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Immissioni di rumore: la tutela civile e penale

17 Ott 2018 | Autore:


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Immissioni rumorose: come difendersi? Ecco tutto quello che c’è da sapere per tutelarsi dai rumori intollerabili del vicino.

Quando Beethoven compose la Pastorale, immaginò di mettere in musica la pace che derivava dal vivere a contatto con la natura: la tranquillità della vita campestre, l’armonia con gli animali del creato, la lontananza dalla confusione cittadina. Leggendo queste poche righe, pensa al cinguettio degli uccelli, al suono del vento tra gli alberi e a quello dello scorrere delle acque. Riesci a immaginare tutto ciò? Probabilmente no, perché sei imbottigliato nel traffico, dove l’unica musica concepibile è quella derivante dall’isterica orchestra di clacson è tutto ciò che puoi respirare sono i fumi degli scarichi delle auto e degli altri mezzi di trasporto. Sicuramente l’artista tedesco non pensava a questo quando compose la sua meravigliosa opera, né alla musica a tutto volume, al latrare incessante dei cani, alle urla e a tutte le emissioni varie che, praticamente quotidianamente, dobbiamo sopportare. Vivere in modo isolato, oggi, è praticamente impossibile; d’altronde, l’uomo è un animale sociale, la cui vita e le cui attività si svolgono tra le altre persone: andare a lavoro significa avere rapporti con i colleghi; essere sposati comporta la conoscenza dei parenti e degli amici del coniuge, cambiare casa implica avere nuovi vicini; e così via per tante altre situazioni analoghe. Il rapporto, a volte necessario, a volte meno, con altri individui è fonte di esperienza per ciascuno di noi: impariamo ad aprire le nostre vedute e a comprendere meglio idee diverse dalle nostre. Detto ciò, è inutile negare che il contatto con gli altri, soprattutto quando prolungato oppure forzato, può essere causa di spiacevoli inconvenienti. Secondo una dotta locuzione latina, «vicinitas est mater discordiarum», cioè la vicinanza è fonte di discordie. Scommetto che anche tu, almeno una volta nella vita, hai avuto il desiderio di lasciare tutto e scappare via dai rumori e dalla confusione che sei costretto a sorbire. Se vivi in un condominio, saprai bene a cosa mi riferisco; ma anche se abiti in un appartamento vicino ad altri oppure in una casa posta proprio accanto ad un bar: vicini rumorosi, esalazioni moleste, tacchi a spillo alle tre del mattino, televisione a tutto volume nel cuore della notte, e chi più ne ha più ne metta. Scommetto anche che hai cercato in ogni modo di tutelare le tue ragioni, ma hai ottenuto scarsi risultati. Con questo articolo, cercherò di aiutarti e di spiegarti cosa puoi fare nel caso in cui tu non riesca più a dormire la notte a causa dei rumori molesti oppure non possa più lavorare pe gli schiamazzi dei vicini. Vediamo la tutela civile e penale nel caso di immissioni di rumore.

Immissioni: cosa sono?

Prima di affrontare da vicino il problema della tutela civile e penale delle immissioni di rumore, ti spiegherò cosa dice il codice civile a proposito dei rumori intollerabili provenienti dalla proprietà vicina. Tecnicamente, si parla di immissioni: con il termine immissione si fa riferimento a tutte le propagazioni fastidiose provenienti dalla proprietà del vicino, quali rumore, fumo, calore, esalazioni, scuotimenti, ecc.

Il proprietario del fondo non può impedire le immissioni provenienti dal fondo altrui se le stesse non superano la normale tollerabilità [1]. Il limite della normale tollerabilità deve essere discrezionalmente valutato dal giudice, in quanto la legge non fornisce un parametro di riferimento. Il giudice, pertanto, dovrà di volta in volta valutare tutti i fattori del caso, quali le condizioni dei luoghi, le attività normalmente svolte, le abitudini delle persone, ecc. Il giudice potrà tenere conto anche del cosiddetto preuso. Ti spiego questo concetto con un esempio: se Tizio acquista un’abitazione nei pressi di una fabbrica, dopo non potrà lamentarsi dei rumori provenienti da quest’ultima, visto che, al momento dell’acquisto, era già a conoscenza della situazione.

