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Il certificato di matrimonio

18 ottobre 2018


Il certificato di matrimonio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2018



Cos’è il certificato di matrimonio, come è possibile ottenerlo, quanto tempo è necessario attendere per ottenerlo, quanto costa e qual è il suo valore giuridico. Alla fine dell’articolo vi proponiamo un modello per autocertificare lo stato civile di coniugato evitando di dover estrarre il certificato di matrimonio.

Il matrimonio, oltre ad essere un momento importante per la vita della coppia dal punto di vista sentimentale, è anche un atto giuridico dal quale discendono determinate conseguenze. Può, quindi, accadere che un determinato soggetto debba dimostrare ad una società, ad un ente pubblico, etc. di essere sposato. Per fare questo è necessario ottenere il certificato di matrimonio. Con questo documento ciascun soggetto può dimostrare qual è il suo stato civile, quali sono le generalità del proprio coniuge e quando e da chi è stato celebrato il matrimonio. Il certificato di matrimonio ha un costo che varia a seconda dell’utilizzo per il quale viene richiesto. In alcuni casi, è possibile evitare di richiedere il certificato di matrimonio. Ciò avviene quando il soggetto può autocertificare il contenuto del certificato, senza dover necessariamente depositarne una copia.

Che cos’è il matrimonio

Dal punto di vista giuridico, il matrimonio è l’atto che ha come conseguenza la costituzione dello stato coniugale e per causa la comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi. La funzione del matrimonio è, secondo la giurisprudenza, la costituzione di una comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi [1]. Come noto, il matrimonio non è un momento importante solo dal punto di vista civile ma anche dal punto di vista religioso.

Dati gli stretti rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, in Italia, a differenza di altri stati in cui vige un regime di rigida separazione tra gli effetti civili e gli effetti religiosi del matrimonio, chi vuole sposarsi può scegliere tra tre tipologie di matrimonio [2]:

  • il matrimonio civile, celebrato davanti all’ufficiale di Stato Civile e cioè il sindaco o il funzionario comunale dell’ufficio di Stato Civile. In questo caso il matrimonio ha effetti solo per lo Stato ma non per la Chiesa;
  • il matrimonio canonico, celebrato davanti al ministro del culto cattolico e cioè il sacerdote. In questo caso il matrimonio ha effetti solo per la Chiesa ma non per lo Stato;
  • il matrimonio concordatario, celebrato davanti al ministro del culto cattolico e cioè il sacerdote ma regolarmente trascritto nei registri di Stato Civile. In questo caso il matrimonio è celebrato da un sacerdote ma ha effetti sia per la Chiesa che per lo Stato. Ciò è possibile in quanto il ministro del culto legge ai nubendi gli articoli del Codice Civile che disciplinano i diritti e i doveri reciproci dei coniugi.

Certificato di matrimonio: che cos’è e quanto dura?

Il certificato di matrimonio è un documento che attesta che il richiedente è sposato e indica:

  • i dati anagrafici dei coniugi;
  • la data in cui è stato celebrato il matrimonio;
  • il luogo in cui è stato celebrato il matrimonio;
  • l’ufficiale di Stato Civile o il ministro di culto che ha celebrato il matrimonio.

Il certificato di matrimonio, oltre alle predette informazioni, può indicare informazioni aggiuntive come:

  • la residenza;
  • la cittadinanza;
  • il regime patrimoniale (comunione o separazione) scelto dagli sposi;
  • l’eventuale divorzio;
  • l’orario di celebrazione del rito;
  • altre annotazioni ritenute importanti ed inserite nell’estratto.

Il certificato di matrimonio vale per un periodo di tempo pari a 6 mesi dalla data del rilascio. Se dopo la scadenza le informazioni in esso contenute non sono variate, gli interessati potranno dichiararlo in fondo al certificato, senza l’obbligo di autenticare la firma né di apporla in presenza del dipendente addetto. Le pubbliche amministrazioni, nonché i gestori o esercenti pubblici servizi che richiedono il certificato dovranno ancora ritenerlo valido.

Certificato di matrimonio: come richiederlo?

Ogni Comune può fissare delle modalità diverse per richiedere il certificato di matrimonio. Innanzitutto è bene chiarire a quale Comune ci si deve rivolgere per richiedere il certificato di matrimonio. Questo documento deve essere richiesto:

  • agli sportelli dei Servizi Demografici del Comune dove è stato celebrato il matrimonio;
  • oppure ai medesimi uffici dei Comuni dove gli sposi avevano la residenza al momento del matrimonio. Il Comune di residenza dell’interessato, se non è lo stesso in cui il cittadino era residente al momento del matrimonio, può rilasciare solo un certificato di “risultanza anagrafica” ma non il certificato di matrimonio.

