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Come affrontare il parto

10 novembre 2018 | Autore:


> Donna e famiglia Pubblicato il 10 novembre 2018



Nel corso dei secoli l’uomo ha sempre cercato di addomesticare la natura che, pur con importanti deviazioni, segue sempre il suo corso.

Il parto può essere definito come l’espulsione dal grembo materno del prodotto del concepimento. Nella specie umana il periodo di gestazione dura nove mesi, al termine dei quali il feto fuoriesce dall’organismo materno attraverso l’apparato genitale femminile. Il dolore è un elemento imprescindibile nel fenomeno riproduttivo in quanto interessa il travaglio, il parto vero e proprio e il post parto. Il dolore del parto è un dolore con delle caratteristiche peculiari in quanto insorge in un individuo sano, ha una durata limitata all’evento parto, al termine del quale si ha una completa risoluzione. Ciò nonostante il dolore da parto è fonte di preoccupazione e ansia nelle neomamme perciò, per poter permettere loro di vivere questo momento serenamente e con partecipazione, sono state messe a punto tecniche collaudate per la gestione del dolore e modalità su come affrontare il parto.

Gravidanza

La riproduzione della specie è assicurata dalla procreazione attraverso la quale la femmina porta in grembo il nascituro per un periodo di tempo variabile a seconda della specie. Nell’uomo, la gestazione è il periodo che va dal momento del concepimento al parto e dura nove mesi.

Durante la gestazione, o gravidanza, lo sviluppo del feto e le condizioni di salute della mamma vengono monitorizzate attraverso esami clinici e strumentali. Nelle fasi conclusive della gravidanza, viene posta particolare attenzione alla posizione assunta dal feto, infatti da questa dipende la decisione di far nascere il bambino per vie naturali o con un intervento chirurgico. In entrambe le situazioni la madre si prepara, con accertamenti mirati e con corsi di preparazione, ad affrontare il parto.

Parto

Il parto costituisce il momento conclusivo della gravidanza. La data presunta del parto viene conteggiata a partire dalle ultime mestruazioni. Il parto rappresenta il momento della fuoriuscita del bambino dal corpo della madre.

Nel parto si distinguono diverse fasi:

  • periodo prodromico: dura alcuni giorni, è caratterizzato dalla presenza di contrazioni irregolari per frequenza, intensità e durata (le contrazioni possono presentarsi saltuariamente durante tutta la gravidanza), può esserci rottura delle acque;
  • periodo dilatante: è l’inizio del travaglio, le contrazioni assumono un andamento regolare, possono essere accompagnate dalla rottura delle acque. Le contrazioni dell’utero, necessarie per la dilatazione del collo dell’utero che rappresenta il canale attraverso cui passerà il bambino, si susseguono ad un intervallo di tre/cinque minuti e durano quaranta/sessanta secondi. Tale periodo ha una durata variabile e termina quando il collo dell’utero ha raggiunto una dilatazione di dieci centimetri;
  • periodo espulsivo: corrisponde al momento dell’espulsione del feto attraverso il canale del parto. Le contrazioni sono ravvicinate e la donna avverte l’urgenza di “spingere”;
  • periodo del secondamento: rappresenta il momento del distacco della placenta e delle membrane che isolavano il corpo del feto dalla madre durante la gestazione e la loro fuoriuscita. Deve avvenire massimo entro due ore dal parto, ed è accompagnata da contrazioni leggere.

Il bambino, durante tutto l’arco della gravidanza, cambia spesso posizione, ruotando e scalciando, ma a partire dalla 32°/34° settimana la posizione assunta diventa definitiva. Le posizioni che il feto può assumere sono la:

  • posizione cefalica: con la testa rivolta verso il basso (95%);
  • posizione podalica: i piedi verso il basso (4%);
  • posizione trasversale: la presentazione di spalla (0,5/1%).

Tipi di parto

Il parto, durante il quale il bambino si separa dal corpo della madre, è un evento fisiologico che, in assenza di complicazioni, non necessità di interventi medici particolari. Si distinguono diversi tipi di parto:

  • parto naturale: la fuoriuscita del bambino avviene attraverso l’apparato genitale femminile (parto vaginale), non si somministra alcun farmaco né si eseguono procedure chirurgiche, la figura del ginecologo e dell’ostetrica fungono da mero aiuto al parto. Tuttavia, può contemplare alcuni atti medici: somministrazione di farmaci inducenti le contrazioni;anestesia epidurale; episiotomia quando la dilatazione del collo dell’utero risulta insufficiente al passaggio del bambino, è necessario procedere alla sezione del perineo (tra vagina e ano, oppure dalla vagina verso la coscia);
  • parto distocico: si rende necessario l’uso del forcipe o della ventosa per estrarre in feto;
  • parto cesareo: in presenza di condizioni particolari (bacino piccolo della madre, feto molto grande, presentazione trasversale o podalica del feto, parto gemellare) è necessario procedere all’espulsione del bambino direttamente dal corpo dell’utero attraverso un taglio al basso ventre. Si pratica l’anestesia totale o epidurale. Il parto cesareo viene definito elettivo quando viene eseguito su espressa richiesta della mamma e necessita di essere programmato;
  • parto indotto: in presenza di un ritardo della madre a entrare in travaglio (trascorse due settimane dalla data presunta) o in presenza di particolari patologie materne, il travaglio viene indotto tramite la somministrazione di farmaci (prostaglandine).