Nel caso in cui i rumori siano intollerabili, la persona danneggiata può chiedere il risarcimento del danno  e la tutela inibitoria, cioè la cessazione della condotta molesta; oltre a ciò, in taluni casi è addirittura possibile denunciare l’autore della condotta molesta. Bene: se sei pronto, comincia il nostro viaggio all’interno della tutela civile e penale delle immissioni rumorose.

Immissioni di rumore: tutela civile

Le immissioni rumorose, come appena anticipato, possono essere combattute sia attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla legge civile sia mediante una denuncia penale vera e propria. Cominciamo però con la tutela civile, probabilmente più efficace. Di seguito ti dirò tutto quello che puoi fare per ottenere la tutela civile dalle immissioni di rumore.

Lettera di diffida

Innanzitutto, se il tuo vicino ha la malsana abitudine di urlare, di camminare con i tacchi, di far abbaiare il suo cane oppure di improvvisarsi ballerino di tip tap nel cuore della notte, provvedi inizialmente con una diffida scritta. In pratica, devi redigere una lettera ove scriverai che, a causa della sua condotta, stai pensando di adire le vie legali e quindi, in buona sostanza, di fargli causa. Assegnagli un termine entro cui adeguarsi, scaduto il quale andrai sicuramente da un avvocato per citarlo in giudizio. Ricorda che la lettera deve essere inviata mediante raccomandata con avviso di ricevimento (raccomandata a/r).

Se ritieni di non essere in grado di preparare un’efficace lettera di diffida, allora potrai senz’altro rivolgerti ad un avvocato, il quale la preparerà e invierà per te. In questo modo, non soltanto avrai certezza della bontà del contenuto, ma potrai ottenere un ulteriore effetto “intimidatorio” sulla controparte, il quale praticamente già saprà che ti sei rivolto ad un avvocato.

Citazione in causa

Proseguendo il nostro viaggio nella tutela civile delle immissioni di rumore, nel caso in cui la diffida non dovesse sortire effetti, allora potrai decidere, d’accordo con il tuo avvocato, di fare causa per immissioni rumorose. Per farlo, il tuo avvocato predisporrà un atto di citazione con cui chiamare in causa la controparte rumorosa al fine di chiedere al giudice: il risarcimento del danno; l’ordine di inibizione (cioè, di cessazione) del disturbo. Nel caso in cui le immissioni siano talmente insopportabili da necessitare di un intervento immediato dell’autorità giudiziaria, il tuo avvocato potrebbe anche procedere con una particolare tutela d’urgenza predisposta dal codice di procedura civile quando non sia possibile attendere ulteriormente.

Immissioni rumorose: come provarle?

Come dimostrare le immissioni rumorose in una causa civile? Non basta, infatti, dar prova solo del fatto che si sia sentito baccano, ma bisogna anche dimostrare che esso è stato superiore alla normale tollerabilità. Di norma questo elemento viene valutato da perizie fonometriche che accertano l’entità dei decibel provenienti dalla fonte di rumore. Salvo diversa regolamentazione comunale, in genere è sufficiente dimostrare che i rumori del vicino abbiano superato di 3 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne) oppure che abbia superato di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno).

Ma non sempre ciò è possibile (si pensi al vicino che, di notte, sposti i mobili e che, allertato dall’avvio della causa, cessi i comportamenti molesti, così rendendo impossibile la determinazione dell’entità del fragore). In questi casi il giudice può basarsi anche sulla base di prove testimoniali: se altri condomini affermano di aver sentito gli stessi rumori, ritenendoli insopportabili, allora può ritenere provato il fatto lesivo.

