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Imposta di successione

18 ottobre 2018


Imposta di successione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2018



Tasse: cos’è l’imposta di successione e quando non è dovuta. Calcolare l’importo in tre passi. Come effettuare il versamento ed ottenere la rateizzazione.

Con la morte, i beni di proprietà sono trasferiti agli eredi, indicati nel testamento o legati al defunto da un rapporto di parentela. Il trasferimento dei beni, specie se superiore a determinati valori, comporta l’onere di presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione con l’indicazione di tutto quello che si è ricevuto in eredità. Sulla base di quanto inserito nella dichiarazione di successione, l’Agenzia delle Entrate procede a richiedere, entro al massimo 3 anni, il pagamento dell’imposta di successione, cioè della tassa applicata al trasferimento di beni dal defunto all’erede. Dopo averti spiegato cos’è l’imposta di successione, in questo articolo ti aiuterò a capire capire se rientri nei casi di esenzione o se dovrai pagarla. In quest’ultimo caso, ti indicherò tre semplici passi per calcolare l’importo dell’imposta e le modalità per procedere al versamento dell’imposta o per richiederne la rateizzazione.

Cos’è l’imposta di successione?

I beni appartenuti al defunto, sia che si tratti di immobili (case, negozi, garage), sia che si tratti di altri beni (conti corrente, gioielli, partecipazioni societarie) sono trasferiti agli eredi secondo le disposizioni indicate nel testamento o secondo la successione legittima, cioè secondo i criteri previsti dalla legge per individuare chi erediterà i beni del defunto in base al rapporto di parentela. In particolare:

  • per coniugi e figli, l’imposta di successione è pari al 4% del patrimonio ereditato e non è dovuta se tale patrimonio è inferiore a 1 milione di euro (quindi, ad esempio, se erediti dai tuoi genitori solo una casa al mare del valore di 300 mila euro, non pagherai l’imposta di successione);
  • per fratelli e sorelle, l’imposta di successione è pari al 6% del patrimonio ereditato e non è dovuta se tale patrimonio è inferiore a 100.000 euro (quindi, se erediti da tuo fratello un garage del valore di 30.000 euro, non dovrai pagare l’imposta di successione);
  • per altri parenti (ad esempio cognati e cugini), l’imposta di successione è pari al 6% del patrimonio ereditato ed è sempre dovuta;
  • per tutti gli altri soggetti, anche non aventi alcun rapporto di parentela col defunto, l’imposta di successione è pari all’8% del patrimonio ereditato ed è sempre dovuta.

L’imposta di successione è, quindi, la tassa sul trasferimento dei beni dal defunto agli eredi. Il suo importo è proporzionale rispetto al patrimonio ereditato o, ad essere più precisi, all’asse ereditario, cioè differenza tra:

  • attivo ereditario, vale a dire la somma del valore dei beni ricevuti in eredità (ma, come vedremo, alcuni beni non vanno presi in considerazione);
  • passivo ereditario, vale a dire la somma dei debiti ereditati, delle spese mediche sostenute per il defunto negli ultimi 6 mesi e delle spese funerarie.

Una volta determinato l’asse ereditario, per calcolare l’importo dell’imposta di successione occorrerà verificare:

  • se l’importo dell’asse supera la franchigia, cioè la soglia al di sotto del quale l’imposta di successione non è dovuta;
  • se l’importo dell’asse supera la franchigia, allora bisognerà applicare al valore dell’asse ereditario una aliquota, cioè moltiplicare tale valore per un numero che dipende dal grado di parentela con il defunto.

Vediamo insieme come fare.

Calcolare l’imposta di successione. 1° passo: l’asse ereditario

Per sapere a quanto ammonterà l’imposta di successione, bisogna anzitutto calcolare l’asse ereditario che, come abbiamo visto è pari alla differenza tra attivo ereditario (beni ricevuti) e passivo ereditario (debiti ereditati, spese sanitarie e funerarie sostenute).

