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Lavoro: badge non valido per il controllo dipendenti

19 Agosto 2017
Lavoro: badge non valido per il controllo dipendenti

La Cassazione chiarisce i limiti all’uso del badge da parte dei datori di lavoro. Ecco i dettagli.

Lo scopo del badge deve essere unicamente quello di verificare le presenze, ovvero di accertare gli orari di ingresso e di uscita del lavoratore, e non di controllare il dipendente. È con queste giustificazioni che la Cassazione interviene con una recente sentenza [1] in tema di legittimità dell’uso del dispositivo. In sostanza, quando il badge non si limita solo a rilevare l’orario di ingresso e di uscita del lavoratore, ma raccoglie anche altri dati legati alla prestazione lavorativa, questo diventa uno strumento di controllo che rientra nelle cautele dello Statuto dei lavoratori [2].

Quando l’uso del badge è legittimo?

Il badge è legittimo quando si limita a prendere nota degli ingressi e della fine dell’orario di lavoro così come un tempo faceva il cartellino marcatempo. In questo caso non c’è alcun bisogno di siglare un accordo coi sindacati. È ammissibile anche che attraverso il badge si proceda anche alla registrazione di tutti i dati della giornata tipo del dipendente e che questi vengano inviati al database centrale dell’azienda.

Tali elaborazioni però non possono essere la causa sulla quale si possa fondare un licenziamento per ragioni disciplinari. Nella sentenza citata [1] la Cassazione aveva rilevato che attraverso l’uso del badge erano state monitorate le entrate e le uscite, ma anche le pause, i tempi di sospensione, i permessi. Questo portava il lavoratore ad essere di fatto controllato, proprio come se ci fossero state le telecamere, senza che questo però fosse stato concordato con i sindacati.  Il licenziamento è stato dunque considerato illegittimo.


note

[1] Cass. Sent. n. 17531/2017.

[2] Statuto dei lavoratori, art. 4.


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