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Il certificato di residenza

10 novembre 2018


Il certificato di residenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Il certificato di residenza è il documento che attesta dove risiede il soggetto richiedente e viene spesso richiesto al cittadino per diverse finalità. E’ dunque importante sapere come ottenerlo, quanto costa e qual è il suo valore giuridico. 

Potremmo trovarci di fronte alla necessità di dover esibire un certificato di residenza a una pubblica amministrazione o a un privato. Capita quando si partecipa a un bando, a un concorso oppure quando si ha a che fare con un contratto con una banca. Cos’è il certificato di residenza? Si tratta di quel documento, rilasciato dal Comune ove risiede il cittadino, che certifica dove questi vive stabilmente, ossia dove ha fissato la propria dimora abituale. Ci sono diverse modalità per chiedere una copia del certificato di residenza. Sulla base del percorso prescelto varieranno i tempi necessari ad ottenere il documento ed i costi. In determinate circostanze tassativamente previste dalla legge è possibile evitare di richiedere il certificato di residenza producendo una semplice autocertificazione (detta anche «dichiarazione sostitutiva»). Esiste infine il certificato storico di residenza che, a differenza del certificato di residenza ordinario, è un documento che dà atto di tutti i cambi di residenza all’interno del Comune effettuati dal soggetto richiedente. La giurisprudenza, tuttavia, non riconosce valore di prova a questo documento come vedremo nel prosieguo.

Che cos’è la residenza?

La residenza è il luogo in cui un determinato soggetto ha stabilito la propria dimora abituale, ossia, il luogo in cui quel soggetto vive in modo stabile e duraturo [1]. La giurisprudenza ha chiarito che per individuare la residenza di una persona si deve considerare da un lato il luogo in cui quella persona vive stabilmente ed ha la sua vita sociale e dall’altro l’intenzione del soggetto, ossia la sua volontà di stare stabilmente in quel luogo [2].

Non esistono delle regole fisse per stabilire la residenza di una persona o un numero di giorni minimi di permanenza nell’abitazione in cui si dichiara di risiedere. La valutazione da farsi, infatti, per stabilire la residenza di un individuo è complessiva. Se, ad esempio, un padre di famiglia è spesso fuori casa per lavoro, anche per periodi molto lunghi, la sua residenza resta comunque nella città e nell’abitazione in cui vive la sua famiglia ed in cui il padre di famiglia, quando torna dal lavoro, ha la propria vita sociale, la propria vita sentimentale, la propria famiglia.

La residenza può coincidere o meno con il domicilio del soggetto, ossia il luogo in cui il soggetto ha fissato i propri affari o interessi. L’esempio tipico in cui la residenza coincide con il domicilio è quello del libero professionista (avvocato, architetto, ingegnere, etc.) che stabilisce all’interno della propria abitazione il proprio studio professionale. In questo caso è evidente che il domicilio e la residenza coincidono perfettamente. Possiamo più semplicemente dire che la residenza deve necessariamente coincidere con la dimora ossia con il luogo ove un soggetto di solito mangia e dorme, a prescindere da provvisori spostamenti. Non è possibile fissare la residenza in una dimora dove non si vive abitualmente. In tal caso si commette il reato di falso in atto pubblico.

Certificato di residenza: che cos’è e quanto dura?

In alcuni casi si ha l’esigenza di certificare, con un apposito documento, il luogo in cui è fissata la propria residenza. Ciò può essere necessario a vari fini e, di solito, tale necessità nasce da un rapporto con la pubblica amministrazione. Si pensi alla famiglia che vuole iscrivere il proprio figlio all’asilo nido comunale. In questo caso la struttura scolastica potrebbe chiedere alla famiglia il certificato di residenza del bimbo perché, ad esempio, l’iscrizione al nido è riservata a chi risiede in quel comune oppure ai residenti viene applicato uno sconto sulla tariffa o un’altra agevolazione.

In questo ed in molti altri casi ci si deve procurare il certificato di residenza. Si tratta, in estrema sintesi, di un documento che certifica il fatto che la residenza è stata fissata in un determinato Comune e in un determinato indirizzo di residenza. Questo documento non vale per sempre. Dal momento del rilascio da parte del Comune, infatti, il certificato di residenza ha una durata di sei mesi, decorsi i quali, in genere, è necessario chiederne uno nuovo.

Certificato di residenza: come richiederlo?

Gli enti pubblici, al pari delle aziende private, hanno progressivamente introdotto l’uso della tecnologia anche per snellire i rapporti con i cittadini. Oggi, dunque, a differenza del passato, il certificato di residenza, così come molti altri documenti, può essere richiesto al Comune in varie modalità, delle quali alcune anche telematiche.

In particolare, tale documento può essere richiesto al Comune di appartenenza:

  • personalmente, recandosi all’Ufficio Anagrafe del Comune in cui si ha la residenza;
  • telematicamente, facendone richiesta online tramite il sito web del Comune di appartenenza;
  • via e-mail;
  • contattando telefonicamente il Comune.

In ogni caso, essendo un documento rilasciato dal Comune, consigliamo di verificare quali sono le modalità di richiesta del certificato di residenza ammesse nel proprio Comune di residenza.

Certificato di residenza: quanto tempo per ottenerlo?

Come abbiamo detto è il Comune di appartenenza a gestire la richiesta e, per questo, non può essere stabilito un tempo di attesa valido in tutti i comuni. In generale, se la domanda viene presentata direttamente all’ufficio Anagrafe del Comune, il certificato viene rilasciato immediatamente.