Facciamo un esempio. Se Tizio ha ricevuto in eredità un appartamento del valore di € 150.000, somme su un conto corrente pari a € 50.000 e un debito dal defunto per spese non pagate pari a € 7.000 e, infine, ha dovuto sostenere le spese funerarie, il calcolo ereditario sarà il seguente:

Beni ricevuti in eredità Valore
Appartamento € 150.000,00 +
Somme su conto corrente € 50.000,00 =
Attivo ereditario € 200.000,00
Debito per spese non pagate € 7.000,00
Spese funerarie € 3.000,00
Passivo ereditario € 10.000,00
Asse ereditario
(Attivo ereditario – passivo ereditario)
€ 190.000,00

Bisogna prestare attenzione, però, ai beni da considerare per calcolare l’attivo ereditario. Non tutti i beni ereditati vanno sommati per calcolare l’attivo ereditario.

I beni da considerare per il calcolo dell’attivo ereditario sono:

  • beni immobili (appartamenti, garage, negozi, terreni, ecc.), tenendo conto del loro valore catastale;
  • beni mobili (conti correnti, gioielli, investimenti bancari, ecc.);
  • partecipazioni societarie, cioè le quote di società che erano detenute dal defunto e che sono passate alla proprietà dell’erede.

I beni da non considerare per il calcolo dell’attivo ereditario sono:

  • titoli del debito pubblico (ad esempio buoni del Tesoro) e qualsiasi altro titolo di Stato;
  • crediti verso gli enti pubblici;
  • trattamenti di fine rapporto (TFR) e le altre indennità lavorative che spettano per diritto agli eredi;
  • beni sottoposti a vincolo culturale prima della successione, a condizione che siano rispettati gli obblighi di tutela;
  • veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico (sono tassati separatamente);
  • beni all’estero ereditati da defunto residente all’estero.

Calcolare l’imposta di successione. 2° passo: verificare le franchigie

Una volta calcolato l’asse ereditario, occorre verificare se il valore ottenuto è superiore o inferiore alle franchigie, cioè somme al di sotto del quale non è necessario pagare l’imposta di successione. Si tratta di soglie previste dalla legge per evitare che il pagamento dell’imposta di successione riduca eccessivamente il valore dei beni ricevuti in eredità.

Le franchigie dipendono dal grado di parentela, come possiamo vedere nella tabella sottostante.

Erede Franchigia
coniuge e parenti in linea retta (ad esempio figli e genitori € 1.000.000,00
Fratelli e sorelle € 100.000,00
Altri soggetti Nessuna
Portatori di Handicap (qualsiasi grado di parentela) € 1.500.000,00

Tutti gli eredi che ricevano un patrimonio che, al netto di debiti e spese sostenute, sia inferiore a tali somme, non pagano l’imposta di successione.

Facciamo due esempi per capire meglio cosa significa:

  • il fratello del defunto, il quale ha ereditato solo un bene immobile di valore non superiore a € 50.000,00 non pagherà l’imposta di successione (perché il valore dell’immobile è inferiore alla franchigia di € 100.000,00);
  • il figlio del defunto, non pagherà l’imposta di successione se ha ereditato solo beni mobili e immobili per un valore pari a € 700.000,00 (perché il valore dei beni mobili e immobili è inferiore alla franchigia di € 1.000.000,00).

Calcolare l’imposta di successione. 3° passo: aliquote

Se l’attivo ereditario supera le franchigie, l’imposta di successione deve essere pagata. Anche in questo caso, è importante tener presente l’asse ereditario, perché l’importo dell’imposta di successione sarà calcolato proprio come percentuale dell’asse ereditario, cioè in base alle aliquote previste dalla legge in base al grado di parentela.

