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Quando un avvocato non può difendere un cliente

17 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2018



L’avvocato è tenuto a difendere sempre il cliente? Cos’è il conflitto di interessi? Quando l’avvocato deve rimettere l’incarico?

L’Italia è il Paese degli avvocati; ce ne sono in ogni dove: sicuramente anche ora che stai leggendo questo articolo ne avrai qualcuno nei paraggi. Se ti dovesse capitare qualcosa e avessi bisogno di assistenza legale, quindi, sicuramente non avrai alcun problema a trovare un difensore che possa aiutarti. Eppure, nonostante l’elevatissimo numero di avvocati, praticanti e presunti tali, non sempre un professionista della legge può assisterti: ci sono dei casi, infatti, in cui un avvocato è tenuto a rinunciare o a rifiutare sin dall’inizio l’incarico che ha ricevuto, pena la possibilità di incorrere in sanzioni disciplinari. Quali sono queste ipotesi? Sostanzialmente, si tratta di tutti i casi in cui sorga un conflitto di interessi tra il difensore e il suo assistito, oppure tra lui e un’altra persona; detto in altre parole, un avvocato non può seguirti se la sua posizione si pone in antitesi con gli interessi in gioco. In tutte queste circostanze, il difensore perde quel carattere di indipendenza che caratterizza la sua professione, nel senso che viene a trovarsi in una situazione tale da non poterti seguire con animo sereno e oggettivo. In estrema sintesi, quindi, un avvocato non può difendere un cliente quando si trovi in una situazione di conflitto di interessi. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora è il caso che tu prosegua nella lettura: ti spiegherò, facendo degli esempi, quando un avvocato non può difendere un cliente.

Conflitto di interessi: cos’è?

Ti ho già anticipato che un avvocato non può difendere un cliente quando si trova in una situazione di conflitto di interessi; devo allora spiegarti quest’ultima nozione, altrimenti di quello che dirò non si capirà nulla. Il conflitto di interessi è quella situazione in cui si trova colui i cui scopi personali confliggano con il proprio ruolo o con la propria carica. Detto ancora in termini diversi, si ha conflitto di interessi quando due (o più) soggetti si trovino o possano trovarsi in una posizione di contrasto, nel senso che la tutela degli interessi di uno di essi non si concilia con quella dell’interesse dell’altro.

Il nostro codice civile prevede diverse ipotesi di conflitto di interessi: ad esempio, si trovano in una posizione del genere i genitori che, nell’amministrare i beni del figlio minorenne, si trovino in disaccordo tra loro, oppure il tutore nei confronti dell’interdetto, oppure ancora il socio che sia portatore di interessi confliggenti con quelli della società.

Quando un avvocato è in conflitto di interessi?

Un avvocato in conflitto di interessi non può difendere un cliente: è questo il principio che devi tenere bene a mente. Ovviamente, ora ti starai chiedendo: quando un avvocato è in conflitto di interessi? Il codice deontologico forense (cioè, quello che detta le norme di comportamento degli avvocati) contiene a proposito una norma molto vaga, che si limita a dire che il conflitto di interessi sussiste anche nel caso in cui il nuovo mandato determini la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altra parte assistita o cliente, la conoscenza degli affari di una parte possa favorire ingiustamente un’altra parte assistita o cliente, l’adempimento di un precedente mandato limiti l’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento del nuovo incarico [1].

In effetti la disposizione non è molto chiara e lascia aperto il problema di individuare i casi in cui, effettivamente, un avvocato si trovi in conflitto di interessi e debba, pertanto, rinunciare all’incarico oppure rifiutarlo fin dall’inizio. Nel prossimo paragrafo ti indicherò i principali.

Casi in cui un avvocato non può difendere un cliente

Un avvocato non può difendere un cliente quando:

  • assume l’incarico di parti in conflitto tra loro: pensa all’avvocato che assiste entrambe le controparti nella stessa vicenda (ad esempio, nel caso di controversia tra eredi), oppure al difensore che rappresenta in giudizio sia l’imputato che la persona offesa;
  • lo svolgimento dell’attività interferisce con lo svolgimento di un altro incarico, diverso da quello forense (si immagini l’avvocato nominato amministratore di condominio che, al contempo, assista uno di essi in una controversia che coinvolge il condominio stesso);
  • il nuovo mandato determina la violazione del segreto sulle informazioni fornite da un’altra parte assistita o da un altro cliente (in sostanza si tratta dell’avvocato che, dopo avere difeso una parte, assume nella medesima vicenda il patrocinio della parte avversa: esempio emblematico è quello dell’avvocato che, durante la separazione, segue un coniuge mentre, durante il divorzio, assiste l’altro);
  • la conoscenza degli affari di una parte può favorire ingiustamente un’altra parte assistita o un altro cliente (è il caso dell’avvocato penalista che, dopo aver assistito un imputato, utilizza le informazioni così ricavate per difendere un coimputato a scapito del primo assistito);
  • l’adempimento di un precedente mandato limita l’indipendenza dell’avvocato nello svolgere il suo incarico: immagina al difensore che assiste un nuovo cliente in una causa che vede come controparte un vecchio cliente assistito per anni e anni.

Quando un avvocato non può difendere un cliente cosa deve fare?

Un avvocato che non può difendere un cliente, cioè un avvocato che si trovi in conflitto di interessi, deve evitare l’incarico, pena la possibilità di incorrere in sanzioni disciplinari: il codice deontologico forense, infatti, prevede, per i casi più gravi, la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da uno a tre anni; nell’ipotesi in cui, invece, egli ometta di comunicare al cliente l’esistenza delle circostanze impeditive all’espletamento dell’incarico, il difensore rischia solamente la censura, ossia il biasimo formale, sanzione disciplinare applicata quando è ragionevole ritenere che l’avvocato non incorrerà in altre infrazioni.

note

[1] Art. 24 cod. deont. for.

Autore immagine: Pixabay.com


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