Il tempo di attesa dipende dunque dalla fila che c’è all’ufficio. Quando, al contrario, la richiesta viene fatta online o via email, il certificato potrà essere recapitato immediatamente o si dovrà attendere qualche giorno. I tempi di attesa dipendono molto anche dall’efficienza del Comune. I professionisti che devono scaricare spesso i certificati di residenza, si avvalgono di servizi a pagamento che scaricano il certificato in tempo reale, un po’ come avviene per le visure delle società.

Si pensi agli avvocati che per citare in giudizio un soggetto devono sapere a quale indirizzo recapitargli la citazione e dunque devono estrarre il suo certificato di residenza.

Certificato di residenza: quanto costa?

Il costo del certificato di residenza dipende dall’uso che se ne deve fare. In alcuni casi può essere sufficiente un certificato in carta semplice, che costa solo 52 centesimi, in altri invece può essere necessario il certificato con bollo. In questo caso occorrerà munirsi di una marca da bollo da euro 16,00 a cui vanno aggiunti eventuali costi di spedizione e i diritti di copia e segreteria.

Complessivamente comunque, il costo non supera gli euro 17,00. Quando, invece, come vedremo nel prosieguo, il cittadino può presentare un’autocertificazione, il costo è pari a zero, poiché la dichiarazione sostitutiva non è soggetta a diritti e bolli, né ad altri costi.

Certificato di residenza: come evitarlo con l’autocertificazione?

In alcuni casi è possibile evitare di farsi rilasciare il certificato si residenza ed è possibile sostituire lo stesso con una semplice autocertificazione. Ciò avviene, in particolare, quando il certificato di residenza deve essere presentato a una pubblica amministrazione. In questi casi il cittadino può evitare di ottenere il certificato e compilare una autocertificazione di residenza o dichiarazione sostitutiva [3].

La legge, infatti, per snellire le procedure ed evitare di ingolfare le pubbliche amministrazioni quando non strettamente necessario, prevede che gli enti pubblici che richiedono questo tipo d’informazioni al cittadino sono tenute ad accettare le autocertificazioni redatte e sottoscritte dal cittadino stesso, per non gravarlo dell’obbligo di presentare il certificato di residenza in carta semplice o con bollo. L’autocertificazione, di cui proponiamo un modello alla fine di questo articolo, non è altro che una dichiarazione con cui il cittadino dichiara dove ha la propria residenza assumendosene tutte le responsabilità. È bene ricordare, infatti, che dichiarare cose false nelle autocertificazioni è un reato penale. Dunque, è bene dichiarare sempre il vero.

Certificato storico di residenza: che cos’è?

Il certificato storico di residenza è un documento del tutto analogo al certificato di residenza. La differenza fondamentale sta nel fatto che, a differenza di quello ordinario, il certificato storico di residenza attesta tutti i cambi di residenza del soggetto all’interno del Comune. Il certificato di residenza ordinario, invece, attesta dove il soggetto risiede al momento della richiesta ma non dove ha risieduto in passato. Le modalità per richiederlo sono le stesse previste per certificato ordinario, così come i tempi di attesa per il rilascio. E’ possibile chiedere il certificato storico di residenzaanche di persone decedute o emigrate in altro Stato.

Certificato storico di residenza: qual è il suo valore probatorio?

La giurisprudenza si è pronunciata sul valore probatorio di un certificato storico di residenza. In sostanza, ha stabilito se il certificato storico di residenza vale come una prova all’interno del processo oppure è solo un elemento da considerare ma non è una prova schiacciante [5]. Ebbene, la Cassazione ha precisato che le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo con riferimento al luogo dell’effettiva abituale dimora, che è accertabile con ogni mezzo di prova, anche contro lo stesso certificato storico di residenza.

La Cassazione, in sostanza, afferma che la sostanza prevale sempre sulla forma. Se, dunque, si dimostra in giudizio con altri mezzi che un soggetto ha vissuto stabilmente a Catania negli ultimi dieci anni e lì ha fissato la sua dimora abituale non conta che nei certificati di residenza c’è scritto che ha cambiato residenza diverse volte in città diverse da Catania.  Il certificato è un indizio, un “suggerimento” del quale tenere conto, ma non è una prova insuperabile. Prevale sempre e comunque la realtà dei fatti sulla realtà delle carte.

Fac-simile autocertificazione residenza

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE DI RESIDENZA

(Art. 46, D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000)

Io sottoscritto/a _________________________________________________ nato/a a__________________________________________ (___________) il _____________________C.F._____________________________________

***

Consapevole delle sanzioni penali, nel caso di dichiarazioni non veritiere, di formazione o uso di atti falsi, richiamate dall’art. 76 del D.P.R. 445 del 28 dicembre 2000

DICHIARO

di essere residente in via ____________________________ n. _________ CAP _____________ Città ______________________________ Prov. ____

Ai sensi del decreto legislativo n. 196/2003 e del Regolamento (EU) n. 679/2016 autorizzo il trattamento e la raccolta dei presenti dati personali per il procedimento in corso.

Esente da imposta di bollo ai sensi dell’art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.

_____________________ Luogo e data ____________________________ Firma

Eventuali allegati.

note

[1] Articolo 43, c.c.

[2] Cassazione 28 maggio 2018,  n. 13241.

[3] D.P.R. 445/2000.

[4] Articolo 76 del D.P.R. 445 del 28 dicembre 2000.

[5] Cassazione, sentenza n. 16414 del 21 giugno 2018.


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