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La legge è davvero uguale per tutti?

21 Ottobre 2018


La legge è davvero uguale per tutti?

> Cultura e società Pubblicato il 21 Ottobre 2018



In tutti i tribunali italiani compare la scritta «la legge è uguale per tutti»: è davvero così?

Tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge»: è quanto sancisce la nostra Costituzione. Tante persone però hanno il sospetto che alcuni siano al di sopra (o al di fuori) della legalità. La legge è davvero uguale per tutti? Si insegna infatti che la legge è generale ed astratta. In particolare, «la legge è generale» significa che la legge si applica indistintamente ai cittadini: cioè non è scritta per applicarsi solo a Tizio o a Caio, ma è pensata e scritta per tutti. Tuttavia, avrai notato che una certa legge può non applicarsi a tutti i cittadini indiscriminatamente. Ci sono leggi infatti che tutelano la maternità e queste si applicano alle sole donne incinte o leggi che prevedono dei contributi per le vittime di un terremoto o di un’alluvione e queste si applicano soltanto a coloro che sono stati colpiti da queste calamità. Com’è possibile allora? La legge non dovrebbe valere per tutti? Ci sono inoltre dei casi in cui determinate persone si possono sottrarre all’applicazione della legge: si parla in questi casi di «immunità». Infine, la giustizia ha un costo: a volte, non tutti possono permettersi di far valere i propri diritti. Ecco che allora per queste persone la legge è un po’ meno uguale rispetto agli altri.

Cosa significa che la legge è generale ed astratta?

Come detto, la legge è:

  • generale perché dentro una legge non ci sarà mai scritto che essa si applica a persone determinate ed individuate a priori (per esempio, a Mario Rossi o Giuseppe Verdi), ma la legge si applica ai cittadini indistintamente. Ad esempio: una norma potrà stabilire che essa si applichi non a tutti, ma solo ai minori di trent’anni che abbiano un reddito annuo lordo inferiore a diecimila euro; come vedi tale legge non si applica a chiunque (ne rimangono esclusi ad esempio coloro che hanno più di trent’anni e guadagnano più di diecimila euro all’anno), ma le persone a cui si applica non sono individuate per nome e per cognome: tra quelli a cui si rivolge la legge, cioè chi ha meno di trent’anni e guadagna meno di diecimila euro all’anno, potrebbero rientrare Tizio e Caio oppure Sempronio e Mevio, non è possibile stabilirlo a priori;
  • astratta perché non prevede tutte le caratteristiche del caso concreto al quale si applica, ma si limita a fissare delle caratteristiche fondamentali: sarà poi il giudice, caso per caso, ad applicare a ciascuna situazione concreta la legge più calzante. Per farti un esempio: la legge non dice che se Tizio ha tamponato Caio mentre era in coda al semaforo di via Garibaldi alle ore 10 del mattino e gli ha provocato un’ammaccatura del paraurti posteriore, riparabile con il costo di 500 euro, allora Tizio dovrà dare a Caio 500 euro per ripararsi la sua automobile. La legge stabilisce soltanto che chi provoca ad altri un danno ingiusto con colpa o con dolo deve risarcire il danno. Questo principio, come vedi, è molto astratto e può applicarsi ad una miriade di casi diversi: si applica nel caso di un incidente stradale (a prescindere da quando, come e tra chi è avvenuto), ma anche nel caso, ad esempio, in cui tu venga preso a pugni o nel caso, in un altro esempio, in cui tu abbia prestato un oggetto a qualcuno e questi te l’ha rotto. In tutti questi casi hai subito un danno (che potrà essere di cento, mille o diecimila euro, non importa) e chiunque l’abbia provocato sarà costretto a risarcirti.

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge?

Come anticipato sopra, a volte la legge non si applica a tutti. Spieghiamoci meglio con un esempio: la legge sulle «quote rosa» favorisce sole le donne, ossia fa in modo che alle varie elezioni che si tengono nel nostro Paese un certo numero di posti venga riservato alle donne (costringendo l’elettore, per esempio, a votare per forza un uomo e una donna). Perché alle elezioni bisogna per forza eleggere un certo numero di donne? Un altro esempio: la legge penale prevede che i minori degli anni quattordici non siano punibili come tutti gli altri se commettono un reato. Perché chi ha meno di quattordici anni non va in galera e chi ha più di quattordici anni dovrà andarci? Non dovrebbero valere per tutti le stesse regole? Ebbene, queste disparità di trattamento sono presto spiegate. Infatti, dire che «tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge» significa che:

