui tale predilezione sfoci in un atteggiamento arbitrario che danneggi l’altro (o gli altri, nel caso in cui i figli siano più di due). Mi spiego meglio con un esempio: se hai due figli e, a parità di condizioni, decidi di sostenere economicamente agli studi solamente uno di essi, potrai incorrere nella violazione dei tuoi doveri genitoriali se la scelta di mantenerne all’università soltanto uno sia del tutto ingiustificata, ovvero basata su preferenze personali. Se, al contrario, la tua scelta è ben ponderata e verte sul fatto che solo uno dei tuoi figli ha mostrato interesse per l’istruzione universitaria, allora la differenza tra i due sarà legittima: la legge dice che i figli vanno mantenuti ed educati anche tenendo conto delle loro inclinazioni.

Il principio appena riportato può estendersi ad ogni altro campo, come quello dello sport e della cultura musicale, e, almeno in parte, anche all’obbligo del mantenimento, cioè dell’assistenza materiale: se, infatti, uno dei figli esce prima degli altri dal nucleo familiare, decidendo di andare a vivere da solo o addirittura di mettere su famiglia, allora potrà essere trattato diversamente dai figli che, magari, per via dell’età o delle maggiori difficoltà nel trovare impiego, convivono ancora con i genitori. In un’ipotesi del genere, ben è possibile che padre e madre continuino a mantenere economicamente soltantoi figli senza lavoro né famiglia. Ecco quindi che, se i genitori fanno differenze, non sempre è illecito.

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella del figlio particolarmente ingrato. Nel primo paragrafo abbiamo detto che i genitori devono mantenere, assistere, educare ed istruire i figli, ma anche che questi ultimi sono tenuti a rispettare i loro ascendenti. Ebbene, se tuo figlio non ti ascolta, disobbedisce continuamente e si comporta in maniera oggettivamente irrispettosa, una differenza con l’altro figlio che, al contrario, si è sempre comportato bene nei tuoi riguardi, potrebbe essere giustificata.

Un’altra differenza legittima è quella che consiste nel mantenere economicamente tutti i figli, assicurando loro in egual misura i mezzi di sostentamento, ma dando qualcosa in più ad alcuni di loro. Ti faccio un altro esempio: se hai due figli e uno di loro si trova in un particolare momento di difficoltà, economico o di salute, allora sei più che giustificato nel cercare di sostenerlo maggiormente rispetto all’altro che, invece, sta già bene di suo.

La legge, infatti, non pone un limite quantitativo massimo al dovere di assistenza dei genitori verso i figli, ma solo un “minimo” che consiste nel dovere di mantenimento. Questo significa che un genitore è libero di dare di più ad uno figlio piuttosto che ad un altro a condizione che a ciascuno di essi siano garantite adeguate condizioni di vita. Questa libertà si riferisce non solo agli aiuti economici (come ad esempio un contributo per la spesa quotidiana, il pagamento di una bolletta, una rata del mutuo, i vestiti per i figli, la benzina per l’auto) ma anche a quelli materiali (un soccorso nell’arredare la casa, accompagnare e riprendere i figli da scuola ecc.).

Differenze ingiustificate

«Mio fratello è figlio unico»

Abbiamo appena visto i casi in cui i genitori che fanno differenze sono giustificati; vediamo ora quando questo comportamento costituisce un illecito, sanzionabile addirittura davanti al giudice. Il primo aspetto che viene in mente parlando di genitori che fanno differenze è senz’altro quello economico: tuo padre ha dato più a tuo fratello che a te; tua madre ha lasciato a te una stamberga, mentre a tua sorella una reggia. Cosa fare in questi casi? Ebbene, puoi intervenire giudizialmente nel caso in cui la tua quota di legittima sia stata lesa. La quota di legittima è quella parte di eredità che ogni figlio deve necessariamente avere e che non può mai essere violata. Se ritieni di essere stato penalizzato dal testamento di tuo padre oppure da una donazione eccessiva che è stata fatta in vita a tuo fratello, sappi che puoi agire con un’apposita azione giudiziaria, definita azione di riduzione, per tutelare il tuo diritto a ricevere nella stessa misura del tuo consanguineo.

L’azione di riduzione sarà difficilmente esperibile, invece, nel caso di quelle piccole elargizioni che quotidianamente un genitore ha fatto a un figlio e non all’altro, in quanto sarebbe difficile dimostrare che queste abbiano intaccato la quota di legittima. L’azione di riduzione, pertanto, si utilizza in genere nei confronti delle grosse donazioni, in pratica quelle che riguardano case, auto, ecc.

Se i genitori fanno differenze non è detto che si limitino solamente a contributi economici: molto importante è anche l’aspetto affettivo che lega tra loro i membri della famiglia. Sempre nei limiti delle distinzioni che passano tra un figlio e l’altro, i genitori hanno il dovere di assistere moralmente la prole: si pensi alla vicinanza mostrata nel caso di un evento spiacevole, oppure all’assistenza in caso di malattia. Ebbene, il principio è quello che vale anche nel settore economico: a tutti i figli va garantito un minimum di assistenza morale, essendo poi liberi i genitori di prestare maggiori attenzioni a colui che ne ha più bisogno. Ciò non significa, però, che un figlio vada totalmente trascurato, soprattutto se non v’è ragione di dare più attenzioni all’altro. Ebbene, la totale noncuranza nei confronti del figlio può essere punita con il riconoscimento del risarcimento del danno: tanto ha stabilito la giurisprudenza [3], secondo cui il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio non soltanto integra la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, ma determina altresì un danno non patrimoniale dovuto al grave stato di sofferenza per la privazione della figura genitoriale, consistente nelle ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stato desiderato come figlio e di essere, anzi, rifiutato. Per tutelare i suoi diritti il figlio può agire contro il genitore per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Se il genitore è deceduto a pagare sono i suoi eredi.

note

[1] Art. 147 cod. civ.

[2] Art. 315-bis cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 3079/2015.

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1 Commento

  1. Avvenire del 22/09/18 pag. 2

    FREQUENTAZIONE DEI PARENTI DA PARTE DEI MINORI

    Gentile direttore, la frequentazione dei parenti da parte dei minori è contrassegnata con “rapporti significativi” nel nuovo testo Pillon dell’affidamento condiviso così come nel precedente. Non condivisibile. Si rischia che la frequentazione dei parenti sia realizzata mentre uno dei due genitori è libero e disponibile a seguire i figli. Per una giusta frequentazione dei figli basterebbe segnalare che un genitore può stare con i figli non meno di 12 giorni al mese e non più di 18 giorni al mese, in maniera diametralmente opposto all’altro. Il tutto in linea con le disponibilità di tempo dei due genitori. Silvio Pammelati Roma

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