Erede Aliquota (percentuale dell’asse ereditario)
coniuge e parenti in linea retta (ad esempio figli e genitori) 4%
Fratelli e sorelle 6%
Parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al 3° grado (ad esempio i cognati) 6%
Altri soggetti 8%

Facciamo ancora una volta degli esempi:

  • la sorella del defunto che abbia ereditato solo un bene immobile di valore pari a € 300.000,00, pagherà un’imposta di successione pari a € 18.000, cioè il 6% del valore dell’immobile;
  • il figlio del defunto, che abbia ereditato solo beni mobili e immobili per un valore pari a € 2.000.000,00, pagherà un’imposta di successione pari a € 80.000, cioè il 4% del valore dei beni mobili e immobili ereditati.

Come e dove pagare l’imposta di successione

L’importo dell’imposta di successione è calcolato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base dell’asse ereditario così come risultante dalla dichiarazione di successione e lo comunica all’erede entro tre anni dalla presentazione della dichiarazione di successione.

Entro 12 mesi dalla morte, infatti, gli eredi sono tenuti a compilare e presentare all’Agenzia delle Entrate un modulo (Modello 4) con le seguenti informazioni:

  • generalità degli eredi (quadro A);
  • attivo ereditario (quadro B);
  • eventuali donazioni ricevute prima del decesso (quadro C);
  • passivo ereditario (quadro D).

E’ possibile presentare la dichiarazione sia presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate, sia online accedendo al servizio offerto sul sito istituzionale dell’Agenzia.La presentazione della dichiarazione di successione è obbligatoria.

Fanno eccezione i seguenti casi:

  • gli eredi siano coniugi o parenti in linea retta (ad esempio figli, genitori) e l’asse ereditario non comprenda beni immobili e, comunque, non superi € 100.000,00;
  • gli eredi abbiano rinunciato all’eredità.

L’imposta di successione è calcolata direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro il terzo anno dalla presentazione della dichiarazione (5 anni nel caso in cui la dichiarazione non sia stata presentata). All’erede viene notificato un atto (avviso di liquidazione) contenente tutte le informazioni necessarie per effettuare il pagamento entro i 60 giorni successivi.

Per il versamento si utilizza il modello F23 ed è possibile effettuarlo presso:

  • banche:
  • uffici postali
  • agenzia delle Entrate.

Se l’importo è eccessivamente alto, è possibile richiedere la rateizzazione del pagamento nel momento in cui effettua il versamento della prima rata. L’erede, in tal caso, pagherà:

  • una prima rata pari al 20% dell’imposta;
  • altre 8 rate trimestrali (12 se l’importo supera i 20.000 Euro).

La rateazione è esclusa se le rate hanno importi inferiori a 1.000 euro. Per evitare di incorrere in sanzioni e nella perdita della possibilità di pagare l’imposta di successione a rate, bisogna fare attenzione a pagare le singole rate. E’ ammessa la possibilità di un lieve inadempimento rispetto al pagamento delle rate, senza che scattino conseguenze, nei seguenti casi:

  • nel caso in cui l’erede non abbia versamento parte della rata, ma a condizione che la parte non versata non superi il 3% e, in ogni caso, non superi i 10.000 euro;
  • nel caso in cui l’erede non abbia procceduto al pagamento della prima rata (pari al 20% dell’importo totale) entro i 60 giorni dall’avviso di liquidazione, ma lo abbia fatto entro i sette giorni successivi.

Infine, ti segnaliamo che, per il trasferimento di beni immobili, dovrai prestare attenzione al pagamento di altre due imposte che vanno pagate a prescindere dall’avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta delle imposte in autoliquidazione per pagare l’aggiornamento delle informazioni tenute nei pubblici registri :

  • imposta ipotecaria, pari al 2% del valore catastale dell’immobile, per le modifiche da apportare alle informazioni sull’immobile tenute nei pubblici registri immobiliari;
  • imposta catastale, par all’1% del valore catastale dell’immobile.

Di GIUSEPPE BRUNO


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