Il certificato di matrimonio può essere richiesto di persona, recandosi direttamente presso l’Ufficio Anagrafe del Comune dove è stato celebrato il matrimonio oppure presso l’Ufficio Anagrafe del Comune in cui gli sposi avevano la residenza quando si sono sposati. In alternativa si può richiedere, ai medesimi uffici, on-line attraverso gli appositi portali predisposti dai comuni, o ancora tramite pec o e-mail. In tutti i casi il rilascio del documento è immediato.

Oggi ci sono anche dei servizi a pagamento che consentono di scaricare in tempo reale i certificati anagrafici, compreso quello di matrimonio. Si tratta di servizi analoghi a quelli con i quali si possono scaricare le visure delle società.

Per quali usi si può richiedere il certificato di matrimonio?

Dal 1° gennaio 2012 la legge [3] vieta agli uffici pubblici di rilasciare certificati da esibire ad altre pubbliche amministrazioni. Il motivo è semplice. Le pubbliche amministrazioni, in base alla legge, devono “dialogare” tra loro e dunque non devono chiedere ai cittadini di presentare documenti che possono procurarsi da sole interagendo con le altre amministrazioni pubbliche che sono in possesso della documentazione necessaria.

Pertanto gli uffici comunali dello stato civile e di anagrafe possono rilasciare i certificati di matrimonio soltanto per uso privato; sugli stessi sarà apposta, a pena nullità, la dicitura “il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”.

La normativa vigente infatti obbliga la pubblica amministrazione e i gestori di servizi pubblici ad accettare (e pertanto a richiedere), in sostituzione dei certificati anagrafici e di stato civile, l’autocertificazione, della quale parleremo tra poco. Si tratta di una normativa che vuole, evidentemente, alleggerire il carico sul cittadino.

Certificato di matrimonio: quanto costa?

I certificati a firma dell’ufficiale di Stato Civile sono esenti dal pagamento del bollo e dei diritti di segreteria [4]. Il certificato di “risultanza anagrafica”, invece, è per legge rilasciato in marca da bollo da 16 euro; in più è necessario versare all’atto della richiesta 0,52 euro per i diritti di segreteria.

Solo per alcuni usi [5] è prevista l’esenzione dal bollo e, cioè, nei seguenti casi:

  • adozione, affidamento, tutela minori;
  • pratiche di separazione/divorzio;
  • certificato di matrimonio da produrre in sede processuale;
  • pensione estera;
  • certificato di matrimonio da produrre in un procedimento di interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno;
  • certificato da presentare ad una ONLUS;
  • certificato richiesto da associazione sportiva.

Se il cittadino richiede il certificato per un uso esente dal bollo, al rilascio del documento dovrà solo versare 0,26 euro di diritti di segreteria.

Certificato di matrimonio: come evitarlo con l’autocertificazione

In alcuni casi è possibile evitare di farsi rilasciare il certificato di matrimonio ed è possibile sostituire lo stesso con una semplice autocertificazione. Ciò avviene, come detto, quando il certificato deve essere presentato a una pubblica amministrazione. La legge, infatti, esige che le amministrazioni si procurino da sé i certificati di cui hanno bisogno consentendo al cittadino di limitarsi ad autocertificare le informazioni contenute nel certificato [6].

L’autocertificazione, di cui proponiamo un modello alla fine di questo articolo, non è altro che una dichiarazione con cui il cittadino dichiara le stesse informazioni che avrebbe ottenuto con il certificato di matrimonio e, quindi, la data di matrimonio, la sede della celebrazione, l’ufficiale di Stato Civile celebrante, etc.

Fac-simile autocertificazione matrimonio

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE DI RESIDENZA

(Art. 46, D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000)

Io sottoscritto/a _________________________________________________ nato/a a__________________________________________ (___________) il _____________________C.F._____________________________________ residente a _____________________ in via ___________ n. ______

***

Consapevole delle sanzioni penali, nel caso di dichiarazioni non veritiere, di formazione o uso di atti falsi, richiamate dall’art. 76 del D.P.R. 445 del 28 dicembre 2000

DICHIARO

di essere coniugato con _________________ nato/a a ______________ il ______________ residente a _____________ in via ______________ n.__ in regime di comunione/separazione dei beni; che l’atto di matrimonio è stato celebrato presso il comune di _____________ in data ______________ dall’ufficiale di stato civile ____________________________

Ai sensi del decreto legislativo n. 196/2003 e del Regolamento (EU) n. 679/2016 autorizzo il trattamento e la raccolta dei presenti dati personali per il procedimento in corso.

Esente da imposta di bollo ai sensi dell’art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.

_____________________ Luogo e data ____________________________ Firma

Eventuali allegati.

note

[1] Cass. sent. n. 3177/1975 del 7.10.1975.

[2] Patto di Villa Madama del 18 febbraio 1984 (Nuovo Concordato).

[3] L. n. 183 del 12.11.2011.

[4] Art. 7 L. n. 405 del 29.12.1990.

[5] D.P.R. 642/72.

[6] Art. 46  D.P.R. n. 445 del 28.12.2000.


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