1. solo i casi simili devono essere trattati in modo uguale. Continuando nell’esempio delle «quote rosa», è abbastanza risaputo che le donne hanno dovuto aspettare molto più tempo degli uomini per vedersi riconosciuti gli stessi diritti (ad esempio, le donne hanno iniziato a poter votare soltanto nel 1946). Questo ha impedito alle donne di partecipare alla vita politica per molti decenni e così ancora oggi per un uomo è più facile candidarsi alle elezioni ed essere eletto, perché fino a non molti anni fa a fare politica erano solo gli uomini (ad oggi, ad esempio, in Italia non c’è mai stato un presidente della Repubblica o un capo del governo donna). Tuttavia, proprio perché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, lo Stato si impegna a garantire a tutti le stesse possibilità, ossia le stesse condizioni di partenza, per poter competere ad armi pari con gli altri. Ecco che allora la legge prevede le cosiddette «quote rosa», per permettere alle donne di colmare il gap storico che le divide con i loro colleghi uomini. Al contrario, una legge che imponesse di eleggere un certo numero di candidati biondi o un certo numero di candidati bassi sarebbe una legge irragionevole ed ingiusta: infatti, il fatto che un candidato sia alto o basso, biondo o moro non incide sulle sue possibilità di essere eletto e quindi non c’è ragione di proteggere di più i bassi e i biondi rispetto agli alti e i bruni;

2. situazioni diverse devono essere trattate in modo diverso. Continuando nell’esempio dei minori di quattordici anni: la legge presume che chi ha meno di quattordici anni sia automaticamente incapace di intendere e di volere. Sarebbe irragionevole trattare un tredicenne, ancora immaturo, come un quarantenne, ossia un soggetto ormai pienamente formato. Tutti lo avvertiremmo come profondamente ingiusto. Allora in casi come questo la legge tratta in maniera diversa (cioè in alcuni casi punisce ed in altri no) situazioni che devono necessariamente essere trattate diversamente. Questo non significa che la legge protegge Tizio, Caio e Sempronio: la legge esclude la punibilità di tutti coloro che hanno meno di quattordici anni (che si chiamino Francesco, Mario o Giuseppe, che siano ricchi o poveri, che vengano da Bolzano o da Lampedusa) e tutti costoro, quando avranno compiuto quattordici anni, saranno punibili come tutti gli altri.

Possono esserci leggi «ad personam»?

Le leggi «ad personam» sono leggi varate per una o più determinate persone individuate specificamente. Un esempio di legge «ad personam» potrebbe essere: “Mario Rossi non è tenuto a pagare le tasse”. Tale tipo di leggi non è generalmente ammesso nel nostro ordinamento: come detto, il Parlamento non può fare una legge per Tizio o Caio. Se questo non ti sembra vero, ti chiariamo subito l’equivoco. Facciamo un esempio di una legge che sembra applicarsi ad una sola persona: la Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica non sia responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, salvo che per alto tradimento e attentato alla Costituzione. Come vedi, questa è una norma che si applica solo ad uno, ossia il presidente della Repubblica. È giusto che uno solo sia trattato diversamente dagli altri? Ebbene, questa norma è ammessa nel nostro ordinamento per i seguenti motivi:

1. la persona a cui si applica non è individuata a priori per nome e per cognome. Infatti, la Costituzione non prevede che «Sergio Mattarella non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni»: cioè la legge non è scritta per Sergio Mattarella, che è l’attuale presidente della Repubblica, ma è scritta per tutti coloro che sono stati e saranno presidenti della Repubblica, comunque si chiamino (oggi è Mattarella, domani sarà un altro). Insomma, da quando è entrata in vigore la Costituzione (1° gennaio 1948) si sono avvicendati numerosi presidenti della Repubblica e la norma è stata applicabile, di volta in volta, a ciascuno di loro e anche a tutti quelli che verranno in futuro. Tuttavia, quando il presidente della Repubblica smette di esserlo perché termina l’incarico, egli sarà trattato al pari di tutti gli altri;

2. questa differenziazione tra il presidente della Repubblica e tutti gli altri cittadini è giustificata dalla particolare funzione che riveste il presidente: per evitare ingerenze della magistratura nell’operato politico della più alta carica dello Stato, si prevede che il presidente non possa essere incriminato per fatti commessi nell’esercizio delle funzioni. Nella vita privata, invece, il presidente della Repubblica è un cittadino come tutti gli altri e quindi, ad esempio, se ruba in un supermercato potrà essere incriminato come tutti.

Tutti sono sottoposti alla legge?

Esiste qualcuno che, pur essendo sottoposto all’applicazione di una legge, può sottrarsi ad essa? La risposta è sì. Si parla in questi casi, molto particolari ed eccezionali, di:

  • immunità;
  • insindacabilità;
  • inviolabilità della libertà personale, del domicilio e della corrispondenza.

Cos’è l’immunità?