Preparazione al parto

Nel corso della gravidanza la neomamma si prepara ad affrontare l’esperienza della maternità e il parto rappresenta una fonte di preoccupazione e paura. Il dolore legato al travaglio non si può eliminare ma sono numerosi i modi per poterlo alleviare. Non esiste un metodo universale per aiutare la mamma e accompagnarla in quest’esperienza, ciascuna sceglierà in base al proprio vissuto, alla propria sensibilità e alla propria condizione psico-fisica, mettendo in pratica anche più di un sistema e associandoli in base alle proprie necessità.

Esistono numerose valide possibilità:

  • camminare: il movimento tra una contrazione e l’altra funge da anestetico e determina un maggior flusso di sangue. Al momento della contrazione la donna affronta il dolore assecondando il proprio corpo: a cavalcioni di una sedia, in posizione inginocchiata, su una palla. Tutte queste posizioni inducono il collo dell’utero a dilatarsi. In posizione sdraiata, il collo dell’utero si restringe e questo determina più fatica e dolore;
  • respirazione: la respirazione è fondamentale sia nella fase dilatante che in quella espulsiva. Una profonda espirazione rilascia completamente tutti i muscoli del corpo. L’utilizzo della voce, soprattutto impostata su toni profondi, permette di produrre energia che si orienta verso il basso addome;
  • massaggi: vendono eseguiti sia nella parte dove si avverte dolore (contropressione), sia sulla pianta dei piedi, tra una contrazione e l’altra, per avere sollievo;
  • training autogeno: rappresenta una forma diffusa di assistenza e preparazione al parto, consiste in una metodica di rilassamento focalizzata sulla respirazione che deve essere lenta profonda e regolare, e sul rilassamento dei singoli muscoli;
  • anestesia epidurale: consiste nell’iniettare un anestetico nella colonna lombare allo scopo di bloccare gli stimoli dolorosi. È necessario che chi decide di avvalersi di questo metodo effettui una visita anestesiologica e si sottoponga ad esami ematochimici (esame emocromocitometrico, esami della coagulazione: tempo di trombina PT e tempo di protrombina PTT). La decisione di usufruire dell’epidurale deve quindi essere presa nelle ultime settimane di gravidanza. L’epidurale viene eseguita inserendo un catetere tra le vertebre lombari e somministrando l’analgesico a più riprese. La procedura viene eseguita da un anestesista che deve essere presente in sala parto. La somministrazione del farmaco avviene solo quando la dilatazione è già avviata;
  • protossido di azoto o gas esilarante: favorisce il rilassamento della mamma riducendo la sensazione di dolore e l’ansia in quanto agisce sul sistema nervoso centrale inducendo la produzione di endorfine. Per poterne usufruire è sufficiente firmare un consenso in sala parto. È una pratica autogestita dalla partoriente che può farne uso fin dalle prime contrazioni senza aspettare che il travaglio sia avviato;
  • autoipnosi medica: è una metodica che consente alla mamma di aumentare la capacità di autocontrollo per sopportare i dolori del parto, non determina perdita di coscienza. La tecnica viene insegnata da un medico ipnotista o da uno psicologo e la gravida può metterla in atto da sola durante le fasi del travaglio fatta eccezione per la fase espulsiva che richiede la totale collaborazione e partecipazione della mamma. La presenza del medico specialista in ipnosi o dello psicologo non è richiesta in sala parto. Le tecniche di cui si avvale l’autoipnosi sono:
    -la respirazione: ci si concentra sulle sensazioni corporee dovute all’aria che entra ed esce dal corpo durante la respirazione;
    -la visualizzazione: si focalizza il pensiero su immagini mentali di benessere.
  • agopuntura: è una tecnica medica della tradizione cinese che consiste nel posizionare, da parte di un medico agopuntore, degli aghi particolari in alcune parti del corpo. Gli aghi vengono inseriti, mezz’ora prima del parto, parallelamente alla cute, non sono dolorosi e non ostacolano i movimenti della donna. Con la tecnica dell’agopuntura si ha accelerazione nella dilatazione del collo dell’utero, le contrazioni sono più efficaci e meno dolorose. Globalmente si ha una riduzione importante del sintomo dolore;
  • parto in acqua: metodo messo a punto da un medico russo e successivamente diffusosi in Europa, consiste nel far partorire la donna in speciali vasche capienti contenenti acqua a temperatura stabile. Il senso di leggerezza indotto dall’acqua aiuta la donna a sopportare il dolore delle contrazioni, inoltre la temperatura dell’acqua favorisce l’irrorazione dei genitali femminili facilitando la fase espulsiva.

La nascita del proprio figlio rappresenta un’esperienza indimenticabile nella vita della donna, come affrontare il parto limitando il disagio e il dolore che si accompagna a questa meravigliosa esperienza costituisce quindi un traguardo irrinunciabile per godere appieno e con consapevolezza di questo evento.


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