Abbiamo detto che la prova delle immissioni sonore intollerabili va fornita con apposita perizia oppure per testi. Se questo è vero, è anche vero che il primo mezzo di prova (cioè, la perizia tecnica) è senz’altro il preferito nelle aule di giustizia. In tema di immissioni di rumore, va ricordato che i mezzi di prova esperibili per accertare il livello di normale tollerabilità costituiscono tipicamente accertamenti di natura tecnica che, di regola, vengono compiuti mediante apposita consulenza d’ufficio, in quanto soltanto un esperto è in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone, l’intensità dei suoni o delle emissioni di vapori o gas, nonché il loro grado di sopportabilità per le persone, potendosi in tale materia ricorrere alla prova testimoniale soltanto quando essa verta su fatti caduti sotto la diretta percezione sensoriale dei deponenti e non si riveli espressione di giudizi valutativi.

Una sentenza della Suprema Corte [2] ha ricordato che il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose non è mai assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, in ragione delle caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, e non può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia dalla fascia rumorosa costante, sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni intollerabili, sicché la valutazione diretta a stabilire se i rumori restino compresi o meno nei limiti della norma, deve essere riferita, da un lato, alla sensibilità dell’uomo medio e, dall’altro, alla situazione locale. Spetta al giudice del merito accertare in concreto gli accorgimenti idonei a ricondurre tali immissioni nell’ambito della normale tollerabilità.

Immissioni di rumore in condominio

Abbiamo detto che, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da immissioni di rumore, occorre dimostrare (con perizia tecnica oppure per testi) l’intollerabilità dei rumori. Questa prova, però, può essere resa più facile nel caso in cui esista un regolamento condominiale ben preciso, il quale può contenere anche regole più severe rispetto a quelle della legge.

Facciamo il caso del regolamento condominiale che vieti qualsiasi attività che possa arrecare disturbo al riposo delle persone durante le ore del primo pomeriggio: la violazione di questa disposizione comporterà senza dubbio la responsabilità del trasgressore. È quanto ha stabilito il Tribunale di Milano [3] il quale, in presenza di un regolamento condominiale, ha ritenuto superato il dettato codicistico che si limita ad un generico riferimento alla normale tollerabilità. Nel caso affrontato dal giudice meneghino, una società immobiliare che aveva concesso in locazione un appartamento citava in giudizio i condomini rumorosi in quanto, con il loro comportamento illecito, avevano spinto il conduttore dell’immobile a recedere dal contratto e ad abbandonare l’unità abitativa. Da tanto era derivato, per la società, un pregiudizio economico pari ai canoni di locazione non percepiti.

I condomini sono stati condannati a cessare la produzione di immissioni di rumore intollerabili e al pagamento della somma dei canoni di locazione non incassati a causa del recesso anticipato dell’inquilino, oltre al rimborso delle spese sostenute dalla locatrice per porre rimedio al problema. Quanto al risarcimento del danno del presunto deprezzamento dell’immobile, tale richiesta non è stata accolta poiché il fatto che l’immobile sia stato nuovamente locato, presuppone che abbia conservato il suo originario valore.

Immissioni di rumore legate ad attività professionali

Sempre in tema di immissioni di rumore e tutela civile, molto frequenti sono i casi in cui uno degli alloggi venga destinato ad esercizio di un’attività professionale potenzialmente rumorosa. La Corte di Cassazione ha ritenuto lecita la destinazione di un appartamento a studio medico dentistico, in quanto non lesiva delle norme regolamentari che vietavano esclusivamente l’esercizio negli immobili di proprietà esclusiva di attività rumorose maleodoranti e antigieniche, visto che l’attività espletata non presentava questi caratteri [4].