Potremmo dire che alcune persone sono al di sopra della legge, sono cioè immuni. La legge però prevede che le persone immuni siano esenti dalla legge non perché si chiamano Antonio o Francesco, ma soltanto perché rivestono particolari incarichi e saranno immuni fintantoché svolgono queste importanti funzioni. L’essere al di sopra della legge è un modo per tutelare la particolare funzione che queste persone svolgono. Le immunità si dividono in:

1. immunità relative, che coprono soltanto alcuni tipi di reati ed in particolare i reati commessi nell’esercizio delle funzioni. Ne è un esempio il presidente della Repubblica: egli non risponde dei reati commessi nell’esercizio delle funzioni e salvo che per alto tradimento (come ad esempio, la rivelazione di segreti militari al nemico) e per attentato alla Costituzione (ad esempio, fare un colpo di Stato che miri a mutare la forma di governo trasformando la repubblica in monarchia). Come detto, per i reati commessi nella vita privata, risponderà davanti alla legge come tutti gli altri;

2. immunità assolute, che coprono qualsiasi reato, cioè il soggetto che gode dell’immunità assoluta può compiere qualsiasi reato e non verrà punito. Ne è un esempio il Papa: la norma, contenuta nel Concordato tra Stato e Chiesa, mira a salvaguardare l’indipendenza e la libertà della Chiesa, che oltre ad essere una confessione religiosa è uno Stato sovrano (il Papa è infatti anche il sovrano della Città del Vaticano). Pensa se un pubblico ministero italiano mettesse sotto accusa la più alta autorità religiosa cattolica, a capo di oltre un miliardo di fedeli in tutto il mondo. Questo fatto sarebbe visto come un’insopportabile intrusione dello Stato nell’organizzazione di una confessione religiosa.

I politici possono essere processati?

Chiariamo un equivoco molto diffuso tra le persone. I parlamentari ed i consiglieri regionali (quelli che, con una certa semplificazione ed approssimazione, vengono definiti «i politici») non sono immuni. Molti giornali parlano impropriamente di immunità dei politici: l’immunità era inizialmente prevista dalla Costituzione, ma è stata poi abrogata dopo un referendum del 1993. Ciò significa che se un parlamentare ruba in un supermercato verrà processato e, se ritenuto colpevole, verrà anche condannato. I parlamentari hanno invece altre due facoltà:

1. insindacabilità. I parlamentari non possono infatti essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Ciò significa che non possono essere ritenuti responsabili se nei loro discorsi diffamano qualcuno. L’importante è però che ciò avvenga nell’esercizio delle funzioni: quindi nei discorsi in Parlamento, durante i comizi, negli incontri ufficiali ecc. Se un parlamentare offende qualcuno, ad esempio, una sera a cena, potrà invece essere incriminato senza limitazioni. L’insindacabilità è stata prevista dalla Costituzione per permettere ai parlamentari di esprimere liberamente le loro opinioni senza il timore di subire ritorsioni da parte degli avversari politici: pensa se il leader dell’opposizione non potesse dire che il capo del governo è un incapace e un inetto o che ha ingannato gli italiani, temendo di essere da questi querelato per diffamazione. Nessuno si permetterebbe di fare una dura opposizione contro il governo per paura di ritorsioni;

2.  inviolabilità della libertà personale, del domicilio e della corrispondenza. Senza l’autorizzazione della Camera alla quale appartengono, i parlamentari non possono subire perquisizioni personali o domiciliari, non possono essere arrestati, salvo che non siano colti in flagranza di reato (cioè nell’atto di commettere un reato), non possono nemmeno essere intercettati. Questa facoltà è anch’essa prevista dalla Costituzione per evitare che la magistratura si intrometta indebitamente nel potere del Parlamento, che è l’organo che in Italia fa le leggi e che deve rimanere separato ed indipendente. Quindi, se la Camera di appartenenza del parlamentare ritiene che la magistratura voglia mettere i bastoni tra le ruote al Parlamento indagando un suo componente, può negare l’autorizzazione. Il fatto che i parlamentari non possano essere arrestati, perquisiti, intercettati senza autorizzazione della Camera di appartenenza non significa che non vengano processati: il processo andrà comunque avanti e se verranno condannati alla pena della reclusione in via definitiva dovranno andare in carcere anche se sono parlamentari.

I ricchi e i potenti sono al di sopra della legge?

La legge, ovviamente, non fa distinzione tra ricchi e poveri, tra deboli e potenti. Tuttavia, a volte si ha la sensazione che sia così. Purtroppo, nonostante il nostro «welfare state» (lo stato sociale, ossia i servizi che lo Stato fornisce gratuitamente ai cittadini) consenta di affrontare un processo anche ai non abbienti, attraverso lo strumento del patrocinio a spese dello Stato, non tutti hanno la possibilità di ricorrere alla giustizia.

Potresti ad esempio non rientrare tra i criteri di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (per usufruirne è infatti previsto un limite di reddito annuo) ma allo stesso tempo potresti non avere abbastanza soldi per pagarti un avvocato ed affrontare una causa. Infatti, la legge vale poco senza la possibilità di farla valere davanti ad un giudice quando questa viene violata. Se qualcuno ti deve dei soldi e non vuole darteli, ti serve un giudice che condanni questo qualcuno a pagarti. Di conseguenza, chi è molto ricco sarà sottoposto alla stessa legge di tutti gli altri, ma potrà investire molto di più nella tutela dei suoi diritti: potrà permettersi più avvocati e avvocati più bravi degli altri, potrà sopportare un processo che duri molti anni, potrà anche affrontare un processo incerto, rischiando che gli vada male ecc. Insomma, la legge è uguale per tutti, ma non tutti riescono a farla valere in un’aula di tribunale.

Di ALBERTO MELOTTO


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