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Il datore di lavoro non può controllare nel computer del dipendente

15 Febbraio 2013
Il datore di lavoro non può controllare nel computer del dipendente

In azienda, i pc e gli hard disk usati dai dipendenti sono coperti dalla privacy: il datore di lavoro non può controllare tra i file personali dei lavoratori, anche se contenuti nei pc di proprietà della società.

“Vietato frugare nell’hard disk del dipendente” è il monito del Garante della Privacy. Il datore di lavoro non può avere libero accesso ai file privati conservati dal lavoratore nel computer assegnatogli, anche se di proprietà dell’azienda.

L’Authority ha di recente sanzionato una società che, nell’annuale operazione di back up dei dati contenuti nei pc portatili prestati ai lavoratori, aveva trovato, nella “cartella” di un dipendente, alcuni file che ne avevano giustificato il licenziamento.

Secondo il Garante, il datore di lavoro non può effettuare accertamenti sui pc dei dipendenti al fine di verificare l’effettivo adempimento delle mansioni o il corretto utilizzo del computer, a meno che non abbia previamente avvisato la persona interessata su eventuali e futuri controlli.

In altre parole, la società può frugare nei dati conservati sui propri pc dai dipendenti, ma a condizione che ciò avvenga nel rispetto della libertà e della dignità dei lavoratori e, comunque, previa informativa al dipendente. L’informativa, ovviamente, dovrà essere fornita prima ancora che il dipendente inizi a lavorare sul computer.



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