Immissioni di rumore per uso del garage condominiale

Secondo la Corte di Cassazione, le immissioni di rumori e di gas provocati dall’uso del garage da parte dei condomini e che derivano dalla sosta dei veicoli in caso di incrocio e dall’utilizzo in salita della rampa non possono ritenersi tali da risultare intollerabili, attesa la non frequenza della prima ipotesi e la velocità moderata dei veicoli che fanno il loro ingresso nell’apposito locale [5].

Immissioni rumorose provenienti da animali domestici

Le immissioni di rumore possono anche non provenire direttamente dai vicini, ma dai loro animali domestici. La giurisprudenza della Corte di Cassazione è molto chiara: la presenza di un animale (nella fattispecie, di un cane) all’interno del condominio non deve essere lesiva dei diritti degli altri condomini, sicché i proprietari dell’animale devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e devono prevenire le possibili cause di agitazione dello stesso, soprattutto nelle ore notturne [6].

La Corte di Cassazione, però, prosegue dicendo che la natura del cane non può essere forzata al punto da impedirgli di abbaiare del tutto e, perciò, episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Sempre in tema di animali domestici la giurisprudenza di merito ha ricordato che la clausola del regolamento condominiale che vieta di possedere animali domestici nelle singole unità abitative non ha valore assoluto, non potendosi limitare il diritto di proprietà del condomino, salvo che l’animale non arrechi molestia o disturbo che superi la normale tollerabilità [7].

Immissioni di rumore: danno non patrimoniale

Secondo la Corte di Cassazione [8], il vicino rumoroso deve risarcire il danneggiato e quest’ultimo non deve neppure dimostrare di aver subito il danno. In sostanza, se il vicino di condominio fa troppo rumore, può integrarsi il danno non patrimoniale senza prova della concreta esistenza dei danni stessi. Diverso è il discorso per il danno biologico, riguardante l’integrità fisica e la salute, che in questo caso va sempre provato.

Il caso affrontato dalla Suprema Corte riguardava due fratelli, vicini di casa, in contesa per via di immissioni sonore e gas nocivi derivanti dall’attività di un’officina di lavorazione del ferro. La Cassazione ha espresso il rivoluzionario principio secondo cui, se per il danno biologico (cioè, il pregiudizio alla salute) la prova è necessaria, non lo è per il patimento e lo stress subito a causa delle moleste immissioni rumorose, i quali vanno risarciti come danno non patrimoniale anche in assenza di una prova effettivamente documentata.

Immissioni di rumore: ricorso all’amministrazione

Voglio ricordarti che, se le immissioni di rumore provengono da un locale pubblico (ad esempio, da una discoteca, dai macchinari utilizzati da un esercizio commerciale, ecc.) potresti tentare un’altra via: quella della segnalazione all’amministrazione pubblica competente. Le immissioni di rumore, infatti, sono disciplinate a livello comunale dalle zonizzazioni presenti nel piano regolatore generale.

Pertanto, ti invito a intimare per iscritto all’amministrazione comunale di provvedere ad effettuare i sopralluoghi del caso e ad adottare ogni provvedimento idoneo (ad esempio, un’ordinanza contingibile e urgente del sindaco) affinché le immissioni rumorose cessino.

Immissioni di rumore: tutela penale

Finora abbiamo visto qual è la tutela civile nel caso di immissioni rumorose: devi sapere, però, che i rumori dei vicini di casa, quando intollerabili e capaci di recare molestia a più persone, può integrare addirittura il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo. Stabilisce infatti il codice penale che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, o ancora suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda sino a 309 euro [9].

La norma prevede quindi due ipotesi diverse a seconda della fonte del rumore:

  1. nella generalità dei casi per far scattare il reato è necessario che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo;
  2. invece, quando il rumore provenga dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumorosi (come quella che svolge all’interno di un pub e/o di un ristorante con musica dal vivo), si presume la turbativa della pubblica tranquillità e l’intollerabilità del rumore.

Mentre la prima ipotesi è, dunque, volta a tutelare il riposo e la tranquillità del vicinato e richiede l’accertamento concreto del disturbo arrecato, nella seconda invece, si prescinde dalla verificazione della misura del disturbo, integrando un’ipotesi di presunzione legale di rumorosità, al di là dei limiti tempro-spaziali e/o delle modalità di esercizio imposto dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità.

La Corte di Cassazione [10] ha detto che, quando i rumori provengono da un locale notturno (si pensi una discoteca o un cabaret) il reato scatta solo se i rumori siano in grado di disturbare un numero indeterminato di persone, così da soddisfare il requisito della turbativa della pubblica tranquillità. Se tale prova non viene raggiunta in giudizio, il titolare del locale in cui si è svolto lo spettacolo musicale va assolto.

Questo non significa, però, che non ci sia responsabilità civile. Come ricordato, se i suoni o rumori sono intollerabili, si potrà comunque chiedere al giudice il risarcimento del danno e la cessazione della molestia.

Immissioni di rumore: come ottenere tutela penale

Se ricorre l’ipotesi di cui al paragrafo precedente, e cioè se le immissioni rumorose sfociano nel reato, può recarti presso la più vicina stazione dei carabinieri e denunciare il fatto; la denuncia può essere sporta anche oralmente, quindi non c’è bisogno che tu rediga alcunché: sarà l’ufficiale che raccoglierà la tua segnalazione a redigere un atto che, poi, ti farà firmare e ti fornirà in copia.

Se le indagini dovessero confermare che le immissioni di rumore abbiano cagionato disturbo alla quiete di più persone, allora verrà intrapreso un processo penale contro l’autore del fatto, processo in cui tu potrai costituirti parte civile per chiedere il risarcimento del danno patito.

Immissioni di rumore: chi è il responsabile?

A chiusura del nostro viaggio nella tutela civile e penale delle immissioni di rumore, devo ricordarti che, per orientamento pacifico della Corte di Cassazione, per i rumori e, più in generale, per il disturbo arrecato dal proprio affittuario non risponde il proprietario di casa. Secondo la Suprema Corte [11], nel caso di immobile dato in locazione, la responsabilità per i danni derivanti da rumori, propagazioni di fumi e calore può essere imputata al proprietario, locatore dell’immobile, solo se il medesimo abbia concorso alla realizzazione del fatto dannoso, e non già per avere omesso di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi necessari ad impedire pregiudizi a carico di terzi. Insomma, sul proprietario non è stato posto un obbligo di sorveglianza sui comportamenti del conduttore: per cui, salvo che non abbia partecipato fattivamente al danno, egli non è responsabile. L’unico responsabile delle immissioni di rumore, pertanto, è il conduttore.

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 17051/2011.

[3] Trib. Milano, sent. n. 5465 del 03.05.2016.

[4] Cass., sent. n. 23 del 07.01.2004.

[5] Cass., sent. n. 9094 del 05.06.2012.

[6] Cass., sent. n. 7856 del 26.03.2008.

[7] Trib. Lecco, sent. n. 270 del 09.02.2012.

[8] Cass., sent. n. 1606 del 20.01.2017.

[9] Art. 659 cod. pen.

[10] Cass., sent. n. 25424 del 20.06.2016.

[11] Cass., sent. n. 11125 del 28.05.2015; Cass., ord. n. 16408 del 4.07.2017.

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1 Commento

  1. Il ricorso all’Amministrazione pubblica per emissioni rumorose derivate da attività commerciali è un terno al lotto, in quanto l’intervento dell’ Ente Regionale preposto (ARPA in Fvg), può essere richiesto solo da una Amministrazione pubblica e a sua discrezione, assai rara in piccole comunità (amici degli amici).
    Nel caso fortunato che l’ARPA intervenga, se il probabile inquinatore non si presenta e non spegne la fonte del rumore, non viene fatta la rilevazione per mancata misurazione del rumore di fondo. Caso concreto accaduto qui in Friuli e non su Marte.

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